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“Il referendum sarà vinto porta a porta.”
A dichiararlo non è Bruno Vespa, ma una persona che, all'occorrenza, sa comunque tirare fuori il pungiglione: Ilaria Brunelli, già consigliere comunale a Bassano, di riconosciuta famiglia venetista, blogger e autrice di video virali sul referendum consultivo per l'autonomia del Veneto.
Il 22 ottobre è praticamente alle porte ed è la data della consultazione che chiederà ai cittadini veneti di esprimersi sul seguente quesito: “Vuoi che alla Regione del Veneto siano attribuite ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia?”.
Attivisti e sostenitori del Comitato Veneti Liberi per il Sì con il Kit Autonomia (foto Alessandro Tich)
E a un mese di distanza dall'appuntamento referendario il neonato Comitato Veneti Liberi per il Sì, costituitosi a Bassano del Grappa, si presenta ufficialmente agli organi di informazione locali in una conferenza stampa convocata al Caffè dei Libri in città.
“Veneti liberi - spiegano i membri del gruppo - di pensare con la propria testa e soprattutto liberi di pensare che le cose possono cambiare.”
Addosso le magliette gialle con il nome del Comitato scritto in rosso e, davanti al tavolo, la bandiera del Veneto col Leon e la vecchia bandiera repubblicana della Catalogna: quella stessa Catalogna oggi al centro delle cronache internazionali per l'imminente referendum sull'autodeterminazione dichiarato illegale da Madrid. Già da questi simboli gli attivisti per l'autonomia del Veneto fanno capire di che pasta sono fatti. E affermare che per loro la campagna del referendum corrisponde ad un autentico conto alla rovescia verso l'appuntamento del 22 ottobre non è un modo di dire: sulla home page del sito www.venetixilsi.com campeggia infatti il countdown che indica in tempo reale quanti giorni, ore, minuti e secondi mancano all'apertura dei seggi referendari.
A sostegno della causa ci sono anche delle testimonianze video di cittadini favorevoli al “Sì”: tra questi c'è anche Ming, un cinese che parla veneto (!) e che esprime la propria dichiarazione di voto a favore di un Veneto autonomo “par triboeare de manco”.
Ma web, social media e video, per quanto linguaggi adeguati alla società di oggi, non sono sufficienti a promuovere il referendum tra i residenti nel Veneto.
Per i componenti del Comitato ci vuole appunto il “porta a porta”, ovvero quel passaparola che sia in grado di ovviare al problema del “mancato supporto informativo dei media nazionali”. Da qui l'ideazione dello strumento con il quale la campagna referendaria sarà portata avanti. Si tratta del “Kit Autonomia”: un vero e proprio Kit identitario - o, se preferite, identiKit - che sarà distribuito alla gente e nel quale sono contenute le principali informazioni sull'appuntamento col voto e motivazioni a sostegno del “Sì”.
A cominciare da un volantino dai colori giallo e rosso che informa innanzitutto “Quando e dove si vota” e “Qual è il quesito che si vota”. Ma che spiega anche “Perché un referendum, se l'autonomia è già prevista in Costituzione”. Il riferimento - come sottolineato in conferenza stampa da Davide Lovat, autore del libro “il rischio della libertà”, scritto a due mani col presidente del consiglio regionale Roberto Ciambetti - è all'articolo 5 della nostra Carta costituzionale.
Il quale enuncia che “La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento”. “Sono 70 anni - rimarca Lovat - che aspettiamo che venga attuato questo principio istituzionale.”
Già dal 2007 la Regione Veneto ha provato ad avviare una trattativa con lo Stato per l'applicazione del decentramento autonomistico “ma sono passati 10 anni - si legge nel volantino - e da quella data non si è fatto niente”.
Tra le altre FAQ inserite nel documento: “Il referendum ha valore anche se consultivo?” (risposta: “Sì”). Inoltre: “È previsto il quorum?” (risposta: “Sì, col 50%+1 degli elettori veneti, ma il quorum non è sufficiente per iniziare una trattativa politica ed è indispensabile una percentuale decisamente più elevata e mostrare una volontà popolare marcata”).
