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Il nostro caro Angelo
Il report del vostro umile cronista sul Vernillo-Show di ieri sera al Teatro Remondini
Pubblicato il 03 mag 2019
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Chiedo scusa a Mogol, e lassù anche a Lucio Battisti, se ho preso in prestito il titolo di una delle loro tante sublimi creazioni. Ma è la sintesi perfetta di quanto è successo ieri sera sul palco del Teatro Remondini a Bassano, sede dell'evento di presentazione del candidato sindaco del centrosinistra Angelo Vernillo nel giorno del suo 45simo compleanno.
Una fila di testimonianze e di dichiarazioni di intento mirate a celebrare la figura del prescelto in una serata dal doppio filo conduttore: un'apoteosi del Polettismo che si reincarna nel suo assessore uscente nonché aspirante successore e una parata dello status quo istituzionale e non solo che aspira anche per i prossimi cinque anni a rimanere tale. Una situazione in cui Vernillo - che dispensa sorrisi e stringe generosamente mani in platea prima che le luci si abbassino per la proiezione del suo video di presentazione - si trova perfettamente a suo agio. Quando poi i riflettori puntano sul palco, il candidato sindaco non è da solo. A svolgere infatti il ruolo di co-conduttore della serata c'è Alessandro Fabris, già assessore della giunta Cimatti, che di Vernillo è amico d'infanzia e testimone di nozze e che vede nell'amico-candidato “l'unica e vera opportunità di avere prosperità e benessere per i prossimi cinque anni”.
Fabris, nel corso della serata, ha anche il compito di imbeccare il pubblico con domande retoriche del tipo: “Allora chi vogliamo votare come sindaco di Bassano del Grappa?”. Indovinate la risposta. A un certo punto farà anche da paggetto, uscendo da dietro le quinte per raccogliere la giacca tolta da Vernillo per fare il suo discorso in maniche di camicia alla Renzi-style e caduta per terra dal leggio.
Angelo Vernillo durante il suo discorso (fonte immagine: Facebook)
Ma per un candidato sindaco che compie anche gli anni, si può fare questo ed altro.
Spalti gremiti, come si diceva una volta in “Tutto il calcio minuto per minuto”.
Platea e galleria full, qualcuno siede sulle scale perché non c'è più posto, una trentina di ritardatari vengono persino lasciati fuori per motivi di capienza e sicurezza.
Un centinaio di poltrone sono occupate dai candidati delle tre liste della coalizione con familiari al seguito, il resto da aficionados e simpatizzanti della causa. Il format della serata prevede alcuni giri di testimonianze da parte di persone che, a turno e per diverse tematiche, salgono sul palcoscenico per sottolineare i pregi amministrativi e i valori di fondo della Bassano vernilliana.
Ritorno al futuro
Tutti insieme, e come sempre appassionatamente, per affermare la propria adesione ai princìpi della vernillità. A partire dal capitolo che potremmo intitolare “Ritorno al futuro”, con l'intervento sul palco di quattro sindaci di Bassano che, per primi, lanciano l'endorsement per il nostro caro Angelo come loro ideale continuatore: Piero Fabris, Gianni Tasca, Stefano Cimatti e Riccardo Poletto.
Il già senatore Fabris, che diventò sindaco a 33 anni, associa il Comune “a una famiglia” e considera Vernillo una garanzia “di continuità sulla linea tracciata dal dopoguerra ad oggi in città”. Tasca, fondatore dell'Associazione “Politica in Regola” di cui il candidato sindaco fa parte, sottolinea che Bassano ha bisogno “di amministratori pedagogici e non demagogici” e che Vernillo, in più, “ha la competenza”. “Tutti parlano di cambiamento - dice Cimatti -. Il cambiamento stesso impatta anche nei valori”. E sulla presunta perdita di leadership nel territorio aggiunge: “Se la leadership significa voler occupare tutti i posti, allora sono contento che l'abbiamo persa.” Riferendosi infine alla politica di rientro dal debito pubblico da lui iniziata e proseguita dall'Amministrazione Poletto, Cimatti - applauditissimo - conclude: “Non vorrei mai che dieci anni di risparmio di formiche vengano scialacquati da cinque anni di propaganda e di cicale.”
Dopo l'intervento di Riccardo Poletto, sulle stesse corde dei precedenti, Ale Fabris chiede a Vernillo: “Che cosa porti a casa dall'esempio di questi sindaci?”. Risposta: “Porto a casa una grande storia sulle spalle e la volontà di essere degno di loro.”
Quando l'appeal fa rima con Pil
Il “Porta a Porta” de noialtri che fa da fil rouge allo svolgimento della serata prosegue con le altre testimonianze per ciascuna tematica del programma vernilliano prescelta.
Per l'hashtag “#non lasciare indietro nessuno” intervengono il presidente di Conca d'Oro Fabio Comunello e Abdul Ajeva, responsabile giovani dell'Associazione Islamica La Pace. Per il tema “#cultura bene collettivo” parlano Luciana Pilati, impiegata amministrativa che segue le classi di Dance Well e Lucia Cuman, imprenditrice e curatrice del progetto espositivo “Adriano Olivetti e la bellezza”. Per l'argomento “#sport per tutti” viene dato spazio alle testimonianze del presidente dell'Hockey Roller Ottorino Bombieri e di Giuliano Grosselle, istruttore nazionale di minibasket e allenatore di baskin.
