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L’Esercito e la Maryna
Guerra in Ucraina: come la vivono gli ucraini che risiedono nel nostro territorio? Intervista a Maryna Tolmachova, imprenditrice nel settore e-commerce, in Italia dal ‘99, originaria di Donetsk
Pubblicato il 26 feb 2022
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L’Esercito e la Maryna. L’Esercito è quello russo, che su ordine di Putin ha invaso l’Ucraina.
La Maryna invece è lei, Maryna Tolmachova, che come tutti i suoi connazionali ucraini residenti in Italia e nella fattispecie nel nostro territorio sta seguendo in queste ore con sgomento ed apprensione le drammatiche vicende del suo Paese.
È in continuo contatto via telefono e messaggistica con una sua carissima amica di Kiev, che le manda foto in tempo reale della situazione in corso nella capitale, principale obiettivo dell’offensiva di Mosca.
Maryna Tolmachova (foto Alessandro Tich)
Me ne mostra tre e me le gira al telefono, in modo tale che io le possa pubblicare, come potrete vedere nella gallery: le immagini ritraggono un supermercato di Kiev con gli scaffali completamente vuoti e una delle strade principali, solitamente piena di traffico, con le auto che si contano sulle dita di una mano.
Mi mostra anche una quarta foto, sempre di oggi, che inquadra il giaciglio provvisorio della famiglia della sua amica, ricavato nel seminterrato del garage del condominio dove risiede.
Maryna gestisce un’avviata impresa del settore e-commerce ed è qui in Italia, ovvero nel territorio bassanese, dal 1999. La conosco ormai da molto tempo: è infatti la moglie del mio storico collega Beppe Iafisco, con cui ho condiviso quasi una ventina d’anni di lavoro nelle emittenti televisive regionali, prima a Telealto Veneto e poi a Bassano TV, a cui si aggiunge la parentesi finale a Canale 68 Veneto. La famiglia Iafisco-Tolmachova, con due figlie, ha abitato per anni a San Giuseppe di Cassola, ora vive nella quiete pedemontana di Semonzo, dove mi reco per questa intervista.
Mi interessa intervistare Maryna perché non proviene da un luogo qualsiasi: è infatti originaria di Donetsk, la città da qualche giorno al centro dei riflettori dei media mondiali, uno dei due capoluoghi - l’altro è Lugansk - delle due autoproclamate repubbliche della regione separatista del Donbass, al confine sud-orientale dell’Ucraina con la Russia, la cui indipendenza è stata riconosciuta da Putin martedì scorso 22 febbraio nel primo atto della sua sfida al resto del mondo.
Quello che l’occidente non sa, o che sa poco o che comunque non si ricorda a sufficienza, è che in Donbass si combatte dal 2014, in una guerra continuata tra le milizie separatiste e filo-russe e le forze armate ucraine. Il fratello di Maryna, Mikhailo, che oggi risiede a San Giuseppe di Cassola, da quel conflitto è fuggito nel 2017, accolto in Italia innanzitutto come profugo di guerra, prima di chiamare qui anche sua moglie e il figlio.
Una guerra “sconosciuta”: le autorità italiane gli avevano chiesto di provare, con articoli di stampa, che in Donbass era in corso un conflitto armato.
Territorio-cuscinetto tra il resto dell’Ucraina e la Russia, il Donbass è anche una regione ricca: soprattutto di miniere, metallurgia, industrie chimiche.
Sotto l’Unione Sovietica lo stato dava ai cittadini una casa e un lavoro, anche a migliaia di chilometri dal luogo di nascita e molti sovietici dalle 15 repubbliche dell’URSS sono stati mandati in Donbass a vivere e a lavorare. Compresi i genitori di Maryna, che è figlia di padre russo, originario di Kursk, e di madre ucraina. I suoi genitori si erano conosciuti a Kharkov, dove studiavano all’Università, per poi trasferirsi a Donetsk.
Quella Donetsk dove Marina Tolmachova ha ancora dei legami di parentela, ma dove dopo lo scoppio del conflitto non è più ritornata.
