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Ci sono cani che assomigliano ai loro padroni e ci sono libri che assomigliano ai loro autori. È il caso di Obstinate contra (sottotitolo: Vademecum contro la dittatura del “politicamente corretto”), il libro pubblicato per i tipi delle edizioni libere “Passaggio al Bosco” e scritto da Gianluca Pietrosante, figura emergente della destra bassanese e da due mesi circa a questa parte consigliere comunale di maggioranza nelle file della civica #Pavan Sindaco. Spirito educatamente ribelle per definizione, Pietrosante ha prodotto un testo del tutto controcorrente rispetto a quella che viene chiamata la componente mainstream del pensiero politico, mediatico e sociale, che è poi l'oggetto della sua requisitoria. E non a caso la società editrice ha collocato il suo scritto nella collana intitolata “Bastian contrari - Saggi dissidenti”, che propone “prospettive inusuali e di rottura” nei confronti delle tematiche dei nostri tempi.
La qualità di fondo di questo pamphlet di agile lettura è l'impossibilità a rimanerne indifferenti: perché o si è d'accordo con le tesi espresse dall'autore, scomode e coraggiose al punto da intaccare le certezze di alcuni schemi dominanti, oppure la reazione opposta è quella di dissentirne totalmente. Non c'è spazio per le mezze misure o per i giudizi parziali. Per molte persone, che si riconoscono nella condivisione del pensiero conformista ovvero adeguato ai costumi e alle opinioni prevalenti, la lettura dello sferzante Vademecum può avere l'effetto di un bicchiere di olio di ricino. Ma per chi afferma di procedere in direzione “contraria”, come l'ex presidente dell'associazione Destra Brenta, l'obiettivo non è certamente quello di ottenere facili consensi.
Preceduta da un saggio introduttivo di Marco Scatarzi (La necessaria resistenza alla dittatura del “politicamente corretto”), l'analisi di Gianluca Pietrosante prende di mira, una alla volta, le principali questioni che secondo il suo punto di vista attentano alla libertà del pensiero individuale nel nome della predominanza del “pensiero unico” che viene diretto “dalla élite progressista” e pone chi ha opinioni diverse in una disagevole condizione di esclusione e di isolamento: dalla pandemia all'immigrazione, dall'europeismo (contrapposto all'idea naturale di “Europa”) alla cultura di genere, dal diritto all'aborto alla società senza confini, dal globalismo di mercato al concetto stesso di cultura.
Sono alcuni dei primari ambiti di applicazione del “politicamente corretto” e cioè tutto quello che conduce a un processo di omologazione che porta ad attaccare sistematicamente, in primis attraverso i social, chi esprime posizioni che possono essere interpretate come forme di dissenso o di discriminazione. Ed è proprio alle istanze morali e di pensiero dei “politicamente scorretti” che lo scrittore rivolge la propria attenzione.
Dissacratore di molti luoghi comuni che irrorano la cultura del mainstream benpensante, Pietrosante attacca quelle che a suo modo di vedere sono le derive della globalizzazione, di cui il “politicamente corretto” rappresenta il soft-power, il potere occulto di persuasione mirato a distruggere il concetto di “identità” imponendo i modelli universali del multiculturalismo e di una “società aperta” che rifugge i riferimenti dei valori tradizionali e anzi li ripudia. Un'attitudine che, come sostiene il consigliere comunale bassanese, “trova il culmine nella vittoria delle potenze liberal-democratiche” che hanno messo in moto “un lungo processo, sfociato nell'assuefazione aprioristica al conformismo imposto”.
“Ma questi assuefatti conformisti, negli ultimi anni - afferma Pietrosante in uno dei passaggi-chiave del suo libro -, si sono spinti molto oltre, decolonizzando un immaginario collettivo e costruendone uno alternativo: siamo al capovolgimento della realtà, nel pieno e collaudato smantellamento dei riferimenti, dei significati e dei vocaboli.”
“Il progetto, perfettamente riuscito - scrive ancora l'autore, elencando alcuni dei valori della cultura “identitaria” di cui è un sostenitore -, è sotto gli occhi di tutti: l'amor patrio è ipso facto fascista, l'aspirazione al sacro è bigotta, la difesa della giustizia sociale è populista, la critica della società multietnica è razzista, la difesa della famiglia naturale è omofoba, il riconoscimento dei generi è sessista.” Con la constatazione che “tutto ciò che non è allineato, dunque, viene automaticamente escluso e bollato come sovversivo”.
