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Una gradita sorpresa: il bellissimo numero de “l'Illustre Bassanese”, fresco di stampa, dedicato al professor Vittorio Andolfato
Pubblicato il 11 feb 2021
Visto 4.601 volte
“Chi era costui?”. Vi giuro che questa mattina, trovando in un bar le nuove copie freschissime di stampa de “L'Illustre Bassanese”, vedendo a distanza la foto del personaggio in copertina mi è venuta in testa una domanda di questo tipo, in stile Don Abbondio dei “Promessi Sposi”. Perchè quel giovane uomo dai capelli corvini, immortalato in tenuta elegante in un felice momento in riva al mare, non lo avevo proprio riconosciuto.
Poi mi sono avvicinato e ho letto sempre sulla copertina il nome del protagonista di quello che è il numero 189 del bimestrale monografico di cultura bassanese: Vittorio Andolfato.
Ma anche in quel momento - credetemi - non ho immediatamente “collegato” il nome alla persona. Solo qualche attimo dopo, dando una prima scorsa alle pagine della pubblicazione, vedendo le altre foto che lo riguardano mi sono accorto che era lui: il professor Vittorio Andolfato, docente, educatore, divulgatore di saggezza e di cultura, punto di riferimento per generazioni di bassanesi e non solo che hanno studiato al Liceo Brocchi, uomo di grande presenza sociale e di profondo impegno civile, Premio Cultura Città di Bassano nel 2014. Me ne sono reso conto, prima ancora di leggere i testi, dalle ultime foto che lo ritraggono come l'ho visto e come me lo ricordo negli anni più recenti: con la barba bianca, i pochi capelli, gli occhiali e quell'aria distaccata, cordiale e allo stesso tempo sornionamente imperturbabile che emanava un carisma tutto suo.
Foto Alessandro Tich
Il numero a lui dedicato dalla pregevole e ormai storica rivista dell'Editrice Artistica Bassano ha tutte le caratteristiche dell'“edizione speciale”. A cominciare dal numero delle pagine: ben 64. È la prima volta nell'ultratrentennale storia della testata che la foliazione di un singolo numero raggiunge questa dimensione, come sottolinea nell'introduzione l'editore e direttore responsabile Andrea Minchio. Merito dei due curatori della monografia, Gilda Nicolini e Andrea Tadiello, che sono riusciti nell'impresa di raccogliere i ricordi e le testimonianze di ex allievi, colleghi e rappresentanti delle istituzioni e delle associazioni. Tutti coinvolti dai due curatori, come sottolinea ancora Minchio, “in una riconoscente operazione della memoria a circa un anno dalla sua scomparsa”.
“Non è la presentazione scientifica di un bassanese illustre - precisano Nicolini e Tadiello nelle note introduttive -; piuttosto, una raccolta di esperienze e vissuti che restituisce parte della meravigliosa complessità di Vittorio.” “Del resto - rimarcano i due curatori -, tratto distintivo di Vittorio era proprio la capacità di promuovere familiarità, condivisione, solidarietà: non a caso un gruppo di ex allievi ha scelto di dare al contributo una forma collettiva.” Un bel compito di gruppo in classe, dunque, promosso a pieni voti.
Il progetto editoriale è nato nell'estate del 2020, quando il distacco dal grande professore, scomparso nel dicembre del 2019, era ancora vivo. La squadra dei colloboratori della monografia ha affrontato l'arduo ma stimolante compito di descrivere una persona che è stata molto di più di un semplice docente di storia e filososia del Liceo Brocchi, assurgendo alla missione di formatore intellettuale e di promulgatore del “sapere libero e aperto” nelle giovani coscienze che lo ascoltavano in classe. Il risultato sono 78 anni di vita raccontati in 64 pagine, con la passione e la partecipazione della memoria diretta.
Non manca, nella rivista, la parte strettamente biografica che ripercorre soprattutto gli anni giovanili del protagonista, dagli anni del collegio a Milano negli anni '60 fino al conseguimento della laurea. Ma anche in questo caso la narrazione si dipana attraverso le testimonianze di docenti e studiosi che hanno condiviso quegli anni ruggenti con lui.
