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Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it

Politica

“Siamo il partito della gente che corre e che sgobba”

Aldo Agostini, candidato bassanese alla Camera con Fare per Fermare il Declino. Tra le proposte della lista, la riduzione del debito pubblico e la lotta al conflitto di interessi. “Invertire il declino del Paese è un processo non solo economico”

Pubblicato il 15-02-2013
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Pochi come lui, almeno nel nostro territorio, conoscono e possono raffrontare i meccanismi dello Stato e dell'impresa privata. Due mondi contrapposti che rappresentano tuttavia i due momenti topici della sua vita professionale.
Perché Aldo Agostini - 50 anni, sposato, con due figli - per ben dieci anni, dal 1992 al 2002, è stato il dirigente del Commissariato di Pubblica Sicurezza di Bassano del Grappa. E' quindi uscito dalla Polizia di Stato, lasciando il posto sicuro del settore pubblico - caso poco frequente nel nostro Paese - per rimettersi in gioco, sempre a Bassano, come imprenditore nel settore della sicurezza.
Ora Agostini si rimette in gioco nuovamente: è infatti candidato in posizione alta (al n. 3 per la Camera - Veneto 1) per la lista Fare per Fermare il Declino, del leader e candidato premier Oscar Giannino, espressione del movimento Fermare il Declino, a cui l'imprenditore bassanese ha aderito fin da subito.

Aldo Agostini, candidato alla Camera al n. 3 di lista con Fare per Fermare il Declino (foto Alessandro Tich)

Un impegno in prima persona scaturito e stimolato - come ci conferma il diretto interessato - dai “10 interventi per la crescita” del manifesto di Giannino (www.fermareildeclino.it/10proposte) che oggi costituiscono la base del programma elettorale della lista.

Come è avvenuto il suo incontro con Fermare il Declino, che ha poi portato alla sua candidatura?
“Il fattore è prettamente egoistico. Nel senso che sentivo un gran bisogno di fare qualcosa. Da anni mi interrogavo sul destino del Paese, ed è un fatto che contraddistingue moltissimi aderenti di Fermare il Declino che, come me, hanno figli piccoli. I nostri figli non avranno quello che abbiamo avuto noi, non solo in termini di benessere (con 2000 miliardi di debito pubblico che erediteranno da noi) ma soprattutto di prospettiva. I miei genitori mi parlavano del futuro, ed è un sentimento positivo che io non riesco a trasmettere ai miei figli. Mi sono guardato attorno, e quando a luglio è stato pubblicato il manifesto di Oscar Giannino ho deciso subito di firmarlo e di buttarmi a capofitto in questa impresa.”

Che cosa l'ha colpito in particolare del manifesto di Giannino, al punto da convincerla ad aderire al movimento?
“Prima di tutto la concretezza. In 10 punti è contenuta la soluzione economica per il Paese, mentre tutti gli altri partiti propongono ricette economiche con la coperta spostata da una parte o dall'altra. E poi l'etica senza la morale. E' un manifesto profondamente etico, perché concreto, senza eccedere nei facili moralismi che continuo a sentire nei dibattiti di questa campagna elettorale, e che sono espressione di una morale ad orologeria. E' un manifesto che con grande coerenza imposta la vita della politica su temi concreti e spinge a scelte etiche importanti.”

Perché un elettore in generale, e specificamente un elettore del territorio bassanese, dovrebbe votare per Fare per Fermare il Declino?
“Perché in questo Paese non c'è prospettiva, e bisogna costruirla. E' necessario rivoltare questo Paese come un calzino. E' una chiave di lettura fondamentale è la lotta al conflitto di interessi, che non è riferita solamente al signor B. Una parte importante del Paese è in conflitto di interessi: la politica che è dentro all'economia, alle banche, alle società municipalizzate e controllate; la grande industria che gode dei finanziamenti pubblici. Bisogna rompere questo meccanismo, e aprire alla liberalizzazione. In particolare, in un'area ricca come quella del Bassanese, al di là dei temi locali, un elettore votando per noi si pone l'obiettivo di rivitalizzare un'area produttiva tra le più importanti del Paese. Solamente riattivando l'economia, abbattendo il sistema del conflitto di interessi, si può rivitalizzare il tessuto delle Piccole e Medie Imprese, che hanno sofferto il peso della grande industria. O riattiviamo questo meccanismo sia a livello nazionale che locale, oppure non c'è un futuro facile su questo terreno. Bisogna poi abbassare le tasse: ma non si possono abbassare le tasse se prima non si abbatte il debito pubblico. E ancora ristrutturare e ridurre l'ambito di invasività dello Stato. E lotta serrata agli sprechi, a cominciare da quelli delle Regioni, come dimostrano gli sprechi ad esempio in Sanità.”

