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Incontro Apo stolico
L’incredibile udienza privata di 45 minuti con Papa Francesco in pieno Covid di Roberto Apo Ambrosi, compagno di scuola del cardinale Pietro Parolin, col Santo Padre che alla fine si è messo anche a cantare
Pubblicato il 23 apr 2025
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Lunedì 21 aprile 2025, Lunedì dell’Angelo, il giorno della morte di Papa Francesco.
Messaggio WhatsApp a don Piero di Roberto Ambrosi detto Apo, il noto showman, viaggiatore e ristoratore di Marostica, dopo aver augurato il giorno prima a don Piero buona Pasqua: “Ciao don Piero, ti auguro ogni bene! Però non so cosa pensare! Spero sia quello che tu desideri. E, naturalmente, sia la volontà del Signore. Apo”.
Risposta di don Piero ad Apo: “Caro Apo, ricambio l’augurio di buona Pasqua, a te e ai tuoi cari. Affidiamo al Signore Papa Francesco e preghiamo molto per la Chiesa. Un abbraccio. Don Piero”.
Roberto Apo Ambrosi, con la moglie Bruna e il figlio Lorenzo, assieme a Papa Francesco
Fin qui - almeno all’apparenza - nulla di trascendentale, se non fosse per il fatto che don Piero altri non è che Sua Eminenza il cardinale Pietro Parolin, da Schiavon, segretario di Stato della Santa Sede, inserito nella rosa dei papabili per il prossimo Conclave.
Apo e il cardinale Parolin - che da Apo si fa chiamare semplicemente don Piero - si conoscono da una vita, anche se per lunghi anni si erano persi di vista.
Erano infatti compagni di classe alla scuola media “Natale Dalle Laste” di Marostica, dove hanno frequentato insieme la prima media.
“Dopo io sono stato bocciato per due anni consecutivi, lui è andato avanti”, riferisce Ambrosi sintetizzando con assoluta sincerità le rispettive carriere scolastiche in quella che oggi si chiamerebbe scuola secondaria di primo grado.
Il cantante e ristoratore di Marostica ricorda che Parolin “scriveva molto bene ed era bravissimo nei temi di italiano”.
Poi però Apo afferma che lui a scuola “era più bravo di don Piero”. “Ma solo in educazione fisica”, precisa con una bella risata, come lui stesso ha ricordato al compagno di classe-cardinale in uno dei loro incontri in Vaticano.
La cosa bella è che quell’amicizia nata tra i banchi di scuola ha resistito all’usura del tempo e all’ascesa ai vertici vaticani dell’attuale segretario di Stato, che dei tempi condivisi in classe con il buon Apo non si è dimenticato.
E ha favorito un’udienza privata con Papa Francesco tenutasi il 23 gennaio 2021 che, se non fosse vera, sembrerebbe la trama di un romanzo.
Tutto ha avuto inizio nel dicembre 2020, in pieno Covid, con le nostre vite nuovamente intrappolate dalla cosiddetta “seconda ondata” della pandemia.
Il 9 dicembre di quell’anno era morto Paolo Rossi, il nostro “Pablito” campione del mondo di Spagna ’82 e grande amico di Apo Ambrosi.
“L’incontro con Papa Francesco era una speranza ma sicuramente anche un miraggio - racconta Apo -. Però era appena morto Paolo Rossi, io ero in Sardegna, imprigionato come tutti dal Covid e un giorno mi chiama Federica Cappelletti, la moglie di Paolo, dicendomi che lei e le bambine avrebbero voluto incontrare il Papa. Io le dico: “Federica, già c’è il Covid. Come facciamo a incontrare il Papa?”. E lei: “Non è che magari puoi telefonare al tuo amico Piero Parolin, segretario di Stato?”.”
“Io ci provo - prosegue -. Mando una mail a don Piero e gli scrivo: “La moglie di Paolo Rossi, che è appena morto, vorrebbe incontrare il Papa con le bambine perché vorrebbero una parola di conforto sul mistero della morte. Però, don Piero, se va in porto tutto, a questo punto mi ci metto anch’io con mia moglie Bruna e mio figlio Lorenzo”. Don Piero mi risponde dicendomi che si sarebbe informato perché le udienze del Papa erano sospese per il Covid ma che se fosse stato possibile avrebbe mandato avanti la cosa.”
“Dopo venti giorni è arrivata la convocazione e non sapevamo né esattamente dove né come - continua -. Noi avevamo solamente appuntamento a Santa Marta, alla mattina alle 9 e mezza. Ma non sapevamo se facevamo parte di una serie di colloqui che il Papa aveva e don Piero, che aveva inoltrato la nostra richiesta alla segreteria del Santo Padre, tanto meno. Chiaramente l’Italia era ferma, noi viaggiavamo soli per la strada e siamo arrivati lì senza sapere se c’erano altre persone in attesa di incontrare il Papa e come avvenisse la cosa.”
