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Il disAccordo
Approvata in via definitiva dal consiglio comunale la variante urbanistica di recepimento dell'accordo Pubblico/Privato dell'Area Pengo. Il resoconto della seduta consiliare e l'inutile protesta dei commercianti
Pubblicato il 15 feb 2018
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Un accordo urbanistico e il disaccordo dei commercianti.
Sono i due poli opposti tra i quali scorre la tensione elettrica al consiglio comunale di Bassano del Grappa. A generare la scintilla ad alto voltaggio, il principale punto in discussione all'ordine del giorno: l'approvazione definitiva della variante al Piano degli Interventi di recepimento dell'atto di accordo Pubblico/Privato per la ristrutturazione e rigenerazione urbana del complesso commerciale dell'Area Pengo di via Capitelvecchio.
È l'ultimo atto amministrativo dell'iter della convenzione tra l'Amministrazione comunale e la società proprietaria dell'area Finpengo Spa, già adottata dal consiglio comunale il 31 luglio 2017, per la riqualificazione della superficie classificata come degradata (dove insistono l'attuale Eurobrico, l'edificio oggi vuoto ex sede della Banca di Credito Cooperativo e quello che resta del capannone della ex Morassutti) allo scopo di insediarvi una Grande Struttura di Vendita nuova di zecca. Un investimento da 20 milioni di euro, come viene reso noto nel corso del dibattito consiliare, che cambierà i connotati del più importante accesso a sud della città.
Foto Alessandro Tich
Alle 19.30 circa, quando inizia la discussione sulla delibera da votare, fa il suo ingresso in sala consiliare una nutrita rappresentanza dei commercianti cittadini - notoriamente contrari al progetto - capitanati dai vertici di Confcommercio Bassano: il presidente mandamentale Paolo Lunardi, il presidente e il vice della delegazione comunale di Bassano Alberto Borriero e Romano Zanon, il direttore Riccardo Celleghin.
Avevano annunciato che in consiglio comunale avrebbero fatto sentire la loro presenza e così accade. Gli esponenti del commercio non arrivano a mani vuote: mentre assistono ai lavori consiliari espongono le bandiere dell'associazione sindacale di categoria e cartelli di protesta. “Basta centri commerciali”, “Centro vuoto centro bello”, “Portereste i vostri figli a passeggiare in via Capitelvecchio?”, “Prima le strade, poi i centri commerciali”, “Via Capitelvecchio a targhe alterne?”: sono alcuni dei messaggi che campeggiano sui fogli adibiti alla civile contestazione.
Poco importa se l'insediamento previsto nell'area non è in realtà un “centro commerciale” nel senso normativo del termine, non essendo composto da un unico edificio con una galleria interna sulla quale si affacciano le vetrine dei negozi (vedasi Grifone ed Emisfero) bensì da due blocchi distinti, collegati da una tettoia in comune, che daranno spazio a sei medie strutture di vendita di 2500 metri quadri complessivi, ciascuna con un proprio ingresso e con la vetrina affacciata sull'esterno. Sarà comunque un “parco commerciale” con una superficie coperta di 10.835 metri quadri, 8000 dei quali di superficie di vendita. Un nuovo gigante del commercio al dettaglio che viene inevitabilmente visto come una nuova minaccia per i negozi del cuore della città, benché la proprietà dell'area abbia rassicurato che le attività che vi andranno ad insediarsi - sui cui nomi a tutt'oggi vige ancora il riserbo da parte dei proponenti privati - “sono complementari e non concorrenziali all'offerta commerciale del centro storico”.
In un paio di occasioni i commercianti presenti in sala consiliare applaudiranno agli interventi delle opposizioni, pure contrarie in blocco all'intervento urbanistico.
Ma dopo i richiami del presidente del consiglio comunale Carlo Ferraro, il quale ricorda che il regolamento non consente rumori o disturbi in aula, continueranno a presenziare in un clima di assordante silenzio.
Preceduta qualche ora prima da un tentativo in extremis del sindaco Riccardo Poletto di ricucire i rapporti con gli operatori dei negozi del centro storico - per mezzo di una lettera aperta a Confcommercio nella quale ha ribadito le sue ragioni a favore della variante - la seduta si sviluppa su due filoni di discussione distinti e reciprocamente inconciliabili.
