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Luigi Marcadella
Giornalista
Bassanonet.it
Il Marcato dell’energia
Le contromosse della Regione Veneto per “normalizzare” la crisi. Con l’obiettivo nel prossimo futuro dell’autonomia energetica. Intervista in esclusiva all’Assessore regionale Roberto Marcato
Pubblicato il 15 apr 2022
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Gli aumenti a tre cifre del costo dell’energia sono destinati ad azzoppare la crescita dell’economia veneta. Non più tardi di qualche settimana fa Alberto Favero, vicepresidente di Confindustria Vicenza con delega alle Relazioni Industriali, diceva a chiare lettere che questo «balzo dei costi energetici sta determinando il fermo produttivo di diverse aziende manifatturiere. E quelle che non l’hanno ancora fatto, stanno facendo i propri calcoli e le relative valutazioni». La situazione non è migliorata, anzi gli effetti di questo effetto domino “energia-prezzi” devono ancora svelarsi tutti, semplicemente perché le aziende non hanno completamente riversato sui listini gli aumenti dei costi di produzione. In esclusiva per Bassanonet, l’assessore regionale allo Sviluppo Economico Roberto Marcato, titolare della delega all’energia, mette in fila tutti i provvedimenti che la Regione sta mettendo in campo per “normalizzare” la situazione. Con all’orizzonte il sogno dell’autonomia energetica.
Assessore, oltre ai piani di livello governativo, per sostenere le aziende cosa può fare la Regione in campo energetico? Le competenze sono diverse e trasversali.
Roberto Marcato, Assessore regionale allo Sviluppo economico
«Servono provvedimenti emergenziali per sostenere le aziende colpite dai rincari energetici ed in questo senso vanno alcuni dei provvedimenti governativi, adottati anche a seguito del confronto con le Regioni. Occorre recuperare il tempo perduto rispetto agli investimenti sulle energie rinnovabili e nuove fonti di energia, dal fotovoltaico, all’idrogeno, al nucleare, abbandonando i preconcetti ideologici che spesso hanno frenato lo sviluppo di queste fonti alternative. Sono queste le necessità che il mondo delle categorie produttive del Veneto ha espresso e che abbiamo portato all’attenzione della Commissione Attività Produttive in seno alla Conferenza Stato Regioni. L’obiettivo è quello di arrivare all’autonomia energetica, necessità che va di pari passo con quella di poter contare su una politica energetica industriale».
Avete stanziato 22 milioni di euro per l’efficientamento energetico. Per tenere a galla i distretti energivori (carta, ceramica, vetro, fonderie) servirà qualcosa di più.
«Per non bloccare la ripresa delle nostre imprese e garantire la sopravvivenza di quelle più energivore, abbiamo già da tempo condiviso con il Governo i bisogni espressi dalle categorie produttive del Veneto. Insieme alle altre Regioni, infatti, abbiamo richiesto specifici provvedimenti emergenziali. Parte delle istanze avanzate sono già state accolte nei recenti “Decreto Energia” e “Decreto Ucraina”, ci attendiamo tuttavia che tali provvedimenti siano presto accompagnati da nuovi stanziamenti di risorse e da misure di carattere strutturale».
La sua idea per superare il picco della crisi energetica?
«La Regione ha stanziato somme ingenti per l’efficientamento energetico non solo delle imprese ma anche degli edifici pubblici. Ricordo che già a novembre 2021 siamo intervenuti con uno stanziamento straordinario di 3 milioni di euro a favore delle vetrerie di Murano per evitare che l’impennata del prezzo del gas costringesse le nostre imprese, che sono una eccellenza del Made in Italy, a spegnere i forni. Inoltre, sto promuovendo ulteriori interventi per finanziare le piccole imprese che vorranno installare impianti fotovoltaici».
La guerra ha stravolto uno scenario già complicato.
«Certo, ha peggiorato uno scenario caratterizzato già dall’aumento straordinario dei costi energetici e delle materie prime che ha spinto al rialzo l’inflazione. Si consideri che tra maggio 2021 e marzo 2022 gli aumenti di prezzo delle componenti energetiche sono stati esponenziali: +740% per l’energia elettrica e +843% per cento per il gas. Mi chiedo tuttavia se questa situazione non dipenda anche da fenomeni speculativi che bisogna con forza arginare e dunque ben venga ogni intervento sul mercato del gas per cercare di arginarne le fluttuazioni. È altrettanto chiaro che se vogliamo garantire alle nostre imprese l’energia di cui hanno bisogno dobbiamo sfruttare tutte le fonti che abbiamo a disposizione a cominciare da quelle presenti sul territorio».
Oltre alla crisi energetica, dobbiamo ancora vedere tutti gli effetti della guerra sulle imprese venete.
«Rispetto allo scambio commerciale tra il nostro Paese e i mercati russo e ucraino, l’attuale situazione di conflitto e le conseguenti sanzioni costeranno all’Italia circa 9,9 miliardi di euro (corrispondenti all’export verso questi Paesi nel 2021). Molto grave sarà l’impatto sulle piccole imprese: i settori italiani con la maggiore concentrazione di micro e piccole imprese (soprattutto alimentari, moda, mobili, legno, metalli) vendono in Russia prodotti per 2,7 miliardi di euro, pari al 34,9% delle nostre esportazioni nel Paese».
Il Piano Energetico Regionale è utile per affrontare un’emergenza di questo livello?
