Canova
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Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it

Il "Tich" nervoso

Art Attack

A proposito di una battuta ironica pronunciata dal sindaco Pavan davanti ad altre persone nei confronti di chi vi scrive

Pubblicato il 31-05-2020
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Canova

Bassano del Grappa, Galleria Civica del Museo Civico, presentazione alla stampa della mostra “Senza nuvole” con le opere dei due artisti contemporanei Alberto Scodro e Silvano Tessarollo, curata da Chiara Casarin con Elena Forin. Presenti il sindaco e assessore alla Cultura Elena Pavan, le due curatrici, i due artisti, due rappresentanti dei media locali (tra cui il vostro umile cronista), più altri astanti al seguito.
All’improvviso, prima dei discorsi di rito, il sindaco Pavan chiede: “Ma voi giornalisti come vi rapportate con l’arte contemporanea?”. Poi aggiunge, con un sorrisino ironico: “Sicuramente Tich preferisce quella classica.” Le rispondo di getto: “Se vuoi ti mostro tutti i miei biglietti della Biennale di Venezia.”
Mi sono girate le scatole. Mi hanno fatto girare le scatole le parole di questo sindaco che si permette di fare uscite superficiali sulle conoscenze culturali e sulle inclinazioni estetiche di una persona che nemmeno conosce, se non per gli articoli che le dedico quotidianamente.

Stane Jagodič, 'Dark Rays', serigrafia, 1975 (foto Alessandro Tich)

È Chiara l’origine di una battuta del genere, pronunciata davanti alla “modernista” Casarin e a tutti gli altri presenti. Ultimamente nei miei articoli in tema di Cultura e Museo non faccio altro che raccontare i fatti e misfatti della fuga silente da Bassano a Venezia della Pala di Sant’Anna di Jacopo da Ponte. Nell’occasione ho anche ricordato come Nostra Eccellenza Jacopo Bassano sia stato letteralmente dimenticato dalla programmazione dei Musei bassanesi degli ultimi quattro anni. Più volte, inoltre, ho avuto modo di contestare l’eccessiva dose (per la serie: il troppo storpia) di arte contemporanea iniettata tra le sale museali dalla direzione Casarin, che ha trasformato il Museo Civico nell’estemporanea dépendance di una galleria d’arte moderna. Da qui la genesi della boutade pavaniana: uno che scrive queste cose non può che essere un conservatore, un aspiratore della polvere del patrimonio classico, un reazionario oppositore del nuovo che avanza, un retrogrado sostenitore della vecchia guardia.
In questo caso il sindaco di Bassano non ha preso un granchio. Ha preso l’intero bancone dei crostacei del mercato di Rialto a Venezia, città attualissima in questi giorni.

