Radici Future 2030
Radici Future 2030

Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it

Cronaca

La Settimana Urbanistica

Varianti San Lazzaro, contrà del Guado a Sant’Eusebio e via Palladio-via Rivana in XXV Aprile: intervengono le minoranze consiliari. “Non capiamo la visione di città di questa amministrazione. Città amministrata quasi fosse una proprietà privata”

Pubblicato il 17-06-2022
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Radici Future 2030

Mappe Google che sembrano cruciverba, perplessità che richiamano i rebus, questioni aperte che ricordano gli indovinelli, una politica comunale che assomiglia alle parole crociate senza schema.
Benvenuti alla Settimana Urbanistica.
Le minoranze consiliari di centrosinistra convocano la stampa in sala Tolio per puntare il dito sulla pianificazione urbanistica cittadina, con particolare riferimento ai possibili prossimi interventi previsti dall’amministrazione comunale.

Riccardo Poletto interviene in conferenza stampa (foto Alessandro Tich)

Neanche a farlo apposta, infatti, nell’agenda dell’attualità cittadina si stanno accavallando in contemporanea tre vicende antitetiche a quel blocco dello spreco del territorio e contenimento del consumo del suolo che era un punto qualificante del programma elettorale e delle linee programmatiche dell’amministrazione Pavan.
Due di queste sono già ampiamente note. La prima, e più rilevante, è la maxi variante urbanistica di San Lazzaro: 160.000 metri quadri di terreno agricolo ubicati su via Riva Bianca e via Rambolina a ridosso della Superstrada Pedemontana, oggetto della ormai famosa richiesta di procedura “semplificata”, tramite SUAP e come da legge regionale, per il passaggio da zona agricola a zona produttiva e la costruzione dei nuovi capannoni di tre importanti aziende del territorio.
La seconda, pure già rimbalzata sui media locali, è la possibile trasformazione di un’area verde privata in area edificabile, per un’unità abitativa di 400 metri quadri di superficie, adiacente al camminamento del Brenta in contrà del Guado a Sant’Eusebio.
La terza invece è una new entry resa nota in conferenza stampa dal consigliere Riccardo Poletto: la richiesta da parte di un privato di acquisire un lotto di 2000 metri quadri dell’area verde pubblica prospiciente via Palladio e via Rivana ed attigua alla scuola primaria XXV Aprile, per costruirvi una casa.
Ma, per quanto caotica la situazione possa sembrare, andiamo con ordine.

“Parto da due premesse - esordisce Poletto -. La prima è che le scelte urbanistiche ci sopravvivono. Una volta fatte non si può più tornare indietro. La seconda è che non capiamo quale sia la visione della città di questa amministrazione comunale.”
“Riguardo alla vicenda San Lazzaro - continua -, non c’è mai stata a Bassano un’area di così grande espansione, neanche negli anni del legittimo sviluppo abitativo e produttivo della città.” “A metà maggio - rivela - siano stati informati al riguardo in commissione Territorio dall’assessore Viero, che ci ha detto che la questione era emersa da qualche settimana. Invece è poi venuta fuori una lettera dei privati, diffusa anche dal comitato di San Lazzaro, che dimostra che già un anno prima i privati avevano avuto un incontro con l’amministrazione e che l’amministrazione aveva espresso la propria “apertura politica” all’operazione.”
“Il 23 maggio si riunirà la prossima commissione Territorio - informa l’ex sindaco -. Ma l’argomento San Lazzaro è nelle varie ed eventuali.”
Poletto ricorda anche la storia dell’area attigua, di proprietà Pengo, oggetto di un’analoga istanza di edificazione che da 25 anni, e attraverso 5 sindaci, è stata sempre rigettata.
L’ulteriore timore è che un semaforo verde alla variante MEB-AGB-Brunello Salumi (sono queste, come ho già scritto, le tre aziende richiedenti) apra il terreno alla trasformazione da destinazione agricola a produttiva anche dell’area confinante.
“Non si tratta di una questione puramente tecnica - afferma ancora Riccardo Poletto -. L’amministrazione ci dica parole chiare. A me interessa che sindaco e giunta ci dicano se politicamente vogliono farla.”
“La pratica al SUAP, prevista dalla legge 55/2012 della Regione Veneto, è una procedura in deroga ai limiti di consumo del suolo imposti dalla pianificazione urbanistica del Comune - spiega il capogruppo Roberto Campagnolo -. I pareri sulla variante produttiva vengono espressi dalla Conferenza dei Servizi e ci viene detto che è solo un atto tecnico. Non è vero. L’atto finale è la delibera del consiglio comunale.”
“A San Lazzaro c’è una situazione particolare perché lì abita il presidente del consiglio comunale Stefano Facchin - prosegue l’ex vicesindaco -. C’è una situazione di oggettivo imbarazzo della maggioranza su questo tema e sono in difficoltà.”
“A seguire l’istruttoria della pratica sono i tecnici del Comune - puntualizza ancora Campagnolo -. Ma l’amministrazione politica non ha motivo di nascondersi dietro al percorso dei tecnici comunali di fronte alla richiesta delle tre aziende che chiedono di trasformare l’ultimo polmone verde a nord dell’autostrada.”

