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Sto seguendo con molta attenzione, da qualche giorno, il dibattito che è improvvisamente divampato in città - sulla stampa, ma soprattutto sulla Rete - riguardo alla questione dei cosiddetti profughi. E allora chiedo asilo anch'io al dibattito di cui sopra e voglio dire la mia su questa vicenda.
La discussione è stata innescata dalla comparsa, su facebook, della pagina “Stop profughi a Bassano” che nel proprio profilo online descrive la sua ragione d'essere con le seguenti parole: “Dibattito sui richiedenti asilo, sulle manovre autoritarie del Prefetto, sul silenzio della politica, sugli affari delle cooperative”.
Una “Comunità” che si è costituita sul social dopo la notizia che la Prefettura di Vicenza ha deciso di collocare circa una ventina di richiedenti asilo in un edificio privato di via Monte Sabotino in quartiere San Vito.
La pagina, come si legge sempre su Fb, è nata infatti “dopo l'incontro avvenuto in quartiere San Vito il 25/9/2015”. “Molti cittadini - aggiunge il testo - sono preoccupati e scandalizzati nel vedere come in un paese democratico determinate scelte che hanno ripercussioni su un'intera comunità siano imposte d'autorità dal Prefetto, senza tenere in alcuna considerazione i giudizi di sindaco e cittadini.”
Da qui la richiesta di chiarimenti a tre diversi interlocutori.
In primo luogo “alla politica”, invitata a dare “una risposta ferma e non equivoca” con la richiesta, “data l'impossibilità di avere garanzie e collaborazione da parte del Prefetto sulla gestione dei richiedenti asilo”, di ritirare per il futuro “l'impegno che l'amministrazione ha preso ad ospitarli”.
Poi “al sindaco”, a cui si richiede “di sincerarsi che le unità abitative che dovranno ospitare i profughi abbiano tutti i requisiti di idoneità previsti dal Regolamento di Edilizia e conseguentemente delle condizioni igieniche e sanitarie, degli impianti elettrici ed idraulici; ed opporsi là dove sia richiesto”. Infine “alla cooperativa” che gestisce il gruppo di migranti, a cui si chiede “un incontro pubblico, per avere garanzie su come verranno gestiti i profughi, visti i problemi che la stessa cooperativa ha avuto a Santorso”.
Alla medesima cooperativa “Stop profughi a Bassano” chiede inoltre “una rendicontazione sulle spese sostenute” ovvero “se esiste un appalto da 35 € al giorno (per ciascun profugo, NdR) come vengono gestiti questi soldi”.
Fin qui i presupposti dell'iniziativa sorta sul web. La quale - per chi vi scrive, e anche e soprattutto alla luce delle opposte prese di posizione degli utenti del social network scatenate dai contenuti della pagina - non va a priori né santificata né tantomeno demonizzata.
Si tratta infatti, comunque la si pensi sul tema dell'accoglienza agli stranieri, di un oggettivo contributo alla presa di coscienza di un problema che fino ad oggi, in riva al Brenta, è stato sempre fatto passare sottotraccia.
Profughi e coop: il caso emblematico di Recoaro
Voglio essere molto chiaro: quella che è in ballo non è una semplice e banale contrapposizione del concetto “profughi sì” versus “profughi no”. I disperati da oltreconfine, purtroppo per loro prima ancora che per noi, esistono e sono in costante aumento.
Ci sono precise procedure di identificazione previste al loro arrivo, ottemperate dalla Questura: chi le accetta (e non tutti le accettano) viene inserito nel programma di accoglienza che, su disposizione del governo, viene obbligatoriamente messo in atto dalla Prefettura. La quale, in mancanza di strutture pubbliche disponibili ad ospitare i rifugiati o in caso di non collaborazione da parte di qualche sindaco, ha i poteri di legge per collocare i richiedenti asilo in strutture private rispondenti allo scopo.
Non è quindi il caso di bendarsi gli occhi per far finta che il problema non sussista: ma è giusto e sacrosanto che le comunità dei territori di destinazione dei nuovi migranti - per prevenire ed evitare equivoci, incomprensioni e poco edificanti guerre fra poveri - siano opportunamente informate e, se del caso, anche rassicurate.
Ma è proprio quello che, a Bassano come altrove, non sta ancora accadendo.
E' da settimane che in altri Comuni della nostra provincia l'annunciato arrivo di consistenti gruppi di profughi, destinati a strutture private, veleggia in un limbo di scarsa informazione che disorienta i cittadini e genera insicurezza, anche in comunità dove l'ospitalità ai bisognosi appare essere un valore condiviso.
Prendiamo il caso - emblematico - di Recoaro Terme.
Qui, all'ex hotel “Bersagliere”, in pieno centro, è atteso l'arrivo dei 55 profughi che fino a qualche giorno fa erano sistemati nell'ex Colonia Alpina “Città di Schio” (proprietà del Comune di Schio) in Pian delle Fugazze, nel Comune di Valli del Pasubio. Una sede rivelatasi inadeguata e che anche per responsabilità della prima cooperativa a cui era stata affidata la gestione del gruppo ha vissuto non pochi problemi: in agosto una ventina di migranti nordafricani è letteralmente fuggita dalla struttura, mentre in settembre per ben due volte altri gruppi del contingente sistemato a Pian delle Fugazze sono scesi in strada a protestare per le condizioni in cui si trovavano.
Ora, presumibilmente il 21 ottobre, questi 55 migranti dovrebbero essere trasferiti a Recoaro: nel frattempo, per la cronaca, l'ex hotel “Bersagliere” è stato oggetto di due atti intimidatori incendiari compiuti da ignoti.