“Ci siamo trovati in quella stanza a Santa Marta che è stata inquadrata anche oggi, dove Papa Francesco ha ricevuto anche Vance - racconta Apo -. Entra un signore che ci annuncia: “Sta arrivando il Santo Padre. Vi riceverà qui.” A un certo punto, da dietro alla porta e vetri, si vede questa figura un po’ zoppicante ma che era ancora in forma. Apre la porta e ci dice: “Buongiorno”. Noi con le mascherine, lui senza. Ci dà la mano a tutti e io chiedo: “Santo Padre, possiamo levarci le mascherine?”. E lui: “Sì sì, fate come volete, io mi sono vaccinato, non c’è problema, stiamo insieme senza mascherine. Non vi preoccupate, anzi, siediti vicino a me.”
“Ed è stata un’udienza privata che è durata 45 minuti - riferisce Ambrosi -. Però, all’inizio lui mi guarda e mi fa: “E allora?”. E cosa dici al Papa, che hai a un centimetro?”.
Già: che cosa dici, per rompere il ghiaccio, a un Papa che ti accoglie e che si siede accanto a te?
“Io ho cominciato parlando dei miei viaggi in Argentina, il tragitto di 5000 chilometri da Buenos Aires a Ushuaia che ho fatto due volte - incalza la narrazione di Apo - e lui conosceva tutte le località delle tappe che ho fatto, come Comodoro Rivadavia, da dove partivano i jet per andare a colpire le Malvinas. E Francesco: “Due volte l’hai fatto quel viaggio? Ma allora sei loco, sei matto”. “Sì, ma era talmente bello che l’ho fatto due volte nel corso degli anni”. Poi gli ho parlato del mio trapianto di fegato e quindi abbiamo parlato di Paolo.”
“Federica gli dice: “Vede, Santità, io e le bambine siamo molto arrabbiate con Dio”. E lui, come faceva spesso, chiude gli occhi, poi li riapre e fa: “Ma sa quante volte al giorno mi arrabbio con Dio? Ma è una forma di preghiera anche questa. Non sempre le cose ci possono sembrare giuste. Anzi, arrabbiamoci però stiamo insieme con Lui.”
Ma l’assoluto Apo-moment arriva adesso:
“Gli dico: “Vede Santo Padre, quando lei è stato eletto ed è uscito sul balcone, io ho detto “Papa Bergoglio conosce la canzone che è diventata l’inno della mia vita”. È una canzone portata al successo da uno che non è neanche argentino, ma portoricano, José Feliciano, anche se l’ha scritta Jimmy Fontana, ed è un inno alla vita e alla speranza. Bruna e Lorenzo mi guardano increduli: ma questo dove vuole andare a parare? E il Papa: “E quale canzone è?”.”
“Io mi metto a cantare: “Che sarà, che sarà, che sarà-aaà…”. E Francesco continua cantando: “Qué será de mi vida, qué será…”. E Bruna: “Ha fatto cantare anche il Papa”.”
“Andiamo dopo a trovare Piero Parolin, a San Damaso, dove la Chiesa ha fatto la storia - continua il “ristoratore canoro” marosticense -. Racconto a Parolin questo aneddoto della canzone col Papa e poi dico alle figlie di Federica e di Paolo Rossi: “Ragazze, questa mattina abbiamo visto il Santo Padre, Bergoglio, e adesso vediamo don Piero. Non è detto che stamattina abbiate visto due Papi. Vero don Piero?”. E lui: “Che sarà, che sarà, che sarà-aaà…”.
“Tornando al Papa, io mi ero preparato la grande frase finale. Parlando del mistero della vita e della morte, gli dico che, come disse Padre Pio, “la vera vita comincia dopo questa”. Silenzio. Lui mi guarda e ribatte: “Sì, sarà così, ma intanto viviamo questa bene, senza risparmiarci”.”
“Ci siamo alzati - conclude il racconto di Ambrosi al vostro umile cronista -, mia moglie Bruna lo abbraccia e lui le dice “Preghi per me”. E Bruna: “Certo che prego per lei”. E lui: “Lei preghi per me, mi raccomando, non contro di me”. Perché lui evidentemente sapeva cose che tu sai meglio di me. E rivedendo lunedì le immagini di Papa Francesco ho rivissuto questa storia e so di avere avuto un privilegio eccezionale: 45 minuti di udienza privata.”
“Di Francesco mi ha colpito la semplicità. Come un parroco, di una semplicità unica - commenta Apo -. Ha voluto restare da solo per parlare con noi, si è alzato lui a prendere i rosari da donarci, ha fatto la fotografia con la bandiera degli sbandieratori della Città di Marostica. Un uomo di un’umiltà vorrei dire impressionante.”
Ecco: la natura affabile e informale, ma pienamente inserita nel suo ruolo, di Papa Francesco, al secolo Jorge Mario Bergoglio, emerge anche dal racconto di questo incredibile incontro Apo stolico.
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