Chiedere come ci si rapporta all’arte contemporanea mettendola in contrapposizione all’arte classica è come chiedere se si preferisce Mozart oppure i Pink Floyd. Non ha senso.
A maggior ragione per chi vi scrive, che in mezzo a una straordinaria forma di sperimentazione artistica di questo territorio (quella dei grandi maestri della ceramica contemporanea di Nove e Bassano) è letteralmente cresciuto, grazie a mio padre, che era il loro fotografo e che mi ha avvicinato a questo rivoluzionario mondo di innovatori della materia.
Di arte “moderna” mi sono sempre occupato nei miei lunghi anni di lavoro in televisione, stringendo una profonda conoscenza con alcuni grandi nomi della contemporaneità artistica locale: il compianto Vito Pavan, dall’inconfondibile gesto pittorico informale; il brasiliano Bruno Pedrosa, che trasferisce la sua policroma astrazione sui più diversi materiali; l’ideatore delle “Cave di Rubbio” Toni Zarpellon, maestro di inquietudine introspettiva.
E poi tanti altri protagonisti di servizi televisivi memorabili, realizzati in tutto il Veneto, tra cui Franco Batacchi, Domenico Boscolo Natta, Renato Meneghetti, lo scultore Toni Benetton. Ricordo anche i vari servizi che ho dedicato su mia iniziativa alle mostre allestite allo “Spazio Giovani” di Bassano, riservato ai giovani artisti del territorio, che era ubicato in quella che allora si chiamava piazzetta Ragazzi del '99. Mentre oggi ho il piacere di incontrare spesso il grande bassanese Luigi Bonotto, imprenditore e collezionista, Premio Cultura Città di Bassano, da cui mi faccio raccontare gli aneddoti e i segreti del gruppo di artisti internazionali Fluxus e del misconosciuto (ai più) mondo della poesia visiva, concreta e sonora.
Il marosticense Marco Chiurato, provocatore artistico per antonomasia, ha sempre trovato spazio sulle pagine di Bassanonet. Di Stane Jagodič, nome di punta dell’avanguardia grafica slovena, che ho conosciuto nella mia veste di giurato della rassegna di grafica internazionale “Umoristi a Marostica”, conservo a casa una avveniristica serigrafia degli anni '70, che vedete nella foto pubblicata sopra.
Potrei andare avanti a lungo, ma mi fermo qui. Tutti incontri, interviste, conoscenze, frequentazioni che hanno instillato in me il vero e proprio virus asintomatico della sensibilità nei confronti della creatività contemporanea.
Per questo, ogni due anni, in particolare tra gli anni ’90 e i primi anni 2000, sono sempre andato regolarmente a visitare i padiglioni della Biennale Internazionale d’Arte di Venezia: un’esperienza culturale per me eccitante, sorprendente, catartica e soprattutto cosmopolita.
Al punto che mi sono sempre portato dietro anche i miei due figli, che all’epoca erano ancora bambini.
Egregio sindaco di Bassano, alla fine di tutto si legga il mio assai cliccato articolo “Prima Visione”, dedicato a “Dif.fusione88”, mostra collettiva di dodici affermati artisti contemporanei del nostro territorio, allestita tra il settembre e l’ottobre dell’anno scorso negli spazi dell’ex Cinema Olimpia in via Marinali in città. Anzi, per risparmiare tempo, le do qui anche il link: www.bassanonet.it/news/27995-prima_visione.html. Basterà leggere quello e capirà come mi rapporto come giornalista, e assai positivamente, con l’arte contemporanea.

Scusate lo sfogo personalizzato, ma un’uscita pubblica del genere non ha potuto che suscitare il mio Art Attack. È vero: adoro - per vari motivi, anche autobiografici e professionali - Jacopo Bassano, mi affascinano le sculture di Canova, sono estasiato dagli affreschi di Giotto e mi sono commosso davanti a Caravaggio.
Ma ciò non significa che davanti alle provocazioni della sperimentazione artistica ovvero della ricerca stilistico-materica del nuovo Millennio, come pure alle nuove frontiere della videoarte, io non provi curiosità e interesse, per quanto spesso tali opere siano assai meno immediate nel poter essere “comprese” dal pubblico.
Nulla a che vedere con quello che scrivo sul Museo Civico di Bassano, sull’eccesso di commistione tra classico e moderno, sull’inopportunità di riprodurre digitalmente in bronzo il grande Cavallo in gesso del Canova, sull’oblio che negli ultimi anni questo Museo ha fatto cadere su Jacopo Bassano o sul recentissimo “ratto di Sant’Anna”, come lo ha chiamato qualcun altro. Perché l’arte è insieme contenuto e contenitore: l’opera si rapporta allo spazio che la conserva. E un Museo Civico come il nostro è uno spazio deputato a conservare e soprattutto a valorizzare lo storico patrimonio di opere permanenti che ne costituisce l’unicità e l’eccellenza. Non è solo identità locale, ma apertura verso il mondo. È ora che lo capisca finalmente anche un amministratore della Lega.

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