Ma in questo numero della Settimana Urbanistica c’è anche il gioco “Che cosa apparirà?”.
Riguarda il lotto di terreno vicino alla riva del Brenta in contrà del Guado a Sant’Eusebio.
Dove, se l’iter urbanistico approderà all’esito richiesto, apparirà una nuova casa di 400 metri quadri di superficie.
La storia, in sé, è molto particolare. Il richiedente è infatti un cittadino privato espropriato, e la cui abitazione è stata abbattuta, a seguito della costruzione della Superstrada Pedemontana. Come spiegano i consiglieri di opposizione, applicando il diritto degli espropriati - legittimo e previsto dalla normativa - di avere una nuova “prima casa”, sette anni fa il privato ha chiesto al Comune di poterla edificare proprio là, su quest’area di terra incolta inserita in un contesto rivierasco e ambientale di pregio.
“Ero sindaco io - ricorda Poletto - e in commissione tutte le forze politiche comunali, maggioranza e minoranza, hanno detto no. Ho chiesto al privato di cercare un’altra soluzione e così è stato.”
Morale della favola: il privato ha trovato la sua nuova prima casa altrove.
Ma con l’amministrazione Pavan è passato nuovamente all’attacco, per richiedere di edificare in quell’area quella che sarebbe la sua seconda abitazione, non più legata quindi alla normativa sugli espropriati. “Prima no, adesso sì”, commentano i consiglieri.
Come compensazione urbanistica il richiedente si è detto disponibile a realizzare per il Comune un parcheggio e un parco pubblico. “Ma un parcheggio lì non serve - evidenzia la capogruppo Paola Bertoncello -. La gente non residente frequenta quella zona camminando lungo il Brenta e non arrivando in macchina. Su contrà del Guado non c’è stata condivisione nelle sedi istituzionali dei progetti proposti.”
Infine il gioco enigmistico degli incroci obbligati. L’incrocio è quello tra via Palladio e via o contrà Rivana in quartiere XXV aprile, a pochi passi di distanza dal quale sorge la scuola primaria del quartiere. Qui un altro privato ha richiesto di acquisire 2000 metri quadri dell’area verde a ridosso della scuola, attualmente Area F (zona per impianti e attrezzature collettive), per renderla edificabile e costruirsi l’abitazione.
Come contropartita ha proposto all’amministrazione comunale la cessione all’ente pubblico di un’area di 28mila metri quadri a uso agricolo nell’oasi ex Cava Gemma.
“Una casa costruita in quel punto - incalza Poletto - occluderebbe le finestre delle aule della scuola che guardano sull’area verde.”
Campagnolo, uno che di Lavori Pubblici se ne intende, ricorda inoltre che l’incrocio tra le vie Palladio e Rivana negli orari di inizio e fine delle lezioni della scuola è notoriamente congestionato e proprio la parte del terreno interessata dalla richiesta era stata presa in considerazione, su proposta anche dei residenti, per realizzare uno “sfogo” (rotatoria o altre soluzioni) che faciliti i flussi in entrata e in uscita nei momenti di punta.
“Edificando un’abitazione in quel punto - commenta - la scuola verrebbe bloccata dal punto di vista ambientale e viabilistico.”
Ma una questione ancora più grossa del “lotto Da Re”, come lo chiama Campagnolo dal nome del privato proprietario dell’oasi e della ex cava a San Michele, riguarda la contropartita.
“L’area di 28mila metri quadri offerta in compensazione al Comune nell’oasi Gemma è per oltre 20mila metri quadri composta da un fitto bosco in ripido pendio che al Comune non servirebbe a nulla perché inutilizzabile - rimarca Poletto -. In più per l’ente comunale sarebbe una spesa in più perché c’è l’obbligo di manutenzione essendo il bosco vincolato a parco.”
“L’unica parte utilizzabile della contropartita proposta - continua - è quella rimanente di 7500 metri quadri, già oggi adibita a parcheggio dell’oasi Gemma. Ma l’amministrazione, con l’avanzo di bilancio che si ritrova, potrebbe direttamente comprarla senza ricorrere alla perequazione e stravolgere l’assetto urbanistico in via Palladio e via Rivana.”
“Siamo preoccupati - conclude l’ex sindaco - per queste scelte che vanno in controtendenza con questa epoca storica, in cui la direzione segnata è quella del contrasto al consumo di suolo.”
“L’amministrazione non ha nessuna volontà di promuovere percorsi partecipativi sulla gestione della città, che amministra quasi come fosse una proprietà privata - sottolinea con parole forti la capogruppo Erica Fontana -. All’assemblea di San Lazzaro si è saputo della variante dopo che da un anno le aziende richiedenti avevano incontrato l’amministrazione, io ho fatto richiesta di accesso agli atti che mi sono stati subito consegnati solo perché sapevano che ci sarebbe stata questa conferenza stampa, il comitato di San Lazzaro ha trasmesso una lettera all’amministrazione ma non ha ricevuto alcuna risposta.”

Penso che come Settimana Urbanistica, per oggi, possa bastare.
Come vedete i problemi e le questioni aperte non mancano: ma a differenza della Settimana Enigmistica, le soluzioni non compariranno nel prossimo numero.

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