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Quando i nostri giovani si fanno un nome all’estero. Il caso di Elena Xausa, illustratrice, protagonista della mostra “Coming Home” al Museo Civico
Pubblicato il 20 lug 2021
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Dice il saggio: Nemo propheta in patria. Non è sempre così, per la verità: ma accade spesso e volentieri. È il caso di Elena Xausa, classe 1984, il cui cognome indica chiaramente le sue origini marosticensi. Nella cartella stampa della mostra “Coming Home”, che espone una selezione delle sue opere al Museo Civico di Bassano fino al prossimo 20 settembre, viene presentata come “artista e illustratrice italiana di fama internazionale”.
Non è un’esagerazione. Nonostante la sua ancora giovane età, è già da una decina d’anni che questa ragazza dal look sbarazzino mette a frutto il suo talento di illustratrice freelance e di graphic designer principalmente oltre i confini nazionali.
Si è creata uno stile grafico di brillante e riconoscibile impronta, fatto di forme essenziali e di colori pieni. E con questo suo segno d’autore che sembra rendere omaggio ai linguaggi della street art metropolitana ha progressivamente conquistato spazio nel mondo della produzione di immagini per la grande editoria. Ha lavorato a Venezia, Berlino, Milano e New York, collaborando con testate di massimo calibro: The New Yorker, The New York Times, New York Magazine, The Washington Post, Die Zeit, Le Monde, Monocle, Rolling Stone, Vanity Fair e molte altre.
Elena Xausa davanti ad alcune sue opere in mostra (foto Alessandro Tich)
Che si tratti di tradurre in immagini un articolo di attualità o una campagna pubblicitaria, l’autrice si ispira a scene della vita quotidiana che reinterpreta a modo suo, con raffinata ironia, spesso inventando accostamenti e situazioni paradossali. Racconta che la sua vita professionale si sviluppa in un continuo confronto con gli art director, che le danno anche le “dritte” per cogliere i simboli, i riferimenti culturali e l’immaginario collettivo del pubblico del Paese a cui deve rivolgersi. È così che in America l’illustratrice dalla Città degli Scacchi ha trovato l’America.
Dopo essersi laureata nel 2007 in design del prodotto allo IUAV di Venezia, Elena Xausa si fa le ossa al Cibic Workshop, centro di ricerca fondato dall’architetto Aldo Cibic.
Spirito intraprendente, nel 2008 vince una residenza artistica alla Fondazione Bevilacqua La Masa di Venezia e fonda, assieme al collettivo Tankboys, la casa editrice indipendente Automatic Books. Il primo decollo della sua carriera avviene nel 2012, quando decide di trasferirsi a Berlino dove rimane per cinque anni e inizia numerose collaborazioni internazionali con prestigiose aziende.
Nel 2016 viene selezionata da Vogue Italia per il progetto “Slowear: a spotlight on talents”, per il quale progetta e disegna le vetrine de La Rinascente di Milano durante la Fashion Week. Nel 2017 la svolta: l’Elena de Marostega inizia a collaborare con Apple, che la coinvolge nell’apertura di alcuni store in Italia e all’Estero, e soprattutto il New York Times le affida una complessa campagna per la promozione, attraverso le sue illustrazioni, della sezione enigmistica del giornale. È la prima delle tante collaborazioni di prestigio nel campo dell’editoria internazionale, accanto alle quali l’autrice continuerà negli anni a sviluppare una propria ricerca artistica personale nel disegno e nella creatività a tutto tondo con installazioni “site specific”, capi di abbigliamento e oggetti di design.
C’è però un fattore storico che ha limitato la libertà di movimento anche a chi, per lavoro, deve muoversi in giro per il mondo: si chiama pandemia. Da un anno a questa parte l’illustratrice e graphic designer è ritornata quindi a vivere a Marostica e la mostra “Elena Xausa - Coming Home” ne celebra l’immagine di profeta finalmente in patria.
Curata da Melania Gazzotti, l’esposizione è allestita al primo piano della Galleria Civica del Museo di Bassano ed è un altro tassello, realizzato in piena sintonia con l’Amministrazione comunale e il suo assessorato alla Cultura, del nuovo corso della fruizione museale improntato dalla direttrice Barbara Guidi. È una mostra giovane, come la sua protagonista, ed è un’autentica invasione di colore. American Graffiti e non solo: è esposta un’ampia selezione di 70 opere, rappresentative dei dieci anni di carriera dell’artista, coi disegni ingranditi e stampati su pannelli di materiale ecologico e riciclabile.
Non mancano, fra le tante, le illustrazioni per la sezione enigmistica del New York Times: con lettere, matite e sezioni di cruciverba che diventano gli abitanti e i segnali di strada di una fantasiosa città. Ci sono espressioni di pura ironia del quotidiano, come l’illustrazione delle “notifiche” (notifications), sempre per il New York Times, che ritrae una donna con lo smartphone inseguita sulla schiena dai “tap” di una selva di braccia. Spicca in mostra anche un omaggio - inevitabile, viste le celebrazioni in corso - al Ponte di Bassano, appositamente realizzato dall’autrice per questa esposizione, dove il nostro Monumento Nazionale, con tutta una serie di riferimenti iconici che vanno colti con attenzione, viene graficamente presentato in tre versioni: “Past”, “Now” e “Future”.
Mi fermo qui perché le illustrazioni, principalmente digitali, di Elena Xausa non vanno descritte: vanno gustate con gli occhi. La possibilità di osservarle da vicino e, per molti, anche di scoprirle è il valore aggiunto del “ritorno a casa” di questa giovane di talento del nostro territorio: una che l’X Factor ce l’ha già nel cognome.
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