Il primo è il filone della maggioranza, introdotto dall'intervento dell'assessore alla Pianificazione urbana sostenibile Linda Munari, che elenca per l'ennesima volta gli asseriti vantaggi dell'operazione urbanistica per l'ente pubblico e quindi per la comunità cittadina. Recupero edilizio di un'area già esistente, destinazione d'uso urbanistica che rimane la stessa, zero consumo di suolo come da programma elettorale, riqualificazione di un'area degradata all'ingresso della città, riduzione delle cubature edilizie oggi esistenti, incremento occupazionale grazie al nuovo insediamento commerciale che ivi sorgerà, viabilità sgravata su quel congestionato tratto di Statale grazie alla futura bretella est di Cassola che sfocerà sulla attigua rotatoria della Fiat: è il mantra, espresso dall'assessore, che sarà più volte ripetuto dai banchi che sostengono il governo cittadino.
Da parte delle minoranze invece (questione viabilità a parte, oggetto di specifiche e circostanziate critiche) non si punta il dito sui legittimi interessi della proprietà Finpengo che su quell'area vanta dei diritti ma sul “rilevante interesse pubblico” dell'intervento - e quindi sui vantaggi per il Comune e sul tornaconto per tutti i cittadini - che a loro dire è del tutto deficitario, con un beneficio a senso unico per la sola controparte privata.
Quello che la città ci guadagna a seguito dell'accordo - per un corrispettivo di 200mila euro - è infatti una pista ciclabile su via Carpellina che era già prevista dal Piano delle Opere Pubbliche ancora nel 2013, un troncone di ciclabile su via Capitelvecchio di fatto inutile perché monco e un totem-display per messaggi istituzionali che è l'“oggetto misterioso” dell'intera operazione: oneri di urbanizzazione a parte (per 1.430.000 euro), praticamente delle briciole. “I legittimi interessi dei privati - sottolinea Tamara Bizzotto della Lega Nord - dovrebbero essere controbilanciati dal rilevante interesse pubblico. Questo non è avvenuto.”
Della serie: si può dare di più. Anzi “si poteva”, visto che ormai l'accordo Pubblico/Privato è fatto e adottato e manca solo l'ultimo voto per l'approvazione.
Ancora in sede di commissione Territorio, le minoranze avevano richiesto che il privato si facesse carico di un tornaconto pubblico ben più rilevante: e cioè di una rotatoria all'incrocio semaforico di via Capitelvecchio con via dei Lotti, quella che va all'Ospedale.
Il nuovo rondò avrebbe risolto il problema che si presenterà quando la bretella est di Cassola sarà realizzata: una volta usciti alla rotonda della Fiat, dopo poche centinaia di metri i numerosi veicoli attesi dalle previsioni di traffico si troveranno a sud il semaforo di quell'incrocio, con pesanti ripercussioni sulla fluidità della circolazione.
Ma i contenuti di quella proposta sono rimaste parole al vento.
“Questo accordo - afferma il consigliere Andrea Zonta di Bassano Congiunta - è una sconfitta della politica come arte della mediazione tra le parti. Era necessario un tavolo di concertazione per una soluzione condivisa del problema e il futuro non esclude altre forme di insediamenti commerciali.” Il riferimento è alle altre quattro “aree degradate” di proprietà privata (ex Elba, ex Enel ecc.) classificate e approvate come tali dal consiglio comunale il 30 aprile 2015. “Viene spalancato un portone - concorda Mariano Scotton di Forza Italia -. Si potranno fare avanti i proprietari delle altre aree da riqualificare. Se siete saggi, fermatevi.”
“La legge regionale sul commercio 50/2012 non dice quello che dite voi - rileva Federica Finco di Impegno per Bassano -. La legge parla di “crescita intelligente, sostenibile e inclusiva del sistema commerciale”. Quest'opera non è più reversibile e quello che emerge qui è una totale mancanza di visione territoriale con i Comuni limitrofi.”
“Bassano - prosegue - ha bisogno di quest'opera? Non ne ha bisogno, non è una priorità di Bassano e questa struttura segue l'interesse di una privato e non della città.”
“Questo è un film a puntate col finale già scritto alla prima puntata - incalza Roberto Marin di Impegno per Bassano -. Un conto è il progetto e il diritto del privato, un altro è la capacità politica di approccio dell'Amministrazione e in particolare della sua parte esecutiva.” “Tutto nasce nell'aprile 2015 quando questo consiglio ha votato la delibera per individuare le aree degradate e ricordo l'appello del collega Dario Bernardi che ci aveva messo in guardia su dove saremmo andati a finire - aggiunge Marin -. Il processo istruttorio è stato un “taglia e incolla” di quanto presentato dal privato e il rilevante interesse pubblico viene giustificato con la riduzione dei metri cubi e la riqualificazione di un'area degradata. Ma un parco commerciale è effettivamente di rilevante interesse pubblico?”.
Dai banchi opposti suona l'altra campana. Giovanni Reginato del PD rimarca che sull'area “la concertazione c'è stata, con le categorie economiche e coi quartieri”.
