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Laura Vicenzi

Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it

Magazine

Noi omini-linea sempre anelanti

È andato in cena ieri sera, martedì 7 agosto, al Teatro Remondini, "Anelante", del duo RezzaMastrella

Pubblicato il 08 ago 2018
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È andato in cena ieri sera, martedì 7 agosto, al Teatro Remondini, con gran sollievo di chi mal sopporta zanzare e disagio fisico da bolla africana, lo spettacolo Anelante, interpretato e firmato da Antonio Rezza e scritto (mai scritto, dice il loro sito) insieme a Flavia Mastrella, coppia di creativi da Leone d’oro alla carriera, quest’anno, alla Biennale del teatro di Venezia.
Performer e attore, corpo e voce, Rezza ha acceso e spento dopo circa novanta minuti, coadiuvato da un ensemble di attori (Ivan Bellavista, Manolo Muoio, Chiara Perrini, Enzo di Norscia) un tracciato iperbolico dell’anelare alla Tristram Shandy, o senza scomodare Sterne, un discorso teso e accordato appeso a un filo elettrico, un flusso di parole coscienti sbobinante temi che andavano dai tentativi di leggere gli eventi della vita attraverso la matematica e la fisica quantistica a l’intromissione nella quotidianità di mal digerite e datate teorie freudiane; dall’assurdo anelito alla pensione, l’anticamera della morte e noi ciechi e sordi non lo capiamo, allo sguardo ricambiato di sbieco a Dio-padre — un altro padre di cui essere innamorati: oddio!; dall’onanismo annoiato al lutto sfrenato, fino alla solitudine dei numeri primi, in fondo al mar.
Detto così sembra un delirio, una sequela di nonsense, pur orchestrati con tanta simpatia e con ironia, ma sul binario parallelo al filo della narrazione, sfrecciante ad alta velocità tra ordine e caos, viaggia chiara la volontà di narrare un mondo che non può essere narrato usando il suo stesso linguaggio assurdo, che giocoforza diventa disarticolato: in una scena a metà spettacolo, su suggestione, si ricorda l’omino-linea ideato da Osvaldo Cavandoli, anche lui grande anelante che si esprimeva in un grammelot solo a tratti comprensibile.

Antonio Rezza in Anelante, per Operaestate

I grandi temi ci sono tutti: la vita e la morte, l’amore e il sesso, il denaro e il potere, l’individuo e la moltitudine. La cultura? Io non ci casco, dice il personaggio Rezza rivolgendosi agli autori dei libri, che ti inducono all’acquisto comprandosi così per qualche ora il tuo silenzio. E lui legge parlando; non tacerà mai, questo è chiaro, non tace neanche quando dorme. Un messaggio politico? «La casa è la prima causa di mortalità nei paesi civili», dove per “casa” è inteso chiaramente “famiglia”, non è una frase che ricorre a caso, nello spettacolo.
Applausi e tante risate, dal folto pubblico di Operaestate.

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