Infine la domanda delle domande: “Se vince il “Sì” il giorno dopo siamo autonomi?” (risposta: No. Se vince il “Sì” al referendum inizia la trattativa con il governo italiano per ottenere tutte le 22 materie come previsto dalla Costituzione. Una volta trovato l'accordo, affinché l'autonomia divenga effettiva, il parlamento dovrà votare una legge a maggioranza assoluta dei componenti”). Le 22 materie di cui sopra sono quelle previste dagli artt. 116 e 117 della Costituzione, sulle quali il Veneto chiede di essere autonomo.
Il volantino si conclude con l'elenco dei primati economico-amministrativi made in Veneto, offuscati dallo Stato centrale: terza Regione per residuo fiscale (oltre 15 miliardi nel 2015), prima Regione su tutti e 10 gli indicatori di “virtuosità” della pubblica amministrazione, prima Regione per livello quali-quantitativo di servizi eccetera.
Nel Kit del bravo autonomista c'è anche una piccola scheda con la quale è possibile contattare almeno dieci persone tra parenti, amici e vicini di casa per informarle del referendum e sollecitarle al voto. C'è poi un gadget molto “brunelliano”, visti i precedenti di campagna elettorale della Ilaria de Bassan: un foglietto con un facsimile di una banconota da 50 euro, per simboleggiare le risorse che con l'autonomia sarebbero direttamente destinate in Veneto a istruzione, beni culturali e ambientali, ricerca scientifica, sport, protezione civile e via dicendo.
In alternativa c'è anche il facsimile di un assegno con la cifra di 3.137 euro: pari al residuo fiscale veneto (somme trattenute da Roma e non restituite in forma di risorse “risucchiate” e di servizi non resi) pro capite, neonati compresi. Concludono la dotazione dell'identiKit una fascetta di carta e un pin adesivo con la fatidica scritta “SI' vota il 22 ottobre referendum autonomia”.
“La nostra non è solo una battaglia economica, ma culturale e identitaria di un popolo in cammino”. È quanto dichiara Davide Guiotto, trevigiano, responsabile del sito della Regione dedicato alla lingua veneta. “Da dieci anni - aggiunge - la Regione ha riconosciuto il veneto come lingua. Dobbiamo riprenderci in mano la voglia di autodeterminazione per decidere il nostro destino.”
“È in corso un cambiamento antropologico e istituzionale - osserva Davide Lovat -. L'attuale tempo della globalizzazione sarà studiato in futuro come si studia oggi la fine del Medioevo. Nel transitare in un'epoca nuova è inevitabile che ci siano cambiamenti istituzionali. Noi non abbiamo rivendicazioni localistiche di tipo egoistico. Gli Stati di tipo otto-novecentesco sono diventati anacronistici e quelli dell'autonomia sono i temi quotidiani che interessano da vicino i cittadini.”
“Siamo prontissimi a parlare con chi intende votare “No” - puntualizza Ilaria Brunelli -. Siamo invece spiazzati da chi pensa all'astensione. Questa sì, è una posizione politica.”
E a chi dice che questo “è un referendum di Zaia”, ancora la Brunelli replica leggendo il seguente intervento:
“Ora basta! Il problema veneto è così acuto che noi da oggi predicheremo la ribellione dei veneti. Cittadini, non paghiamo le tasse, non riconosciamo il governo centrale di Roma, cacciamo via i prefetti, tratteniamo l’ammontare delle imposte dirette nel Veneto”.
“Non è Luca Zaia a parlare - spiega la blogger venetista - ma Guido Bergamo, parlamentare repubblicano eletto a Montebelluna.
E sono gli anni ’20. Chi snobba questo referendum dicendo che è della Lega dimostra profonda ignoranza della propria terra. La necessità dell'autonomia è un problema endemico e oggi abbiamo l'occasione di risolverlo.”
E domani, intanto? La campagna referendaria del Comitato prosegue giovedì prossimo 28 settembre sempre al Caffè dei Libri a Bassano “all'ora dello spritz” (18.30) con un aperitivo informativo sul referendum autonomia. Si replicherà ancora, alla faccia della superstizione, venerdì 13 ottobre alla stessa ora.
“Durante gli incontri - anticipano gli organizzatori - il collegamento diretto con la Cina per salutare il giovane architetto padovano Massimo Favarin che, assieme ad altri imprenditori emigrati, tornerà in Veneto apposta per il weekend del 22 ottobre per il referendum.”
Un veneto che dalla Cina torna a casa per votare a favore del Veneto di Ming.
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