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Il rosso e l’arancio
L’editoriale pasquale di Bassanonet
Pubblicato il 03 apr 2021
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E così, siamo arrivati a Pasqua. Pasqua di Resurrezione. Almeno per Colui al quale la festa è dedicata. Ma sarebbe bello, e da molti viene anzi auspicato, che un pezzettino di Resurrezione spettasse anche a noi. Lo intuisco dai messaggi di auguri pasquali che ricevo o che leggo in mezzo allo sperduto oceano di parole nei social.
I vocaboli più trendy di questa Pasqua 2021 infatti sono: rinascita, ripresa, ripartenza, rilancio, ritorno alla vita. Tutte parole, locuzioni e anche frasi che iniziano con “ri”. Lo stesso inizio di “ritenta, sarai più fortunato”. Un po’ come gli auguri per l’Anno Nuovo alla fine del vituperatissimo 2020, nei quali i buoni propositi del “ri” si sono sprecati.
Siamo sempre là. Sempre impegnati nel conto alla rovescia per “ri”sorgere.
Foto Alessandro Tich
Per il secondo anno di fila ci è stato rubato il rito del ponte pasquale secondo tradizione e non ci resta che concentrare quelle poche energie positive che ci restano negli auspici per l’immediato futuro. Per il dopo Pasqua. È come augurare “Buon dopocena”, perché sappiamo già che la cena sarà indigesta.
Almeno l’anno scorso il lockdown, come la legge (?), era uguale per tutti, come lo è stata la Pasqua di Reclusione 2020.
Quello di quest’anno - con la tavolozza di colori diversi che ci hanno dipinto sopra gli occhi e con le restrizioni da “zona rossa” estese in questi tre giorni su tutto il territorio nazionale - è invece un assurdo simil-lockdown, concepito e legiferato da qualche maldestro imitatore di Kafka. Se io a Pasqua o Pasquetta da Solagna vado a Bassano, e quindi al di fuori del mio Comune di residenza, compiendo un’estenuante trasferta di ben 7-8 chilometri, devo solo sperare di non incrociare per strada un posto di blocco delle forze dell’ordine, quelle che ti alzano la paletta e ti intimano l’alt come si fa nei controlli sulle strade dopo le rapine, pronte ad appiopparti - se non hai una motivazione plausibile per il tuo spostamento - i 400 euro di sanzione per trasgressione alle norme del vigente Dpcm.
Se io invece da Solagna sono diretto alla Malpensa, via autostrada, perché mi sta aspettando un aereo in partenza per la Spagna, per la Grecia o per la Thailandia, nessun problema: basta avere l’autocertificazione (perché in Italia, checché se ne dica, è sempre il “pezzo di carta” che conta), sapere che al ritorno dovrò farmi un tampone e…voilà, si accomodi prego. Ditemi dov’è insita la logica in tutto ciò. E fanno presto, in questa situazione, a rompersi le uova. Ma è pur vero, egregi lettori, che le uova strapazzate dureranno ancora poco.
Da martedì il Veneto ritorna infatti in “zona arancione”. Stappiamo gli spumanti. Riapriranno le scuole (in modalità totale da quelle dell’infanzia alle medie), spostamenti liberi solo all’interno del proprio Comune, riapertura dei negozi “non essenziali”, bar e ristoranti aperti ancora solo per asporto, riapertura dei centri sportivi che offrono attività di sport individuali, tra cui riconosciuti sport di massa come il golf. Per la serie: piuttosto che niente è meglio il piuttosto. Si dovrebbe continuare con questo regime fino al 30 aprile e poi si vedrà.
Ho la netta impressione che per i nostri auspici di rinascita, di ripresa, di ripartenza e di rilancio dovremo aspettare ancora. O per meglio dire, restando fedeli al vocabolario della Pasqua del “ri”, dovremo riconsiderare e rivalutare le nostre previsioni.
Ma intanto accontentiamoci, perdio! Dal rosso si passa all’arancio: un po’ di vitamina C farà bene a tutti.
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