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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Una collezione da favola
A tu per tu con Luigi Bonotto. Nella sua casa bassanese sul fiume Brenta, l’imprenditore di Molvena ci parla dei suoi progetti per la città e dell’opera in progress dell’Archivio virtuale
Pubblicato il 18 gen 2013
Visto 4.540 volte
C’era una volta e ancora c’è, come si dice in certe fiabe moderne, una bella e ricchissima collezione d’arte nata nel regno del Bassanese tra le colline e il fiume. Non è in attesa di un Principe – quello nella storia c’è già – né di estimatori appassionati (anche quelli non mancano, le fanno spesso visita numerosi o va lei in volo da loro): aspetta che il popolo locale la guardi davvero, sogna che si innamori della sua bellezza, spera che la senta anche un po’ sua.
La sua è un’attesa che dura ormai da cinque anni, tanto è il tempo che è trascorso dalla presentazione da parte dell’Archivio Bonotto di un progetto che mira alla costituzione di una Fondazione e alla costruzione di un centro culturale multifunzionale, ospitato nell’area dell’ex Macello, che accolga l’enorme collezione “Fluxus” e “Poesia concreta, visiva e sonora” di Luigi Bonotto e che diventi, come recita la mission “un luogo di incontro tra le discipline e le espressioni artistiche più innovative, promuovendo, attraverso la Collezione, l’arte e la cultura nella quotidianità e la quotidianità come dimensione possibile dell’arte e della cultura” – un obiettivo molto bello, e in vero stile Fluxus.
Esiste uno studio approfondito, elaborato nel 2007 da un équipe guidata dal professore Pier Luigi Sacco, un esperto autorevole di Economia della cultura, sulla fattibilità e le ipotesi di sviluppo dell’azione, che prevedeva vari step collegati alle risorse di investimento impegnabili nel progetto (Renzo Rosso all’epoca aveva messo sul tavolo 3 milioni di euro poi migrati a Venezia).
Luigi Bonotto
È un saggio molto interessante che fotografa la realtà culturale, sociale ed economica di una Bassano di cinque anni fa che appare anche più “giovane” di quella odierna: vi compare un centro effervescente in cui le attività artistico-culturali, e non solo quelle, si agitano in continuo fermento, e poi una Bassano che intende tradurre in azioni mirate e concrete la targa l’attribuitale di Città dell’Ospitalità. Certo i tempi oggi sono diventati più difficili, la selezione delle risorse è diventata una necessità. Tra le altre cose vi si leggono con un filo di rimpianto le descrizioni del progetto Esagono, del progetto Palladio (non venne mai attuato) e viene da chiedersi simpaticamente: che siano un po’ vintage gli impulsi tesi a tessere alleanze e a fare rete sul territorio?
La Collezione dell’Archivio Bonotto non è affatto addormentata, anzi. Solo nel 2012, in occasione delle celebrazioni per i cinquant’anni dalla nascita di Fluxus, il signor Luigi ha contribuito alla progettazione e alla realizzazione di tre importanti esposizioni, a Wiesbaden (Germania), a Chiasso (Svizzera) e a Reggio Emilia: la prima pensata per riproporre le atmosfere del celebre festival che diede il via al “flusso” di pensiero e di azioni che ha inteso cercare una lingua inedita per esprimere la vita e il quotidiano; la seconda volta a valorizzare in particolar modo l’aspetto inedito dell’uso della grafica da parte dei Fluxers; quella di Reggio Emilia dedicata alle donne artiste di Fluxus. “Mi piace in occasioni come queste che sia posto in evidenza un tema particolare che percorre le opere che si trovano poi in mostra – chiarisce Bonotto.
A Reggio Emilia a Palazzo Magnani fino al 10 febbraio è aperta e visitabile la mostra “Women in Fluxus & Other Experimental Tales”. A questo proposito gli chiediamo:
A fronte della mostra vicentina Da Raffaello a Picasso, che ripercorre seicento anni di ritratti senza collocare in mostra sguardi femminili, quella di Reggio Emilia pare un’operazione nata al contrario. Cosa hanno detto di particolare le donne di Fluxus?
