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“Fermare l'iter della Nuova Valsugana”. La sezione di Bassano di Italia Nostra lancia un appello agli assessori e ai consiglieri regionali. “Il progetto si colloca in un quadro di mobilità nord-sud non risolto ed è lontano dal risolverlo”
Pubblicato il 11 feb 2015
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“Fermatela”. Sulla dibattuta questione della Superstrada Valsugana interviene la sezione di Bassano del Grappa dell'Associazione Italia Nostra, che lancia al riguardo un appello diretto agli amministratori regionali (assessori e consiglieri), diffuso anche alle testate giornalistiche. Il testo esprime la motivata richiesta dell'Associazione di abbandonare il progetto “in favore di altre proposte che, in una visione d’insieme del sistema dei trasporti, siano veramente funzionali sia alla risoluzione del problema viabilità della valle sia all’esigenza di supportare le attività economiche e culturali degli abitanti e dei numerosi visitatori abitualmente ospitati nel nostro territorio”.
Riportiamo di seguito, integralmente, il comunicato:
Immagine elaborata da Italia Nostra - Sezione di Bassano a supporto del comunicato stampa
ASSOCIAZIONE ITALIA NOSTRA - SEZIONE DI BASSANO DEL GRAPPA
COMUNICATO
Fermare l’iter della Nuova Valsugana
La sezione Italia Nostra di Bassano del Grappa è impegnata nella difesa e valorizzazione della Valsugana sin dal 1971, anno della sua fondazione.Ha da sempre proposto un attento riordino della viabilità alla luce dei valori paesistici unici di questo tratto lungo il Fiume Brenta. Oggi , nel momento in cui faraoniche iniziative di Project Financing minacciano l’integrità dei luoghi, scrive un accorato appello alla Regione Veneto per fermare il prevedibile scempio.
Premesso che siamo ben consapevoli che la responsabilità della decisione finale non è dei Sindaci, bensì dei Consiglieri della Regione Veneto e dei membri della Giunta Regionale, ai nostri primi cittadini abbiamo chiesto di farsi portavoce delle istanze degli abitanti della vallata che sono contrari a questa soluzione progettuale proposta.
Chiediamo ora a Voi Consiglieri e Assessori di fermare l’iter della Nuova Valsugana, e proponiamo l'abbandono di questo progetto in favore di altre proposte che, in una visione d’insieme del sistema dei trasporti, siano veramente funzionali sia alla risoluzione del problema viabilità della valle sia all’esigenza di supportare le attività economiche e culturali degli abitanti e dei numerosi visitatori abitualmente ospitati nel nostro territorio.
Nell'incontro organizzato il 21 Gennaio dai numerosi Comitati contro la Nuova Superstrada, presenti tutti i Sindaci dell'Unione Montana Valbrenta (oltre al Sindaco di Cassola), abbiamo condiviso la posizione assunta dalla Commissione Territorio e Ambiente, il cui Presidente ha elencato le varie problematiche rilevate, le stesse da noi ripetutamente fatte presenti sia ai Sindaci che alla Regione, soprattutto con le Osservazioni al V.I.A., in quanto dal quadro progettuale emerge un’infrastruttura parziale, funzionalmente frammentata, limitata al territorio regionale senza contemplare il rapporto con il territorio posto oltre il confine regionale e con il sistema autostradale esistente e futuro...
In altre parole il Progetto si viene a collocare in un quadro di mobilità nord-sud non risolto ed è lontano dal risolverlo. In tale contesto il territorio appare in balia di proposte di finanza da parte di operatori privati che sono ben lungi dal collocarsi in una strategia e in una logica di sistema.
E ancora, riguardo il quadro infrastrutturale di riferimento si ritiene necessario predisporre uno scenario specifico, prevedendo a fini simulativi la realizzazione del prolungamento dell’asse autostradale A31 verso il Trentino e il Brennero di cui sono già stati realizzati 90 Km, da Badia
Polesine fino a Piovene e ne mancano solamente 39 km per arrivare a Besenello. Tale infrastruttura è infatti considerata dalla Regione Veneto non alternativa alla Valsugana, bensì complementare. Proprio a fronte di ciò è necessario leggere i flussi di traffico che percorreranno la Valsugana simulando l’entrata in esercizio della A31 nord. Ciò consente una adeguata stima delle componenti di traffico attratto e generato, e impedisce di sovradimensionare le opere sulla base di un improbabile traffico previsto, falsando al contempo il Piano Economico Finanziario.
Se, inoltre, teniamo in considerazione che in data 25.06.2014 l'Istituto regionale di sviluppo e del territorio dell'Eurac di Bolzano ha comunicato all' IMONITRAF Transport di Innsbruck di aver rilevato nel 2013 un passaggio medio giornaliero al Brennero di 27.000 veicoli di cui 8.800 automezzi pesanti, possiamo capire anche quanto assurdo sia l'attuale progetto che verrebbe realizzato per un presunto, sicuramente erroneo perché gonfiato, passaggio di circa 35.000 veicoli.
Un'altra criticità è che il Progetto non è compatibile con la Convenzione delle Alpi, trattato europeo ratificato dallo Stato italiano con legge n.403 del 14/10/1999 ed entrata in vigore il 27/02/2000. Il tracciato nord del Progetto Preliminare è compreso nel territorio di competenza di tale trattato, in particolare quanto previsto dall’art. 11: “i progetti stradali possono essere realizzati solo a condizione che le esigenze di capacità di trasporto non possano essere soddisfatte né tramite un migliore sfruttamento delle capacità stradali e ferroviarie esistenti, né potenziando o costruendo infrastrutture ferroviarie e di navigazione, né migliorando il trasporto combinato o adottando altri interventi di organizzazione dei trasporti”.
Considerando inoltre le modalità di valutazione e pianificazione di importanti infrastrutture, è evidente il ricorso ormai abituale all'“emergenza” come giustificazione per imporre agli enti locali opere pubbliche inadatte al territorio (in primis dal punto di vista funzionale) perciò chiediamo di evitare in futuro che si ripeta quello che ad alta voce ha denunciato il Presidente dell’Unione montana Valbrenta, cioè che il Consiglio Regionale ha deliberato la "pubblica utilità" della Nuova Valsugana senza aver prima ascoltato i Sindaci interessati!
In conclusione ricordiamo lo spirito propositivo che ha sempre segnato le attività di Italia Nostra, che ha contribuito a individuare soluzioni progettuali alternative come già avvenuto con il progetto ANAS del 1999: con l’occasione suggeriamo di visionare quella soluzione che, confrontata con quella del project, evidenzia la differenza (in termini funzionali) della risposta alle necessità espresse dal territorio.
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