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In corsa per la vetta
Intervista ad Elena Donazzan, assessore regionale uscente, candidata con Fratelli d'Italia, che corre per la Regione per la quinta volta. “Nessuna promessa in campagna elettorale, ma la constatazione delle tante cose fatte”
Pubblicato il 13 set 2020
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In corsa per la vetta, per la quinta volta consecutiva. Ovvero per quel piano alto della politica locale che si chiama Regione Veneto, dove lei è di casa esattamente da un ventennio.
Elena Donazzan, assessore regionale uscente all'Istruzione, Formazione e Lavoro, venne infatti eletta per la prima volta in Regione nell'anno 2000. Poi altre tre elezioni nei tre quinquenni successivi. Ora si propone nuovamente per la riconferma, nella lista di Fratelli d'Italia, in “abbinata” - per l'opzione della doppia preferenza - con l'assessore al Commercio e al Turismo del Comune di Vicenza Silvio Giovine.
Elena Donazzan, candidata con Fratelli d'Italia
Elena Donazzan, perchè ha deciso di candidarsi in Regione per la quinta volta?
Perché il mio è un impegno che continua, peraltro in un momento dove penso di poter dare molto, perché è un momento delicato soprattutto sotto l'aspetto economico. Io mi occupo di politiche del lavoro da 15 anni. Siamo l'unica Regione che ha attivato, perché l'ho pensata in questo modo, le unità di crisi aziendali. La situazione è delicata e quindi io penso di poter dare quella competenza in più e la continuità. Continuità vuol dire che non abbiamo tempo da perdere. In queste giornate di campagna elettorale, io continuo a seguire le crisi aziendali.
Ne abbiamo calendarizzate, da giugno a settembre, 71. Quindi io non posso permettermi di dire “faccio campagna elettorale e non mi occupo del lavoro”. E poi la scuola.
Le problematiche di questo periodo si scateneranno nuovamente sulla scuola. Questa gestione, fatta da questo governo, è più fallimentare delle altre. Perché se è vero che la scuola avrebbe avuto bisogno di una riforma, in realtà ogni ministro dell'Istruzione vuole metterci un pezzo. Io penso invece che noi dovremmo fare quello che io avevo proposto ancora nel 2007, quando presidente era Galan, con vicepresidente Luca Zaia. Allora ci fu il primo atto della Regione del Veneto rivolto a una maggiore autonomia. Portai un documento importante, perché era una delibera-quadro della giunta regionale dove dicevamo “maggiore autonomia per la scuola, a partire dai concorsi”. Poi la Provincia Autonoma di Trento questa cosa l'ha fatta e per me è sempre stato un punto fisso. Anche in questi intensi ultimi tre anni legati al tema dell'autonomia io ho sempre spinto sull'istruzione. L'istruzione sarà un tema centrale dal primo minuto in cui si insedierà la nuova giunta. Io credo che si debbano prendere in mano non solo le problematiche che ci sono già adesso, ma anche con una gestione più solida e più fatta di competenze. Penso che questo sia il mio valore aggiunto, quello che io porto in dote al centrodestra e al mio partito.
Appunto, il suo partito. Lei adesso corre con Fratelli d'Italia...
...e cinque anni fa corsi con Forza Italia. Mi trovo in casa mia, io vengo dalla storia di Bassano del Grappa del Movimento Sociale con Pio Turchetti. Mi iscrissi al Movimento Sociale quando avevo 17 anni, ovvero mi iscrissero al Fronte della Gioventù. E qui a Bassano ho sempre rappresentato la destra giovanile. Poi diventiamo Alleanza Nazionale e grazie ad Alleanza Nazionale nel 2006 venni eletta alla Camera dei Deputati. Iniziava quella politica di posti fissi maschio-femmina. AN prese tanti voti, io comunque venni messa in una buona posizione e venni eletta alla Camera. Mi dimisi senza nemmeno mettere i piedi al parlamento, perché l'anno prima alle elezioni regionali molti bassanesi e molti vicentini (presi oltre 13.000 preferenze personali) avevano scritto sulla scheda il mio nome. Non c'era un elenco fisso.
