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Il raid Tokyo-Campese del giovane Kei

La bella storia di Inada Kei, studente e poeta giapponese, laureando all'Università di Tokyo con una tesi su Teofilo Folengo. “Sono qui per finire le ricerche e per pregare sulla sua tomba”

Pubblicato il 26-02-2011
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Si chiama Inada Kei, ha 22 anni, scrive poesie, conosce bene l'italiano che studia appena da quattro anni e parla di Leopardi, Foscolo, Bembo o Carlo Emilio Gadda con la stessa disinvoltura con cui noi, al bar, parliamo di Ibrahimovic o di Eto'o.
Ma la sua vera, grande passione si chiama Teofilo Folengo, alias Merlin Cocai: il frate-poeta del '500, esponente di spicco della “poesia maccheronica”, morto e sepolto nell'ex monastero della Santa Croce a Campese dove trascorse l'ultimo anno della sua vita, vissuta sempre in bilico tra la condotta dissoluta e l'obbedienza ecclesiastica.
Ed è proprio Campese la meta finale del pellegrinaggio in Italia di Kei, studente giapponese, laureando all'Università di Tokyo, che in questi giorni - assieme alla madre - si trova a Bassano per raccogliere gli ultimi materiali per la sua tesi di laurea, dedicata proprio a Teofilo Folengo. Ma anche, come dice lui stesso, “per pregare il signor Merlin Cocai”, davanti al sepolcro del poeta collocato a destra dell'altare maggiore nella chiesa del monastero.

Il presidente degli "Amici di Merlin Cocai" Otello Fabris con il laureando giapponese Inada Kei

Mentre lo accompagna per le vie di Bassano, in un tour che ha previsto anche un incontro con la stampa, il presidente dell'associazione “Amici di Merlin Cocai” e del Centro di Documentazione Folenghiana di Campese Otello Fabris sprizza gioia da tutti i pori. E lo si può ben comprendere, visti i comuni interessi con il giovane ospite e l'entusiasmo del ragazzo per la cultura e le bellezze della nostra città.
Introdotto e motivato agli studi folenghiani dal prof. Luigi Cerantola, suo docente all'Università di Tokyo, il il laureando del Sol Levante sta concludendo la tesi intitolata, parzialmente in lingua maccheronica: “Opera di Teofilo Folengo. Grandilitatis grassedinisque macaronices”. Che presenterà, per conseguire il baccalaureato in Arti, presso il dipartimento di “British Studies” dell'ateneo della capitale nipponica.
“Faccio parte superficialmente della sezione inglese dell'Università - ci tiene a precisare - perché non esiste un dipartimento di italiano. Ma io studio italiano e latino, è più bello.”
Il suo cognome, Inada, in giapponese significa “campo di riso”. Mentre il nome, Kei, vuol dire “fare luce nell'ombra”. E, con i suoi studi per la tesi, ha fatto luce su quella che a suo dire è la “modernità” dell'autore cinquecentesco.
“La nostra lingua giapponese - spiega in conferenza stampa - è abbastanza maccheronica, con i suoi ideogrammi e alfabeti, con vocaboli cinesi e giapponesi e un miscuglio di alcuni elementi linguistici.”
“Io scrivo poesie in giapponese - continua il 22enne -. Ma le poesie giapponesi moderne non sono maccheroniche. Folengo ha fatto poesia moderna, e bisogna fare come il Folengo ha fatto: costruire parole, e mescolarle.”
Mentre parla, così giovane, di simili argomenti gli ospiti presenti all'incontro stampa a Palazzo Roberti - tra cui l'ex assessore alla cultura Giorgio Pegoraro e i consiglieri comunali Paola Bertoncello e Maria Cristina Busnelli - lo ascoltano meravigliati.
“Il lavoro dei poeti è creare una lingua - afferma ancora Inada Kei -. In Giappone stiamo perdendo la nostra identità, e abbiamo perduto tante cose imitando l'Europa. Bisogna capire l'Europa, ma poi sviluppare la nostra tradizione.”
Prima di concludere l'incontro, lo studente tira fuori dallo zainetto alcuni regali per i suoi accompagnatori italiani: alcuni piccoli e antichi libri di scrittura giapponese e cinese, e una scatola di cioccolatini giapponesi al tè verde.
Nel pomeriggio - dopo il giro in città e un pranzo a base di “ricette” folenghiane - l'attesa visita a Campese: per consultare i materiali del Centro di Documentazione all'ex monastero ma soprattutto per rendere omaggio alla tomba del poeta.
Alla quale Inada Kei ha persino dedicato una sua poesia (“Tombae Folenghi”) inserita nell'appendice della tesi di laurea e scritta “folenghianamente” in latino maccheronico moderno, con inserimenti latinizzati di frasi italiane contemporanee e di termini giapponesi.
Ce la legge ad alta voce: la metrica e il ritmo sono quelli di un samurai, ma l'“anima” ha più la forma e la sensibilità di un ikebana.
La poesia si conclude così: “Fo inginocchiatam ad te basso corde divinum. Merlini proles sum quoque ego macaron”. “Mi inginocchio a te, divino, con cuore umile. Sono prole di Merlin, quindi anch'io un maccheronico”.
Sayonara, Kei. Tanto di cappello. E in bocca al lupo per la tua laurea, prodotto speciale made in Japan.

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