Più che una descrizione biografica, il resoconto delle “tappe di un'amicizia”, come scrive uno degli autori. Poi il focus della monografia si concentra, e in gran parte, sulla sua lunga carriera di professore al Brocchi, raccontata dai suoi ex allievi. Emergono così numerosi “frammenti di vita” riguardanti il suo insegnamento e il suo modello di approccio pedagogico e culturale con i suoi studenti. Capire prima che studiare, il valore della parola, la sua visione del mondo, la sua strepitosa ironia, le sue lezioni “uniche”, il rispetto e l'apertura verso le altre culture, ma anche le rabbiose “invettive” lanciate verso il malcapitato studente di turno che aveva pronunciato qualche “bestialità” e tanto altro ancora. Ne scaturisce un vero e proprio album di ricordi affettuosi e di aneddoti: e le foto di gruppo che ritraggono il docente assieme ai suoi ragazzi, anche quando questi nel frattempo sono diventati padri e madri di famiglia, danno la prova del rapporto profondo e duraturo che il maestro ha saputo instaurare con i suoi allievi.
L'ultima parte della pubblicazione - sempre in forza delle testimonianze di chi lo ha conosciuto e ha collaborato con lui - tratta infine dell'importante ruolo svolto da Vittorio Andolfato nella comunità bassanese. In primis come “conferenziere raffinato”, ma anche come co-promotore della rassegna “Venerdì Storia” alla Biblioteca Civica e inoltre come figura prestigiosa dell'associazionismo cittadino. Ne emerge, complessivamente, un degno tributo a quel genius loci che quell'uomo dai capelli corvini fotografato da giovane in riva al mare ha rappresentato pienamente.
Io non sono cresciuto a Bassano del Grappa e quindi non ho avuto la fortuna di essere tra gli studenti del prof. Andolfato. Ma ho avuto la fortuna, comunque significativa, di conoscerlo negli ultimi trent'anni della sua vita per motivi professionali e con stima reciproca. Ho avuto modo di accostarmi alla sua figura nella sua plurima veste di presidente dell'associazione “26 settembre” fondata in ricordo della Resistenza e dei valori fondamentali della Costituzione italiana, di promotore del dialogo interculturale con l'associazione “Babele” e con l'associazione della comunità albanese “Bashkimi Kombëtar” di cui era un membro onorario, di animatore e divulgatore culturale, di attento e puntuale frequentatore degli incontri in Biblioteca Civica. Mi ha sempre colpito l'autorevolezza di questo “piccolo grande uomo”, di costituzione minuta, che in questi tempi di valori traballanti e di parole urlate ha continuato ad essere fino all'ultimo - nella sua cortese riservatezza - uno spirito critico, libero e illuminante di questa città.
Lo incrociavo per strada con il suo passo svelto e felpato e le mani in tasca e nel suo stesso modo di incedere e di porsi di fronte agli altri percepivo l'aura di un atipico leader: non un trascinatore di folle, ma un educatore di generazioni.
Aveva anche il dono, raro, di non sprecare le parole: con poche frasi - sempre a voce sommessa - era in grado di esprimere concetti importanti, osservazioni profonde e giudizi taglienti. Dall'aspetto sembrava un uomo all'antica, ma la sua mente, forgiata da decenni di incontro a scuola con i giovani, è stata sempre molto rock.
Un esempio di “maestro di comunità” che supera la rilevanza dei confini cittadini.
La monografia de “L'Illustre Bassanese” è infatti un utile e interessante vedamecum culturale anche per chi non è bassanese o non ha conosciuto di persona il professor Vittorio Andolfato. Perchè dal suo multiforme profilo, così efficacemente raccontato da chi lo ha frequentato e ha condiviso con lui importanti momenti di vita, si capisce qual è il vero spirito della nostra Bassano e che cos'è, soprattutto, la “bassanesità”: la quale è un magico miscuglio di testimonianza civica, di apertura al dialogo, di impegno nella società civile e di sconfinato amore per la città. Per questo stamattina mi sono preso una copia della rivista e questa sera me la porterò a casa, dove la conserverò gelosamente in libreria.
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