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Il Ponte dei Sospiri
Ritardi, apparenti ostacoli, colpi di scena e spese impreviste: sussurri e grida sulla fase preliminare del restauro
Pubblicato il 26 feb 2016
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Stiamo seguendo tutti con attenzione le sorti del Ponte di Bassano.
Perché gli vogliamo tutti bene, ed è come seguire il decorso di un parente ricoverato all'ospedale, per il quale ci auguriamo la migliore cura possibile.
Ma va da sé che una terapia, per essere efficace, deve essere anche tempestiva. E il prolungarsi dei tempi per la partenza dei lavori di ripristino e consolidamento statico del monumento sospeso sul Brenta, dovuto a questo o a quell'altro motivo, non fa che accentuare l'impazienza di vedere finalmente chirurghi e infermieri al lavoro.
Foto: archivio Bassanonet
Ora, a quanto pare, dovremmo finalmente esserci.
A detta del vicesindaco di Bassano del Grappa, il sospirato cantiere - la cui partenza era stata prevista a gennaio - dovrebbe essere consegnato “entro qualche settimana”.
The Vice lo aveva già detto in altre occasioni, ma questa volta - dopo l'improvviso cambio della guardia nell'affidamento dell'opera, di cui abbiamo scritto in un altro articolo - l'inizio del fatidico intervento di restauro appare concretamente vicino.
Ho scritto “sospirato”, e non a caso. Il nostro Ponte Vecchio, negli ultimi tempi, è infatti diventato un vero e proprio Ponte dei Sospiri. Non solo per le sue condizioni, che necessitano delle appropriate medicine.
Ma anche per le stesse medicine: ovvero le soluzioni tecniche previste per il raddrizzamento e consolidamento della struttura, oggetto nei mesi scorsi di un acceso dibattito cittadino e di appelli al ministero dei Beni Culturali e al presidente della Repubblica. Ai quali si aggiunge anche l'esposto all'Anticorruzione dello scorso ottobre sull'incarico diretto, sotto la soglia dei 40mila euro, affidato al prof. Claudio Modena per la progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva dell'intervento.
Ci sono stati poi i sospiri per i più o meno apparenti ostacoli o ritardi in corso d'opera. Come la lettera di richiamo del ministero al Comune con la richiesta di un “approfondimento di indagine” e di una “attenta riflessione” sulla metodologia prescelta per l'intervento di restauro. O come l'anelato documento della Prefettura di Caserta - richiesto dal Comune ancora in dicembre, subito dopo l'aggiudicazione provvisoria dell'appalto alla Nico Vardanega Costruzioni Srl - sui requisiti della società casertana, ovvero il Consorzio Al.Ma di Aversa, che in qualità di impresa ausiliaria ha consentito alla ditta di Possagno, tramite avvalimento, di partecipare al bando. Una carta che gli uffici prefettizi del capoluogo campano stanno elaborando col rallenty proprio della burocrazia statale e che non è stata ancora recapitata dal postino in via Matteotti.
E poi i sospiri di sollievo, da parte dell'Amministrazione comunale.
Sollievo frammisto a giubilo e indicibile soddisfazione, affidati alle conferenze stampa e ai comunicati in redazione. Una tendenza all'Exultamus che si è rivelata proprio in occasione della lettera di richiamo del ministero dei Beni Culturali, quando questa si è rivelata essere “un semplice invito ad un continuo confronto dialettico aperto e pragmatico e non una richiesta di sospensione dei lavori” e per di più “frutto di equivoci e fraintendimenti”. Del ministero, ovviamente. E che ha raggiunto il suo top nella giornata di ieri, con l'annuncio dell'affidamento definitivo dell'appalto alla Inco Srl di Pergine Valsugana, giunta seconda nella graduatoria del bando, dopo la bocciatura della Vardanega - su decisione della competente Commissione comunale - per insufficiente e insoddisfacente documentazione relativa all'operazione col Consorzio Al.Ma.
La qual cosa, per quanto clamorosa, è stata comunicata dai vertici politici comunali come una pura formalità grazie alla quale “possono dunque iniziare i lavori sul celebre monumento cittadino, non appena sottoscritto il contratto con la ditta affidataria e predisposto il cantiere”.