Si tratta di operazioni profondamente diverse, anche nelle intenzioni. Le donne di Fluxus con le loro azioni, opere e performance, parlavano della condizione della donna nel mondo e nell’arte. In concreto, hanno proposto negli anni Sessanta e Settanta una riflessione sull’esigenza di operare un passaggio dalla visione del corpo femminile come oggetto a soggetto, riscattandolo attraverso le rappresentazioni artistiche.
A Reggio Emilia, epicentro Fluxus dagli anni ‘70 – anche grazie all’opera divulgativa di Rosanna Chiessi – lei ha presentato in anteprima il sito ancora in progress www.archiviobonotto.org/ in cui metterà on line la sua Collezione.
Sì, si tratta di un’opera di divulgazione, ho pensato alla possibilità offerta dalla rete e dalla tecnologia di creare un museo virtuale, in attesa dell’esito del progetto della Fondazione. Ho catalogato in circa 5000 schede, per un totale di quasi 400 ore di consultazione, tutte le opere che possiedo e che mi hanno donato gli artisti che ho conosciuto e ospitato. L’elenco è lunghissimo, sono presenti circa 70 artisti e 120 poeti, i nomi spaziano da Dick Higgins a Ben Patterson, da Joseph Beuys a Yoko Ono, da George Brecht a Gianni Emilio Simonetti, citarli tutti sarebbe un’impresa. È un patrimonio che documenta una buona parte della storia di “Fluxus” e della “Poesia concreta, visiva e sonora” che altrimenti andrebbe perduta. Proprio per le sue caratteristiche, profondamente inedite e innovative, il movimento neo-dada era molto legato all’azione, all’evento, alla performance, inoltre utilizzava una commistione dei linguaggi che sfugge per natura a una catalogazione canonica, tradizionale. La lingua di Fluxus parla a nome di un’espressione libera, tesa alla comunicazione immediata con il suo fruitore, quest’ultimo assume egli stesso un ruolo importante all’interno del messaggio dell’artista; inoltre gli artisti di Fluxus hanno sempre rifuggito i gironi del mercato dell’arte e questo ha determinato la loro scarsa permanenza, o il passaggio in ombra, nei canali tradizionali legati alla promozione e all’investimento sulle loro opere.
La Collezione Bonotto non è per nulla dormiente, anche nei fatti anche legati alla cronaca locale – recentemente due opere realizzate da Giuseppe Chiari e Gianni Emilio Simonetti sono state prestate dall’Archivio al Museo civico per la mostra Novecento italiano. Passione e Collezionismo –, trova soprattutto ampi spazi di valorizzazione a livello nazionale e internazionale. Luigi Bonotto e la sua famiglia intanto continuano la loro stretta e felice frequentazione con il mondo degli artisti. “Tanta parte della Collezione reale rimarrà in fabbrica, è il luogo giusto, è lì che per me ha avuto origine tutto”, chiude l’incontro con questo pensiero grato Luigi Bonotto.
Come in tutte le favole che si rispettino, da Bassanesi ci attendiamo un lieto fine: cioè che il sogno di un collezionista così atipico e appassionato, il suo proposito di rendere pubblici i tesori della sua Collezione e di poter contribuire a dare un impulso culturale vitale al territorio, in tutto o anche solo in parte, sia infine realizzato.
L’aspetto nuovo e interessante da registrare è che in questo inizio 2013 se non proprio un bacio è in arrivo un abbraccio da parte dell’Amministrazione cittadina: ci sono nell’aria dei segnali positivi che indicano la volontà di riprendere in mano il progetto sognato da Bonotto per pensare a una sua concreta attuazione. Non sono tempi da favole questi, perciò il gesto di apertura dei nostri rappresentanti istituzionali, pieno di attenzione e di disponibilità al dialogo, è ancora più apprezzabile e degno della nostra gratitudine.
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