Per opporsi quindi alla “dittatura del politicamente corretto” l'autore traccia la via del “contrattacco identitario”: un'offensiva alla rovescia che prevede in larga scala “la formazione di una èlite culturale e politica che possa riaffermare, nelle eventuali crepe del modello globale, gli ingredienti di un modello tradizionale e comunitario fondato sulla giustizia sociale, sull'aspirazione al sacro, sul rispetto delle radici e sulla sovranità”.
L'auspicio ultimo, per il consigliere-scrittore, è che l'Europa si liberi dal giogo della globalizzazione unificante e si riappropri dei suoi valori identitari e distintivi passando “per la restaurazione di una triade antica ed eterna: religione cristiana, filosofia greca e legge romana”. Lo chiamavano Trinità.
Ma Obstinate contra non è solo una dichiarazione di antagonismo al verbo dominante liberal-progressista. È anche una confessione pubblica di appartenenza politica.
Lo si evince dal capitolo probabilmente più controcorrente del libro, intitolato “Essere di destra oggi”. Pietrosante si riconosce nelle radici della destra del '900, rimandando persino alla memoria di Sergio Ramelli (citato come esempio del “saper restare se stessi, anche e soprattutto in condizioni avverse”), vittima negli anni '70 della strategia dell'odio politico. Ma al contempo l'autore si smarca dalla “vecchia classificazione” tra destra e sinistra. I due nuovi fronti ideologici, secondo la sua chiave di lettura, mettono oggi in contrapposizione “chi sostiene l'attuale modello planetario - avallando le pratiche del liberismo e della globalizzazione - e chi si oppone alla reductio ad unum del pianeta”.
Ed è appunto l'azione di contrasto alla costruzione della “società unica” o “società aperta” che specifica cosa significhi “essere di destra oggi” e che rende necessaria, nella tesi pietrosantiana, una “ridefinizione tattica e strategica” per una “destra nazionale” ancora troppo legata ai vecchi schemi del “nazionalismo patriottardo e piccolo-borghese”. Gianluca il bassanese invita di fatto i militanti e simpatizzanti di destra - che appaiono essere i destinatari principali della sua fatica - a compiere un salto di qualità, sentendosi pronti ad “abbandonare la retorica patriottarda per essere patrioti, nella più nobile accezione”. Dove per “patriota” si intende colui “che dev'essere un soldato politico in grado di contrapporsi alla vulgata imperante”.
Una nuova “lettura della realtà” che impone “la fedeltà ad una visione del mondo con la necessità di affermarla ogni giorno” e che conferisce all'agente segreto Pietrosante, sulle pagine del suo pamphlet, la licenza di attaccare: su diversi temi, come la decadenza della politica, l'atteggiamento “alla Marchese del Grillo” del premier Conte nel corso della pandemia, la subordinazione dell'Europa alle èlite tecno-finanziarie, il caso dell'artista Giovanni Gasparro finito nella gogna mediatica e dei social per un suo dipinto raffigurante il martirio del 1475 di San Simonino da Trento ad opera della comunità ebraica locale, il “libertinismo individuale” e l'agenda LGBT, la ricorrenza del 25 aprile (quest'ultima affrontata, per la verità, con toni distaccati).
Tutti argomenti apparentemente slegati, ma in realtà saldamente connessi dall'azione centripeta e omologante del “pensiero unico” e dal filo conduttore, sul fronte opposto, dell'analisi “identitaria”. Insomma: la patria è fatta, ora bisogna fare i patrioti.
Lo ribadisco: Obstinate contra è un concentrato di capitoli scomodi, con l'iniezione di vari tabù per l'immaginario comune, e in quanto tali generatori di reazioni inevitabilmente contrastanti a seconda del lettore. Ma tutto si può contestare all'autore - grazie a quel diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero che fortunatamente è ancora sancito dalla nostra Costituzione - fuorchè l'onestà intellettuale. Questo è un libro che gli assomiglia in tutto e per tutto e che è lo specchio del suo pensiero maturato da tempi non sospetti: non vi è nulla di artefatto o di studiato a tavolino. Il risultato è un piccolo manifesto di rottura degli schemi e l'autore ha avuto il coraggio di metterci la faccia. Perchè ci vuole comunque coraggio a remare in direzione opposta alla Corrente del Golfo di quella che lui chiama “retorica progressista”, attraverso il saggio dissidente di un bastian contrario. Firmato: Gianluca Malpensante.
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