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Laura VicenziLaura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it

Interviste

Intelligenza Artificiale: istruzioni per l'uso

La nostra intervista a Morgan Palmas, protagonista giovedì 11 settembre, in Sala Martinovich, di Connessioni contemporanee

Pubblicato il 07 set 2025
Visto 4.789 volte

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La seconda serata di Connessioni contemporanee, la nuova rassegna di Bassanonet dedicata all’approfondimento di alcuni temi culturali che attraversano il nostro tempo, giovedì 11 settembre ospiterà Morgan Palmas, che in Sala Martinovich a partire dalle ore 20.45 parlerà di Intelligenza Artificiale.
Su Radio Voice, mediapartner della rassegna, si potrà in seguito all'incontro ascoltare in un podcast una conversazione con Palmas condotta da chi scrive.

Intelligenza Artificiale, tra presente e futuro, il tema dell'incontro di Connessioni contemporanee

Il focus scelto per l’appuntamento è oggetto di molti dibattiti in svariati campi: “se la conosci non ti uccide”, dal titolo dell’incontro, comincia a essere una convinzione per molti. Conosciamo intanto da vicino il relatore, già protagonista di alcuni articoli pubblicati in occasione di laboratori molto interessanti proposti all’interno CartaCarbone Festival (shorturl.at/wiUEd).
Morgan Palmas, agente letterario ed editor, ha fondato l’agenzia letteraria e blog editoriale Sul Romanzo nel 2009; è ideatore della community editoriale 22e22 e docente alla Scuola “Palomar”, di Rovigo. Ha continuato a formarsi nel campo della scrittura creativa, dell’editing e del mental coaching. Da alcuni anni si interessa di blockchain, Web3 e nuove tecnologie da applicare all’editoria. Non tutto chiaro per tutti, il suo territorio di competenza, piuttosto immediato invece comprendere che si occupi da professionista di scrittura e di libri, che operi all’interno del settore dell’editoria.
Tornando al tema generale, che avrà anche una sezione speciale dedicata alla lettura e ai libri: lo scienziato premio Nobel Geoffrey E. Hinton, “padrino” dell’Intelligenza Artificiale, ha affermato che senza vincoli si tratta di un’arma terribile; da più parti all’interno dell’urbanistica si afferma che la stessa stia ridisegnando le città; nascono gruppi musicali di successo che non esistono, come il caso di The Good Dog; sempre nel campo delle arti, non è più troppo evidente se ci si trovi davanti a opere pensate e realizzate da un umano o da qualcos’altro; per venire al giornalismo, si sollevano questioni etiche sull'accuratezza, la disinformazione, la diffusione di fake: appare evidente che la sfida sia culturale, oltre che tecnologica.
Ne parliamo dunque nel secondo appuntamento della nostra rassegna, che si interessa di tematiche trasversali, tra cultura e attualità, con un appassionato ed esperto. A seguire, dopo la conferenza ci sarà un dibattito a cui prenderanno parte Anna Mancuso, docente formatrice; Riccardo Poletto, Dirigente Scolastico, ex Sindaco di Bassano e Andrea Sbrissa, Project Manager e Digital Consultant che fa capo al Cre-ta di Cassola.
Qualche domanda per Palmas, ad anticipazione dell’incontro.

Abbiamo intorno un panorama composito, che non autorizza a previsioni facili sullo sviluppo futuro di queste tecnologie. L’orizzonte che intravedi?
È vero, la previsione lineare non esiste più: lo sviluppo dell’AI procede per salti improvvisi, non per progressioni regolari. L’orizzonte, a mio avviso, è duplice. Da un lato, una rapida integrazione nei processi aziendali, dall’altro una crescente regolamentazione. Secondo McKinsey, il 75% delle imprese globali prevede di integrare l’AI generativa entro il 2027, mentre già oggi circa un lavoratore su quattro in Europa utilizza strumenti di AI in modo diretto o indiretto. Non si tratta quindi di un fenomeno marginale ma di un cambiamento strutturale. A medio termine vedo un ecosistema ibrido, in cui l’umano resta decisivo nel dare senso, direzione e responsabilità all’uso delle macchine.

