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Luigi Marcadella
Giornalista
Bassanonet.it
L’export del Veneto resiste a dazi e incertezze geopolitiche
Presentato il 5° Osservatorio Export di Confindustria Veneto Est: Medio Oriente, Gran Bretagna, Africa e Cina i mercati del prossimo biennio
Pubblicato il 08 feb 2026
Visto 5.477 volte
Diversificare il portafoglio ordini, mantenere il focus sui mercati “che non tradiscono”, riavvicinare le reti fornitura e aprirsi ai servizi. Sono i quattro punti principali che emergono dalle ultime rilevazioni dell’Osservatorio Export 2025 “Sicurezza economica, internazionalizzazione e integrazione dei servizi nel manifatturiero” di Confindustria Veneto Est, curato da Fondazione Nord Est e SACE.
Realizzato su un campione di 786 imprese manifatturiere e di servizi delle province di Padova, Treviso, Venezia e Rovigo, i numeri dell’Osservatorio rappresentano il sentiment più aggiornato di circa metà dell’export veneto (37,2 miliardi euro nel 2024). Nel 2026 le esportazioni sono attese stabili (+/-3%) dal 52,8% delle imprese manifatturiere del Veneto orientale (61,5% nei servizi). Quattro su dieci (40,9%) si aspettano una crescita, che per il 31,5% sarà compresa tra il +3/+10%.
SILVIA MORETTO, Consigliere Delegato Affari Internazionali CVE
«L’apertura ai mercati è una scelta strategica per le nostre aziende, che realizzano il 40% del fatturato all’estero, nonostante tensioni geopolitiche, nuovo protezionismo e crisi tedesca, grazie alla loro capacità competitiva. In questo quadro, accordi ambiziosi come quelli UE-Mercosur, che va attivato senza altro indugio, e con l’India, sono un moltiplicatore di opportunità anche per il nostro territorio, perché aprono spazi rilevanti di sviluppo e partnership e riducono dazi che oggi penalizzano fortemente le nostre imprese», spiega dichiara Silvia Moretto, Consigliere Delegata agli Affari Internazionali di Confindustria Veneto Est.
Il Veneto mostra «resilienza davanti al caos globale, e si conferma leader per propensione all’estero, nonostante dazi e Germania. Con un rapporto tra interscambio e PIL pari a circa il 71%, è la regione italiana più orientata agli scambi internazionali (56% il dato nazionale), terza per export di beni (13% del totale). Sulle prospettive a breve prevale la cautela e “attesa”, per il clima globale di incertezza e volatilità, ma in miglioramento», dice l’Osservatorio.
L’indagine (realizzata tra 31 ottobre-25 novembre 2025) approfondisce in particolare l’impatto dell’incertezza globale sulle decisioni strategiche e organizzative delle aziende, con focus su Germania e Stati Uniti. Oltre alla riorganizzazione delle reti di fornitura verso Paesi più vicini o amici (friend-shoring) per maggiore sicurezza degli approvvigionamenti, il clima di incertezza globale porta a rafforzare l’attenzione verso i mercati già serviti (per il 54,7%). I Paesi target per l’export nel 2026 restano i principali partner europei, Germania e Francia, seguiti dagli Stati Uniti primo partner commerciale extra-UE.
La Germania si conferma un mercato di riferimento: circa 7 imprese manifatturiere su 10 esportano a Berlino (74,7% nel metalmeccanico, 46,1% nei servizi). La debolezza dell’economia tedesca si è riflessa però solo moderatamente sull’export: nei primi 9 mesi del 2025 prevale la stabilità per il 48,5% delle manifatturiere (51,6% oltre i 50 addetti, 61,7% nei servizi), a fronte di un terzo (33,4%) che dichiara una diminuzione.
E gli effetti dei dazi? Per il campione di imprenditori, la risposta ai dazi di Donald Trump privilegia la collaborazione con i fornitori e l’abbassamento dei prezzi, rispetto al ricollocamento della produzione o all’apertura di stabilimenti negli Usa.
Un altro elemento molto interessante che emerge dall’indagine riguarda l’integrazione tra export di beni e l’offerta di servizi: una leva strategica sui mercati esteri per il 56,0% delle imprese manifatturiere (71,2% nella metalmeccanica), in grado di generare più valore e migliori performance.
L’idea “classica” dell’imprenditore veneto con la valigia in mano per cercare nuovi clienti e mercati dove crescere ancora è sempre valida? Sì, nel prossimo biennio, secondo l’Osservatorio, si punta a Medio Oriente, Gran Bretagna, Africa e Cina.
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