E quindi tra essere deputato, magari serena per tutta la vita, e assessore regionale del Veneto, io preferii essere assessore regionale. Poi Alleanza Nazionale confluisce nel Popolo della Libertà, un grande partito. A me piacciono i grandi partiti, quelli che possono rappresentare tante identità, anche se io sono fortissimamente di destra. E poi, quando purtroppo il PdL si sciolse, diciamo che l'incompatibilità ambientale con l'allora segretario regionale di Fratelli d'Italia mi fece restare in Forza Italia e non andare in FdI. Un paio di anni fa ho poi deciso con il mio gruppo di fare un ripensamento. Devo dire anche perché Forza Italia non ha avuto una grande sensibilità per il territorio. Io ho cercato di far capire quale fosse l'importanza di crescere sul territorio. Ovviamente oggi sono alleati, anche con persone amiche che si stanno candidando. Però per me era diventato insostenibile non avere un senatore che rispondesse al telefono o che fosse presente sul mio territorio. Perché io per quel senatore avevo corso e siccome il mio viso è credibile e la mia figura politica è di una persona che è sempre stata sul territorio, altrimenti non sarei qui per il quinto mandato, ho scelto di parlare con Giorgia Meloni e dire “vorrei ritornare verso casa”. Nel frattempo quella incompatibilità ambientale non è stata superata, ma oggi Fratelli d'Italia è un partito che cresce, fa entrare più persone, e che spero di contribuire a far diventare grande. Vorrei che ritornasse ad essere un po' il “Popolo della Libertà”. Cioè FdI deve essere oggi quel partito grande, anche in Veneto, che riunisce tutte le aree della destra ma anche quel mondo di moderati che non si ritrova più da nessuna parte.
Abbiamo detto la parola magica: “territorio”. Oggi questo territorio di cosa ha bisogno?
Oggi questo territorio ha una opportunità grande, anzi più opportunità grandi. La grande opera infrastrutturale che sarà, cioè la Pedemontana, che aprirà oramai l'anno prossimo, porterà flussi. I flussi e le comunicazioni nella storia portano ricchezza, culturale, economica, e portano confronto. E Bassano è il centro di questo grande territorio. Vorrà anche far ragionare l'Alto Vicentino meglio, andando oltre la dialettica spesso conflittuale tra i due grandi ospedali di Bassano e di Santorso che meritano, per le popolazioni che rappresentano, di essere al massimo della loro efficienza. Non ci deve essere la corsa a “io metto un pezzo qui e lo tolgo a Bassano e viceversa”. Questa dialettica non deve essere più conflittuale, ma compartecipe. Terza cosa: la Pedemontana, per la fascia vicentina segnatamente, è il sistema economico-produttivo più dinamico. Lo dico come assessore al Lavoro. Lo si è visto anche nella crisi del 2009, che io ho seguito in prima persona e che mi ha fatto gestire le politiche del lavoro a tal punto in modo meritevole da essere confermata da due presidenti diversi a fare l'assessore al Lavoro e poi riconfermata da Zaia. Io sono l'assessore più vecchio con lui. Questa cosa è ovviamente segno di una stima reciproca ma anche di un lavoro fatto. Bassano e tutta la fascia pedemontana hanno un dinamismo economico altissimo. Minima disoccupazione anche durante la crisi, grande capacità imprenditoriale, forte identità. Che cosa bisogna fare allora per spingere di più? Avremo nuove sfide: certamente quella dell'internazionalizzazione.
Che fare, dunque?
Ho scelto di fare un materiale elettorale dove ho messo solo le cose fatte. No promesse, no voli pindarici. In termini di prospettiva io ho investito proprio sul bisogno delle imprese di crescere. A Bassano vorrei che ci fosse un ITS. Molti non sanno che cos'è. È da una decina d'anni che in Italia c'è un percorso di alta formazione, parallelo all'università, che legge i bisogni di un certo distretto produttivo, di un certo settore. A Bassano non c'è e io credo che ci dovrebbe essere. Alta formazione superiore perché possa poi diventare un punto di riferimento per le imprese. A Bassano possiamo fare molto di più per quanto riguarda i collegamenti con il turismo, che è una competenza della Regione. Noi ce ne siamo resi conto in questo periodo di quanto Bassano fosse una città turistica e di quanto poco avessimo ciò nella testa.
Negli ultimi tempi parlo coi commercianti, baristi, ristoratori, albergatori che hanno avuto un contraccolpo notevole e mi dicono che i turisti stanno mancando. Eppure non abbiamo mai pensato alla vocazione turistica della città. Altrimenti avremmo pensato a un collegamento molto più forte con il nostro Grappa e con Vicenza. Perché io mi candido, con la doppia preferenza, con Silvio Giovine che è l'assessore al Turismo della città di Vicenza? Perché io credo che tra Vicenza e Bassano debba esserci sinergia, complice il Ponte e quindi Palladio che è il nostro comune denominatore al di là delle rispettive identità che resteranno diverse. Palladio è conosciuto nel mondo, la sua influenza stilistica col Palladianesimo è presente in tutto il mondo anglosassone. Sempre sul turismo, non abbiamo abbastanza investito sui legami con gli italiani nel mondo e specificamente con i veneti nel mondo. Eppure oggi, post-Covid, quando dovremo ripensare completamente la nostra economia, io credo che la globalizzazione spinta abbia segnato il passo. E quindi oggi, non volendo rinunciare alla nostra capacità di essere internazionali e internazionalizzati, noi abbiamo tutta la necessità di fare in modo che si parli un linguaggio comune. Io vorrei portarmi qui principalmente i turisti che abbiano la mia stessa cultura e identità e magari anche potere d'acquisto. Ne abbiamo in Brasile, in Argentina, negli Stati Uniti, in Australia, ne abbiamo ovunque nel mondo.