“Il Grifone - aggiunge Reginato, introducendo uno dei leitmotiv della serata indirizzati al centrodestra - è stato realizzato nel secondo mandato del sindaco Bizzotto. Quello sì, era un vero centro commerciale e quello sì, è in concorrenza con i negozi del centro storico. Le attività nell'Area Pengo completeranno invece l'offerta commerciale della città.” Alessandro Rossi di Bassano per Tutti plaude all'intervento “senza consumo di suolo e con riduzione della volumetria”. Bruno Bernardi di Più Bassano parla di tempi di “difficile trasformazione” nel mondo degli acquisti e dei consumi, eppure approva l'accordo rigettando anche i timori di “effetto tappo” per la viabilità cittadina. “Non vedo aggravi - dichiara - su una strada che già un lungo parco commerciale.” Mentre Antonio Fiorese del PD rimarca gli aspetti positivi della riqualificazione di quello che, per posizione, diventerà “il biglietto da visita della città”.
Il big moment del dibattito è affidato a Dario Bernardi di Portiamo Bassano al Centro, autore di un accorato intervento in sintonia col nome della sua lista.
“Il sindaco oggi sulla stampa dichiara che “questa è un'occasione da non perdere” - afferma -. Non si può pensare allo sviluppo di una città attraverso le occasioni che si presentano. Sono occasioni da prendere solo se si ha un disegno di città in cui le vado a inserire.” “Qui si riscontrano due deficit: la mancata risposta a dove vogliamo andare con Bassano del Grappa e un grande deficit di politica urbanistica - rincara la dose il Bernardi di opposizione -. Nel 2015 avevate deciso di difendere il centro storico prendendo di pari passo la relazione di Confcommercio sulla legge 50. Questa è la città-comunità, fatta di arte e prodotti tipici, si doveva investire in quella linea là. L'area degradata che deve attrarre più investimenti è il centro storico.”
“La “Smart City” - osserva Annamaria Conte del M5S - vuol dire anche programmare il territorio a medio e lungo termine. Questo intervento è invece a breve periodo. Qui non ci interessano i diritti del privato ma i diritti dei cittadini.”
Il gran finale è tutto per il sindaco Riccardo Poletto.
“Nel nostro programma abbiamo detto “no” al consumo di suolo e abbiamo tenuto fede - esordisce -. Siamo stati contro all'aumento dei centri commerciali all'esterno del centro e anche su questo abbiamo tenuto fede. Su questa variante c'erano due atteggiamenti: o aspettare e vedere come vanno le cose oppure governare la realtà, tracciando le rotaie sulle quali i prossimi sviluppi devono rimanere.” “Con gli strumenti urbanisti di oggi in quell'area poteva capitare un po' di tutto - aggiunge -. Io credo che ridurre le superfici commerciali (in realtà sono le cubature, NdR) e ridurre gli ingressi in via Capitelvecchio sia un guadagno per la città.”
Poi Poletto affonda il coltello: “In passato sì, si sono moltiplicate a dismisura nuove superfici commerciali in Grandi Strutture di Vendita. Una passata Amministrazione ha sdoganato un centro commerciale là dove non era previsto. Si parla poi del nuovo centro commerciale che sorgerà sulla stessa strada a Cassola, ma quell'intervento non è stato voluto dal sindaco Maroso che se lo è trovato sul groppone ma è figlio degli stessi anni e della stessa coalizione politica.” Leggasi centrodestra dell'era Bizzotto-Pasinato.
“Vogliamo mettere dei paletti adesso - rimarca ancora il primo cittadino - e ridare fiato al settore edilizio, particolarmente in crisi. È una soluzione conveniente per il privato, ma è una soluzione conveniente anche per la città.”
“Si guarda sempre al passato e non si fa tappa avanti”, è l'amaro commento di Roberto Marin, che pure sulle scelte negli anni trascorsi della sua parte politica in materia di grandi strutture commerciali a Bassano aveva già fatto un'onesta autocritica.
Poco prima delle 22.30 si passa finalmente al voto: la delibera passa con i 13 voti favorevoli dei gruppi di maggioranza, i 7 contrari delle minoranze (Impegno per Bassano, Forza Italia, Lega Nord, Bassano Congiunta e Movimento 5 Stelle) e l'astensione, sempre dai banchi dell'opposizione, di Dario Bernardi. La variante urbanistica con relativo atto di accordo Pubblico/Privato viene quindi approvata definitivamente.
All'atto della votazione si alzano per l'ultima volta i cartelli di protesta dei commercianti e si abbassa il sipario sulla vicenda.
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