Per lo slogan “#fare rete per proteggere il territorio” la parola passa a Mattia Bertin, PhD in Urbanistica, esperto in gestione delle emergenze e cambiamento climatico.
Infine Francesca Masiero, imprenditrice e mecenate d'arte e Giovanni Cinel, componente del direttivo del Marchio d'Area Territori del Brenta, sono i testimonial del capitolo “#fiducia nello sviluppo economico”. E alla Masiero va assegnato all'unanimità il premio speciale “Frase della serata”: “La bellezza crea appeal, e l'appeal crea Pil”.
Quindi il candidato sindaco, come già detto, si toglie la giacca e arriva il big moment del suo discorso ufficiale, più volte interrotto da applausi a scroscio.
Vernillo parte da lontano: nientemeno che da “I Promessi Sposi” del buon Manzoni di cui legge un brano che parla della peste e degli untori (frase-chiave: “Il buon senso c'era, ma se ne stava nascosto per paura del senso comune”).
Ma che c'azzecca la peste nera di cinque secoli fa con la Bassano del Grappa di oggi? Ascoltando Vernillo, è presto detto.
Bassano e la peste
“Anche nella Milano manzoniana del '600 soggiogata dalla peste - afferma il candidato sindaco - circolano fake news a go go su chi siano gli untori che propagano il morbo, scatenando una vera e propria psicosi di massa e caccia all'uomo.”
“Dall'altra parte - osserva - c'è il buon senso, ovvero la capacità di giudicare con equilibrio e ragionevolezza una situazione. Il buon senso ancora esiste ma è costretto a stare in disparte per timore che l'onda lo travolga.” “Una descrizione esagerata - prosegue - che tuttavia ci racconta qualcosa di importante, qualcosa che ha a che fare anche con ciò che oggi viviamo senza che attorno a noi sia davvero scoppiata la peste nera.”
Vernillo punta il dito sui “governanti” che “sospinti dal popolo stesso che li ha votati, lungi da ripristinare il buon senso si impegnano con parole e fatti ad alimentare il senso comune che non attende altro che una conferma per diventare protagonista o illudersi di esserlo. In questi giorni il buon senso non resta solo nascosto per paura ma viene spesso tagliato fuori, staccato ed espulso dal senso comune.” Ogni riferimento all'ondata leghista targata Salvini è puramente casuale. Per cui, nel Vernillo-pensiero, “abbiamo bisogno di una politica che unisce e non che divide”. Ma anche, per andare più sul locale, “di una politica che non pensi che la difesa di un tribunale sia la linea del Piave se al governo ci sono gli altri e quando al governo ci sono gli amici non si ricorda più niente”.
Ovvero “di una politica che sappia riconoscere gli errori e sappia porvi rimedio senza lanciare offese, strali e dichiarazioni di sufficienza contro oltre 8000 cittadini che mostrano preoccupazione per la propria salute, sulla base di atti ufficiali che mostrano tagli importanti al presidio ospedaliero”. “Non è tutto e sempre una campagna elettorale permanente effettiva - incalza l'aspirante primo cittadino -. Le battaglie di civiltà e per i diritti dei cittadini non hanno colore politico.”
Applausometro ai massimi livelli.
Epilogo
Quello riportato sopra, egregi lettori, è soltanto l'inizio del lungo intervento del nostro caro Angelo che a un certo punto cita anche e nientemeno che Barack Obama e che più volte sottolinea la necessità “di togliere lo sguardo dallo specchietto retrovisore” e “di guardare avanti per una città civile e prospera”.
“E se a qualcuno - è un passo del suo discorso - la memoria fa difetto, se crede alle fake news dei social o non vuole ricordare, spetta a noi tenere a mente e testimoniare, spetta a noi indicare che il re è nudo, che le forze del cosiddetto cambiamento altro non sono che la tentata revanche di chi da molto tempo e per nostra fortuna è fuori dalle stanze del potere e ha tanta voglia di tornarci.” “Dobbiamo ribadire - sbotta Vernillo - che a Bassano non potrà mai, mai accadere ciò di cui abbiamo assistito a Verona dove si benedicono e si patrocinano iniziative di chi vuole farci tornare al Medioevo. Bassano è una città che sorride, che non ha mai odiato e non potrà mai odiare.” Sitting ovation.
Il festeggiato si riveste la giacca per l'ultimo momento della serata che vede salire sul palco, una alla volta, le tre liste che lo sostengono coi rispettivi candidati: Bassano Passione Comune, Bassano per Tutti e Partito Democratico.
Fine dell'Angelo-Show. “Tutto Vernillo minuto per minuto” lascia la linea allo studio e gli spalti gremiti lentamente si svuotano. All'uscita dal teatro solerti simpatizzanti distribuiscono alla gente le spilline con la scritta “Vernillo Sindaco” e l'immancabile simbolo degli occhiali bianchi. Ma non è ancora finito tutto: c'è il brindisi conclusivo nell'attiguo bar del patronato parrocchiale della Santissima Trinità per festeggiare il compleanno dell'eroe della serata a spumeggianti calici di prosecco.
E tra un cin-cin e l'altro, il consigliere comunale uscente e candidato del PD Giovanni Reginato tira fuori la frase che è la summa dell'attuale momento vissuto in città e che ciascuno può interpretare a modo suo: “Ne vedremo delle belle.”
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