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“Non c'è stata nessuna espulsione. Per il resto, no comment.”
Luciano Todaro, nuovo segretario di sezione della Lega Nord di Bassano, liquida con questa frase la nostra richiesta di informazioni e di spiegazioni sull'esito del direttivo provinciale del Carroccio riunitosi giovedì 9 dicembre per discutere dei provvedimenti disciplinari pendenti sulla testa di alcuni militanti.
In realtà un'espulsione c'è stata: anzi, un “depennamento” per usare l'esatta parola contenuta negli atti. Il provvedimento riguarda Nicola Giangregorio, ex esponente della Destra confluito nelle file leghiste nel febbraio di quest'anno, a cui lo scorso 5 novembre l'allora segretario della sezione di Bassano Nicola Finco aveva comunicato - con lettera scritta - il depennamento dalla Lega Nord, come deliberato dal direttivo di sezione “a maggioranza dei presenti con un solo voto contrario”. Decisione che il direttivo provinciale di Vicenza ha ratificato, rendendola esecutiva.
L'ex militante leghista e già esponente della Destra Nicola Giangregorio, "depennato" dal Carroccio
Un secondo provvedimento è riferito all'ex assessore provinciale Maria Nives Stevan, oggetto di un ammonimento formale, ovvero di un “richiamo scritto” su alcuni presunti comportamenti in contrasto con la linea della Lega.
Una patata fin troppo bollente per il Carroccio provinciale, vista la quasi ventennale militanza leghista dell'esponente politica bassanese: la questione-Stevan - secondo quanto riferito dalla diretta interessata, che è pure componente del direttivo provinciale - sarà trattata al livello superiore e finirà nientemeno che sul tavolo di Bossi e del consiglio federale.
“Si è parlato di questo richiamo scritto, ma io non ho ancora ricevuto nessuna lettera - dichiara la Stevan a Bassanonet -. Il provvedimento sarebbe motivato da alcune mie affermazioni fatte in Provincia e da dichiarazioni alla stampa dei mesi scorsi, quando assieme ad altri militanti della sezione di Bassano avevamo detto di non condividere la linea di Finco e Todaro. Ma esprimere la propria posizione non vuol dire non attenersi alla linea del partito. La questione è in sospeso, attendo comunicazioni.”
Chi invece non è in sospeso e ci ha messo anzi una pietra sopra è Nicola Giangregorio, che ieri sera, sulla sua espulsione dalla Lega, ha trasmesso una nota alle redazioni.
“E' la fine di un'esperienza penosa - scrive Giangregorio nel comunicato -. Ho capito sin dall'inizio che non poteva essere l'ambiente giusto per poter proseguire un'azione politica volta al bene dei cittadini. Sin da quando l'attuale segretario mi esortava, da buon democristiano, parole sue, a restare in disparte e non partecipare alla vita di sezione, onde evitare che gente più anziana si sentisse prevaricata dalla mia esperienza e voglia di fare.”
“Ho capito di non assomigliare al leghista tipo descritto nella prima riunione di sezione, alla quale ho partecipato - continua il testo -, preso ad esempio per dimostrare che lo “Yes Man” è il profilo preferenziale per far carriera all'interno del partito, lodandone la capacità di tacere, obbedire ciecamente ed essere anche un po' ignorante, dovevo capire.”
“Ma la mia coerenza - è ancora un passo dell'intervento - mi ha spinto a lottare nel rispetto delle mie idee e di tutta la brava gente che ho conosciuto, anche quando sono stato aggredito verbalmente e fisicamente, apostrofato come un “Terrone Bacia Tricolore” in ben due occasioni, avvenute in presenza dell'ex segretario Finco, che mi hanno costretto a sporgere denuncia.”
“Oggi vivo questa espulsione come una liberazione - prosegue l'esponente depennato -. Liberazione da un modo di far politica in cui non mi riconosco.
Al danno si è aggiunta anche la beffa nel sapere che, mentre io non conosco ancora la motivazione della frettolosa espulsione, chi mi ha aggredito e offeso continua ad essere iscritto ancora nelle file della Lega Nord bassanese”.
“Questa epurazione - conclude Giangregorio - dopo aver colpito Maria Nives Stevan nel ruolo di assessore e me, proseguirà con nuove manovre atte ad allontanare, un po' alla volta, tutti coloro che non si allineeranno alle loro imposizioni. Per quanto mi riguarda, continuerò con l'Associazione C.R.E.D.I.C.I. dimostrando a chi mi ha voluto fuori che esiste un modo alternativo di pensare ed agire come strumento finalizzato al bene comune per i cittadini e il territorio.”
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