“Fermare il declino” dell'Italia è quindi una questione prettamente economica?
“Il manifesto è nato in un momento di crisi economica, ma i temi economici in realtà sono indicati nei primi 3 punti, su 10 complessivi. Invertire il declino di questo Paese implica un processo non solo economico: significa affrontare la questione femminile; la questione giovanile; il tema dello studio, della scuola, dell'università; il welfare. Qualcuno ci descrive come un movimento “ultraliberista”. Noi non abbiamo la minima intenzione di ridurre il welfare, ma di utilizzare meglio i soldi del welfare trasferendo le enormi risorse utilizzate per la protezione delle aziende decotte - che è un consolidato meccanismo di costruzione del consenso - verso la protezione del lavoro, secondo i modelli nord-europei. Il nostro è un concetto di flexicurity, sul modello danese, che già negli anni '90 ha avuto la capacità di trasferire le politiche passive di protezione a politiche attive di reintroduzione delle persone nel mondo del lavoro. Questo non significa abbandonare del tutto gli ammortizzatori sociali: nelle fasi di picco le risorse vanno utilizzate come fonte di sostentamento del lavoro, ma le fasi di sviluppo hanno bisogno di politiche attive per creare posti di lavoro nuovi. Questa è la cosiddetta flessibilità di sicurezza sociale. Fino ad oggi in Italia si è puntato solamente a tenere le persone dentro le fabbriche, indipendentemente dalle condizioni reali dell'azienda.”

Com'è la risposta della gente che incontrate ai gazebo elettorali?
“Sentiamo nei nostri confronti una grande simpatia e attenzione. Siamo tuttavia nati da poco, e per alcune fasce sociali c'è ancora la necessità di fare comunicazione. Il nostro grande bisogno è la comunicazione: in questi mesi non siano stati adeguatamente seguiti dalla stampa, anzi è successo esattamente il contrario. Grazie alla Par Condicio adesso la gente ci inizia a vedere. C'è però un mondo di persone che non ha ancora accesso alla Rete, dove siamo molto presenti e molto forti, oppure non ha tempo di fermarsi ai gazebo. Il “sentimento” della risposta della gente è molto buono, ma sentiamo il bisogno di comunicare più a fondo. Abbiamo promosso, ad esempio, un ciclo di incontri sul lavoro, intitolato “Il lavoro che cambia, il lavoro che cambia”: a Vicenza, Bassano, Rovigo e questa sera a Padova. Lunedì prossimo faremo un incontro di collegio sul tema dei giovani e “del lavoro che non c'è”, al Teatro Busnelli di Dueville, con l'intervento di Sandro Brusco, economista alla New York University, uno dei sette fondatori di Fermare il Declino. Affrontiamo quindi anche i temi scomodi: come quello del lavoro, che si ritiene tradizionalmente ad appannaggio del centrosinistra. Cerchiamo un confronto col mondo del lavoro, e siamo seguiti con attenzione da alcuni settori del mondo sindacale. Molti di noi sono partite Iva, ma non siamo - come qualcuno ha voluto dipingerci - un partito delle partite Iva. Siamo il partito di tutta la gente che corre e che sgobba, che lavora o che è a casa in attesa di lavoro. I temi affrontati dal nostro programma riguardano quelle che in realtà sono le aspettative della stragrande maggioranza degli elettori del Paese.”

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