Attualmente il gruppo è stato temporaneamente trasferito in una struttura privata a Cesuna di Roana, a disposizione della nuova cooperativa che li gestisce. La quale - dopo che nell'ex albergo recoarese sono già stati effettuati i lavori di adeguamento per accogliere i nuovi ospiti, con relative spese - ha lanciato alla fine alla Prefettura la proposta di sistemare definitivamente il gruppo da un'altra parte, in una struttura alternativa sempre a disposizione della coop. E i Comuni interessati stanno a guardare.
Le “due fasi” dell'accoglienza
E' al momento ancora improbabile - ma non impossibile - che tale proposta si concretizzi, ma vi ho raccontato questa storia per sottolineare una cosa.
E cioè che l'organizzazione dell'accoglienza dei rifugiati appare divisa in due fasi, quasi contrapposte. Nella prima fase, quella che riguarda le mansioni d'ufficio della Questura e della Prefettura all'arrivo dei richiedenti asilo, tutto funziona secondo procedure e protocolli ben codificati.
Nella fase successiva invece, quando si tratta di risolvere il problema della loro dislocazione nel territorio, le procedure prendono altre vie.
Ed è qui che entrano in gioco le cooperative, che sembrano avere un innegabile potere d'acquisto nell'alimentare quello che io chiamo il “valzer dei rifugiati”. Che non sembra dipendere tanto da rapporti e accordi fra istituzioni (Prefettura e Comuni) quanto dalla effettiva disponibilità di immobili utilizzabili dalle coop, dal momento che - volenti o nolenti - un tetto sotto cui dormire questi cosiddetti profughi lo devono pur avere.
La questione, ora, si presenta puntuale anche nella nostra città: appare pertanto quanto mai opportuno, a mio personale modo di vedere, che il gruppo promotore di “Stop profughi a Bassano” - in sostituzione di chi, istituzionalmente, dovrebbe farlo - si rivolga alla cooperativa sociale che seguirà il gruppo collocato a San Vito per chiedere lumi sugli aspetti gestionali e amministrativi che la riguardano.
La pagina facebook va anche oltre e nell'affermare che “fatturare accoglienza non è fare accoglienza” punta il dito su quella che, dal suo punto di vista, è una vera e propria “industria della solidarietà”, partendo dal presupposto - come si legge in un post - che “noi cittadini ci ribelliamo non contro l'ospitalità ai profughi, ma contro il metodo utilizzato che si compie nell'interesse economico di qualcuno a spese dei cittadini”. E questo perché, sempre secondo “Stop profughi...”, “la risposta più semplice e immediata è che non arriveranno né famiglie, né profughi di guerra. Chi amministra già lo sa. Tutto ciò è legato al fatto che la coop che li colloca non ha alcun interesse a verificare che vi siano profughi, ma a “contare teste” che valgono 36 euro cad al giorno.”
“Lista di proscrizione” e libertà di opinione
Chi vi scrive non possiede gli elementi oggettivi per confermare o smentire quanto sostenuto dagli amministratori del profilo.
Ma proprio per questo è necessario che chi di dovere, Comune di Bassano in primis, ne renda conto e sappia dare le appropriate risposte, finanche a controbattere le tesi esposte online.
Ma è proprio qui che sorge il problema: l'Amministrazione comunale, invece di aprirsi ad un confronto costruttivo sull'argomento, sembra chiudersi a riccio.
A ciò ha contribuito innegabilmente la circostanza che “Stop profughi a Bassano” - creando di fatto un autentico precedente - ha pubblicato i nomi e le foto dei consiglieri che all'ultimo consiglio comunale hanno votato “no” agli emendamenti proposti dai banchi di opposizione che chiedevano tra le altre cose controlli sulle condizioni igienico-sanitarie e sulla agibilità dell'immobile di via Monte Sabotino, una verifica sulla reale identità dei presunti profughi e il pattugliamento della zona durante le ore notturne.
Un'iniziativa che ha suscitato un autentico vespaio, condannata dal sindaco Poletto alla guisa di una “lista di proscrizione” che “non porta un contributo alla soluzione del problema, ma si ferma alla pura contrapposizione ideologica”.
Sarà, ma sempre chi vi scrive non ravvede nella pubblicazione dei nomi e delle foto degli amministratori comunali una nuova forma di “gogna mediatica”, né tantomeno uno strumento di guerra di ideologie.
Si tratta semmai di un modo - sicuramente forte, e comunque generato da una posizione ben precisa sulla tematica in questione - di segnalare l'operato dei nostri amministratori, i cui atti sono pubblici e a cui dovrebbero pubblicamente, e altrettanto fortemente replicare.
Ma - come più volte scritto in questi anni, e in tempi non sospetti, nei miei articoli di questo portale - per i nostri politici locali, anche quelli della nuova generazione 2.0, il confronto diretto coi cittadini sulla Rete è a dir poco sgradito.
E invece la qualità intrinseca di un'Amministrazione - e di chiunque rivesta una carica pubblica - sta anche nella capacità di accogliere le critiche, per quanto dure e scomode possano essere.
Scomode anche troppo: prova ne sia il fatto che nella pagina facebook istituzionale del Comune di Bassano, come segnalato da alcuni utenti e dalla stessa pagina “Stop profughi...”, alcuni commenti - riferiti alla vicenda dei richiedenti asilo e al protocollo relativo al loro controllo sanitario - sono stati rimossi.
In conclusione, è ovvio e lampante che le forti posizioni espresse da “Stop profughi a Bassano” non possano trovare tutti d'accordo. Ci mancherebbe altro: la concordanza del pensiero avviene solo nei regimi totalitari.
Ma ciò non significa che non abbiano diritto di essere prese in considerazione, analizzate, discusse e finanche contrastate. Ragion per cui, caro Comune di Bassano, non nascondiamoci dietro a un dito: è la libertà di opinione, in questo caso, che chiede asilo politico.
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