Maryna, la prima domanda è quella più ovvia: come stai vivendo queste giornate e tutte queste notizie dall’Ucraina che si accavallano di ora in ora?
Il periodo è molto difficile. Ringrazio gli amici italiani per la vostra solidarietà nei nostri confronti. Sento prima di tutto la vostra vicinanza, la vostra amicizia e la vostra disponibilità per aiutarci.
Adesso chi hai a Donetsk come parenti, amici?
Ho ancora dei cugini. Siamo in contatto, ci scriviamo, ma non hanno molta possibilità di parlare in quanto le linee telefoniche sono tutte sotto controllo. Il marito di una mia cugina è stato portato via da casa per fare la guerra, improvvisamente. Perché gli uomini fino a 55 anni devono dare la propria disponibilità per andare a combattere, volontari e no.
Donetsk è nel Donbass, dove si combatte una guerra e non da oggi…
Proprio così. La guerra è iniziata nel 2014 dopo la rivolta politica a Kiev, il famoso Maidan, quando i nazionalisti ucraini hanno preso il potere, mentre la Crimea è andata a far parte della Russia e il Donbass ha invece proclamato la sua indipendenza. Di questa guerra purtroppo non parlava nessuno, però ti assicuro che dal 2014 e fino ad oggi non si è mai smesso di sparare.
Mi racconti un attimo di tuo fratello?
Mio fratello si è trasferito qua da Donetsk nel 2017, dopo tre anni di vita sotto i bombardamenti. Dopo un anno e mezzo, quando si è sistemato dal punto di vista lavorativo, si è messo a posto i documenti, ha trovato la casa e ha richiamato qui anche la sua famiglia. Mia cognata e mio nipote, che adesso ha 13 anni ma quando è scoppiata la guerra ne aveva 5, sono venuti qua nel 2018 e mi raccontavano che quando qui scoppiava un temporale, un forte tuono, si spaventavano perché sembrava che qualcuno sparasse all’improvviso, perché assomiglia al rumore della guerra.
Tu in queste ore sei in contatto con una tua cara amica di Kiev…
La mia cara amica purtroppo sta al centro di Kiev, proprio dove adesso succede quello che sappiamo tutti, la guerra nel pieno del suo orrore.
E che cosa ti racconta?
Loro non se l’aspettavano. Non ci volevano credere, nonostante le notizie che arrivavano. Non sono riusciti a andare via, perché non credendoci fino in fondo non si erano preparati, come tante altre persone che sono invece riuscite a abbandonare per tempo la città e il Paese. Adesso c’è la legge marziale applicata dal presidente e i maschi non possono più muoversi fuori dall’Ucraina. La mia amica e la sua famiglia vivono da due giorni sotto il parcheggio del loro condominio, dormono in macchina e quando smettono di sparare vanno di sopra nel loro appartamento per mangiare qualcosina e poi di nuovo si nascondono. Però, vi assicuro, quando queste vicende non toccano qualcuno personalmente osservi queste situazioni con molto dispiacere, ma non le vivi in prima persona. Adesso io mi sento invece di viverle in prima persona. Quello che sta accadendo mi spaventa tanto e mi spaventa anche che siamo l’Europa, siamo globalizzati. Io ho paura che la guerra possa anche espandersi. Dobbiamo pregare tutti che non succeda.
Tu sei figlia di genitori sovietici, il papà di nazionalità russa e la mamma di nazionalità ucraina. Queste tue “due anime”, che ti scorrono nel sangue, oggi come si armonizzano e come vivono questa situazione?
Oggi come oggi vivo male. Perché credo che nessuna persona al mondo, di qualsiasi nazionalità essa sia, avrebbe voluto la guerra. La guerra è una cosa brutta e sbagliata. Poi credo che la maggioranza del popolo ucraino, e siamo in 40 milioni di persone, vive fuori dai giochi politici. Si vuole la pace, con il proprio lavoro, la propria casa, che i bambini vadano a scuola. Io faccio parte di quelle tante persone che di politica non si interessavano per niente. Ora mi interessa per forza, perché i miei cari sono adesso in queste condizioni.
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