Quanto abbiamo investito sui flussi specifici? E a Bassano del Grappa (pensiamo solo a Nova Bassano in Brasile) abbiamo forse dei gemellaggi fatti in forma strutturata? No. E allora io penso che questo sia un obiettivo per richiamare flussi nel nostro territorio, insieme alle nuove intelligenze, perché il futuro ci parlerà di una circuitazione delle persone.
I famosi “cervelli in fuga” o giù di lì?
Sì, i nostri giovani. Io ho fatto anche un'iniziativa per il rientro dei cervelli. Ho riportato a casa 3000 giovani intelligentissimi che erano andati all'estero per andare a fare o i ricercatori, o i docenti, o i manager. Riportati in Veneto con 14 progetti per 3000 destinatari. Perché ho fatto questo? Io penso che il grande patrimonio che abbiamo in termini culturali e di capacità debba tornare ad essere reinvestito in patria. E Bassano in tutto questo può fare moltissimo. E c'è ancora un'altra considerazione...
La dica.
Un legame più forte con Venezia deve esserci. Non lo abbiamo sfruttato abbastanza. Abbiamo un treno che ci collega. Il treno sarà al centro delle prossime programmazioni comunitarie. Perché io voglio starci in Europa come nazione, però non come cavalier servente o con la mano tesa. Pretendo dignità e ruolo, come Italia. La prossima programmazione europea punterà anche sul green, in tutti i sensi: trasporti, sviluppo di progettualità, capacità di creare nuove competenze. Che rapporto avere con Venezia? Perché oggi quel rapporto non c'è.
Io credo molto, per gli studi che ho fatto, che le vie di comunicazione siano il viatico.
Lo vediamo dalla nostra Valsugana: le ragioni della storia sono le ragioni delle vie di comunicazione. Noi tra Bassano e Venezia abbiamo un treno, che oggi è cadenzato e anche dignitoso. Io nei prossimi dieci anni voglio più Bassano-Venezia, perché anche Venezia si sta ripensando. Venezia dovrà avere uno sfogo dei suoi 40 milioni di visitatori, sui 60 milioni che vengono in Veneto. Puntiamo a quanti, per farli venire a Bassano? Un milione all'anno? Sarebbe un numero impressionante. Ma è gestibile, se tu hai un flusso di turismo che si riesce a sviluppare. Ma un turista oggi non lo hai se tu non lo catturi, se non gli dai dei servizi, se non gli dai un'offerta. Poi noi dobbiamo lavorare molto sull'identità di questo territorio.
In che senso?
Noi abbiamo vinto a Bassano, e per noi dico centrodestra, perché volevamo parlare di una Bassano capitale di un territorio. Questa cosa va fatta, non in termini di prevaricazione.
Il Bassanese è un territorio che deve essere ritessuto e di cui Bassano può essere un “primus inter pares”. Per fare questo dobbiamo “ricostruire” il benessere. Io posso dirlo da assessore di lungo corso, negli anni questa città si è impoverita. Si è impoverita culturalmente, commercialmente. Non posso continuare a sentir dire che “una volta si veniva a Bassano”.
E quindi per fare questo, e per renderla di nuovo attrattiva, noi dobbiamo pensare di renderla di nuovo economicamente appetibile. È di questi giorni la delibera che il mio braccio destro nonché collega assessore al commercio di Vicenza Silvio Giovine ha portato. Dopo due anni di grande lavoro con la Sovrintendenza, è stata presentata la delibera che dice: basta kebab in centro, basta phone center, basta supermercati dentro il perimetro culturale di un centro storico, no money transfer, no paccottiglia, no negozi etnici che non danno un messaggio culturale. E questo diventerà per me e per Giovine, per le cose che facciamo, un disegno di legge da presentare in Regione. Così come ci siamo presi l'impegno che faremo una legge a tutela del commercio ambulante italiano per il livello di qualità. I mercati sono nei centri storici, è una cosa tipicamente italiana. È un luogo della socialità e delle relazioni, ma è certo che se ho trenta banchetti di cinesi e pochi di italiani, vuol dire che stiamo abbassando il livello. Io credo che la prossima economia dovrà essere sostenibile non solo sotto l'aspetto del green ma anche sotto l'aspetto della gestione della socialità. E per me gestione della socialità vuol dire provare a dare lavoro alla mia gente, principalmente.
La scuola e il lavoro sono deleghe che danno consenso?
No. Però per il consenso che è sempre stato dato, per come ho lavorato, è il frutto di una prospettiva e spero di una serietà riconosciuta.
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