Della serie: la ditta vincitrice del bando, dopo che la Commissione ne ha selezionato l'offerta come la migliore, si appoggia ad un Consorzio che non avrebbe - usiamo il verbo al condizionale - le carte in regola? Sono cose che capitano. La Nico Vardanega Costruzioni, dopo il ritiro dell'affidamento, annuncia ricorso al TAR? No problem: per gli amministratori comunali il cantiere non può essere sospeso “perché il bene su cui si opera è vincolato”, un ricorso “è una cosa abbastanza normale negli appalti pubblici” e, comunque sia, “è difficile che il ricorso venga accolto”. E al limite, quand'anche venisse accolto, all'impresa di Possagno spetterebbe soltanto “un risarcimento”. Praticamente quisquilie.
E il sospirato - per l'appunto - prossimo avvio dei lavori fa anzi dichiarare al sindaco: “Lunedì scorso, a Vicenza, il Ministro Franceschini ci ha confermato che il nostro cantiere è il primo a partire dei 12 progetti straordinari finanziati lo scorso anno con 80 milioni di euro complessivi da Mibact, e parliamo anche di città di ben altre dimensioni e strutture, come Roma, Napoli o Firenze.”
E' interessante notare come l'attuale Amministrazione bassanese riesca sempre a porgere il rovescio positivo della medaglia, ovvero a trasformare intoppi o cambi di rotta, sotto il profilo comunicativo, in litri di acqua al proprio mulino. Lo sta facendo anche con il Polo Museale Santa Chiara, ma di questo mi occuperò prossimamente.
Ora, per il bene del nostro Ponte, non ci resta altro che auspicare che scatti quanto prima e una volta per tutte l'ora x dell'atteso restauro.
Un prestigioso impegno per la Inco Srl di Pergine Valsugana, nuova e definitiva ditta appaltatrice, alla quale è doveroso augurare un ottimo e proficuo lavoro.
E di lavoro ne avrà sicuramente bisogno, almeno a giudicare dai dati che la riguardano. Perché anche l'azienda trentina, negli ultimi anni, non è stata indenne dalla crisi che ha martoriato il settore delle costruzioni.
Secondo i dati pubblicati dal portale reportaziende.it - che monitorizza i fatturati delle aziende italiane e che si riferisce, come dato più aggiornato, al bilancio di esercizio 2014, aggiornato a dicembre 2015 - la Inco Srl registra un bilancio di 8.196.419,00 €, dimezzato rispetto al 2012; una perdita di esercizio di -889.469,00 €; un totale passività di 6.867.033,00 €; un patrimonio netto di 358.783,00 € (circa 1 milione in meno rispetto al 2013) e un rapporto di indebitamento del 94,78% (era del 78,22% nel 2013). Vale a dire che il capitale di terzi (debiti) corrisponde alla quasi totalità del capitale d'impresa.
Per i dati completi, vi rinvio a: www.reportaziende.it/inco_srl_TN.
Come dice il saggio, anche perché un'iniezione di fiducia dobbiamo pur darcela: speriamo bene.
Nel frattempo, con apposita determinazione dirigenziale del Comune, è stata messa nero su bianco “l'approvazione della perizia suppletiva per maggiori spese” riguardante i lavori di somma urgenza preliminari all'intervento di restauro sul Ponte degli Alpini, affidati alla ditta S.A.C.E. A seguito di “cause impreviste e imprevedibili” e di altri fattori, è stato determinato un aumento di spesa di 48.955,14 € Iva compresa che, in aggiunta alle somme già stanziate, prevede un quadro economico di spesa totale di 192.563,21 €.
L'aumento del costo dei lavori preliminari, come specifica la determina, “non altera la spesa complessiva già approvata con deliberazione di giunta comunale”. Tuttavia è molto probabile che le opposizioni chiedano chiarimenti in merito con un'interrogazione per il prossimo consiglio comunale.
Insomma: la fase operativa del restauro del Ponte è finalmente alle porte.
Ma le crepe del legno fanno ancora trapelare i sospiri.
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