Tra le figure interessanti e potenti che orbitano nel mondo dell’AI c’è quella di Peter Thiel. Per presentarlo in sintesi: venture capitalist tra i più influenti e potenti del sistema economico americano, socio di Elon Musk in PayPal, una formazione umanistica, ex promettente scacchista, fondatore di una intera costellazione di società dai nomi di derivazione elfica. Di che orbite stiamo parlando, quello che tiene le redini del mondo reale è un mondo da serie tv?
Le orbite reali sono quelle finanziarie, tecnologiche e geopolitiche. Peter Thiel è un catalizzatore. Con l’azienda Palantir, ad esempio, ha intrecciato big data, difesa nazionale e sicurezza globale, diventando interlocutore diretto dei governi. In apparenza sembra una narrazione da serie tv, ma in realtà è la dimensione concreta del capitalismo digitale. Chi controlla l’infrastruttura tecnologica e i dati esercita un potere paragonabile a quello degli Stati nazionali. Non a caso, l’AI è oggi terreno di competizione strategica tra USA, Cina ed Europa. Nel 2023 gli investimenti in AI hanno superato i 67 miliardi di dollari a livello globale e la crescita sta continuando: numeri che spiegano perché le figure come Thiel sembrino muoversi in un universo quasi parallelo, ma con effetti immediati sulle nostre vite quotidiane.

L’Intelligenza Artificiale si è silenziosamente insinuata all’interno di tantissimi sistemi e applicazioni di uso comune e generale, grazie a tecniche di apprendimento automatico. Ci si dovrebbe preoccupare?
Dipende dall’angolo di osservazione. Se parliamo di comodità quotidiana, l’AI è già ovunque: motori di ricerca, mappe, assistenti vocali, sistemi bancari antifrode. Secondo uno studio di Stanford del 2024, il 77% delle persone utilizza almeno una app o un servizio basato su AI ogni giorno, spesso senza esserne consapevole. La preoccupazione nasce quando il controllo diventa opaco. Chi governa i dati, chi decide i criteri etici, chi si assume la responsabilità delle conseguenze? La tecnologia non è buona o cattiva in sé: dipende dall’uso che ne facciamo. È necessario un equilibrio tra innovazione e trasparenza, senza cedere né all’entusiasmo cieco né alla paura paralizzante.

Molti affermano che la rete, internet, stia diventando una tecnologia da preservare nello stesso modo in cui lo facciamo (o non lo facciamo) per gli ecosistemi naturali. Cosa ne pensi?
Concordo. La rete è ormai un ecosistema. Così come parliamo di biodiversità, dovremmo parlare di info-diversità. Se l’informazione viene colonizzata da poche piattaforme, corriamo il rischio di un impoverimento culturale simile a quello ambientale. Basti pensare che cinque grandi aziende tecnologiche controllano oltre il 60% del traffico online globale. Preservare internet significa garantire pluralità di voci, accesso aperto e sicurezza delle infrastrutture. È un compito civico: non si tratta solo di tecnologia, ma di democrazia.

Quanto sono cambiati, in breve tempo, il mondo dell’editoria e soprattutto quello della scrittura, con la diffusione di queste intelligenze “parallele”?
Il cambiamento è tuttora disorientante. Gli scrittori hanno oggi strumenti che accelerano la fase di documentazione, di revisione stilistica e persino di costruzione narrativa. Secondo una ricerca di WordsRated del 2024, il 37% degli autori emergenti dichiara di aver già utilizzato un tool di AI per scrivere o revisionare testi. Nella filiera editoriale gli editor, come me, si trovano di fronte a un nuovo scenario. Non sostituzione, ma trasformazione del mestiere. L’AI è un amplificatore, può alzare la qualità del testo o renderlo piatto, a seconda di come viene usata. Credo che la vera sfida non sia tecnica, ma culturale. Insegnare a usare queste intelligenze parallele come alleate, senza perdere l’unicità dello sguardo umano.

Per informazioni in dettaglio sulla rassegna e sull'incontro: www.connessionicontemporanee.it.

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