«La Regione Veneto lo ha approvato già nel 2017 e stiamo lavorando al nuovo Piano. Servirà per definire una politica energetica di medio lungo termine che indicherà le strategie regionali in tema di energia, nell’ottica della transizione verde e della sostenibilità, in linea con il Green Deal europeo. Puntiamo all’autonomia energetica, alla differenziazione delle fonti, ad uno sviluppo sostenibile delle fonti rinnovabili: pandemia e crisi dovuta all’aumento dei costi energetici impongono di ragionare in prospettiva. Dobbiamo accelerare la transizione energetica anche per essere preparati ad affrontare in futuro eventi straordinari che difficilmente solo un paio d’anni fa potevamo immaginare».
Nell’ottica di un politica strategica sull’energia, Marghera potrebbe diventare il nuovo polo italiano della “Hydrogen Valley”. Alcuni colossi dell’energia stanno investendo molto, con risultati che danno ottimismo. Qual è la sua posizione su questo?
«L’Hydrogen Strategy europea prevede di raggiungere entro il 2050 la maturità tecnologica ed un’implementazione su vasta scala dell’economia dell’idrogeno, stimando che, per quella data, il 25% del consumo di energia sarà rappresentato dall’idrogeno verde. Stiamo investendo per far diventare il Veneto un polo dell’idrogeno, per costruire e valorizzare una filiera che ha da noi un potenziale molto forte anche grazie alle competenze accademiche e tecnologiche presenti nella nostra Regione. Uno degli obiettivi della Fondazione “Venezia capitale mondiale della sostenibilità” è proprio la creazione di un polo dell’idrogeno a Porto Marghera. Si tratta di un’area che ospita infrastrutture importanti: canali navigabili e bacini, porto commerciale, infrastrutture stradali, ferroviarie e servizi. È un progetto al quale credo molto. Venezia e il Veneto rappresentano un soggetto ideale per sviluppare un polo dell’idrogeno».
C’è già una visione di come potrebbe delinearsi questo polo?
«A partire da Venezia, si potrebbero individuare altri distretti e filiere su tutto il territorio regionale dove realizzare le applicazioni in argomento fino alla creazione di una vera e propria filiera regionale dell’idrogeno. Come Regione abbiamo manifestato interesse all’utilizzo di aree dismesse per la creazione di impianti di produzione di idrogeno verde e vi posso assicurare che l’interesse delle imprese, non solo dei colossi energetici, e del mondo accademico verso questa iniziativa è molto alto».
Quindi quali sono i punti cardine per un piano Veneto di “resilienza energetica”?
«Oltre al progetto sul polo dell’idrogeno, in parallelo stiamo investendo, come detto, sulla promozione e sulla diffusione sul territorio di Comunità energetiche rinnovabili e Gruppi di consumatori collettivi, nuove configurazioni di produzione e consumo energetico diffusi che possono contribuire fattivamente a ridurre i costi delle bollette. Il PNRR potrebbe contribuire alla nascita di circa 670 comunità energetiche solo nei Comuni della regione con meno di 5.000 abitanti. E ricordo che il programma regionale FESR 2021/2027 prevede finanziamenti proprio per la costituzione di tali comunità in sinergia con gli incentivi previsti dal PNRR. In questa contingenza è evidente comunque che il PNRR vada rivisto urgentemente, identificando nuovi assi prioritari di investimento. Sono lo strumento che ci consentirà di uscire dalla crisi e di rilanciare l’economia».
Il futuro nell’energia si dividerà, dicono gli esperti, in due filoni: come produrre energia a costi sostenibili e come consumarne sempre meno. Su questo punto ci sono praterie di idee a costo zero, o quasi. Se dovesse puntare su un paio di buone pratiche?
«In materia di efficienza le potenzialità ancora inespresse sono enormi: il risparmio energetico è infatti la prima fonte di energia “pulita” di cui possiamo disporre. Gli strumenti di facilitazione e incentivazione in campo oggi sono svariati e vanno dal conto termico, ai fondi specifici PNRR, dagli incentivi GSE, alle detrazioni fiscali ed alle risorse comunitarie e regionali, oltre a nuove formule come appunto le Comunità energetiche. Sicuramente ricerca e nuove tecnologie ci consentiranno di produrre energia a costi più bassi, di favorire anche il risparmio energetico grazie a nuovi materiali, nuovi modelli costruttivi o di intraprendere percorsi virtuosi di economia circolare. Ribadisco la centralità del tema dell’autoproduzione, oggi al centro dell’interesse generale per le opportunità che si stanno aprendo con l’innovazione della gestione energetica. Non trascurerei anche il profilo culturale sostenendo l’educazione al risparmio: i comportamenti virtuosi dei singoli sono azioni che possono avere un impatto generale anche significativo sulla riduzione dei consumi».
Le multiutilities a partecipazione pubblica, nate dalle partecipate di estrazione comunale, hanno visto in questi anni importanti processi di aggregazione. Alcune di loro hanno ormai “taglie” notevoli e si occupano in molti casi di servizi collegabili all’energia. Un braccio operativo che poteva far comodo alla Regione?
«Le multiutilities, quali fornitori di servizi essenziali, energia, acqua e gestione rifiuti, sono soggetti strategici per la soddisfazione delle esigenze della cittadinanza e dei territori. La loro governance genera un rapporto sinergico e costante con cittadini, policy maker e operatori economici e finanziari, tale per cui non si può escludere un loro coinvolgimento nello sviluppo di politiche energetiche».
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