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Il lato oscuro di Facebook
Venerdì 18 maggio agli “Incontri senza censura” di Bassano riflettori accesi sugli inquietanti meccanismi nascosti del social network con il giornalista e blogger Federico Mello
Pubblicato il 17 mag 2018
Visto 2.413 volte
Riceviamo e pubblichiamo il seguente comunicato stampa, trasmesso in redazione dall'organizzatore degli “Incontri senza censura” di Bassano del Grappa Marco Bernardi:
COMUNICATO
L’ultimo appuntamento di maggio per la stagione primavera 2018 della rassegna “Incontri senza censura”, organizzata dalla libreria La Bassanese e l’omonima associazione culturale, con il patrocinio dell’Ordine dei Giornalisti Veneto, vedrà protagonista venerdì 18 maggio il “Social” più utilizzato: Facebook. In anteprima assoluta a Bassano del Grappa arriva Federico Mello giornalista e blogger, esperto di media, Internet e social network, ha lavorato per «il Fatto Quotidiano», l’«Huffington Post», per Servizio pubblico su La7 e Ballarò su Rai3. Oggi è autore della trasmissione Un giorno da pecora su Radio 1 Rai.
“Solo Dio sa cosa Facebook sta facendo al cervello nostro e a quello dei nostri figli”
Sean Parker, ex presidente di Facebook.
Facebook, Instagram, Twitter, Snapchat e tutti gli altri social oramai “ci chiedono” sempre più tempo, più impegno, più clic … ma sappiamo davvero quanto siamo liberi quando andiamo su Facebook? Condividiamo un pensiero, una foto, un like, la battuta di un amico o commentiamo un messaggio politico, perché abbiamo desiderio di farlo o perché siamo in mano a una piattaforma progettata, aggiornata, testata e migliorata costantemente per spingerci verso questi precisi comportamenti? Spesso si sente dire che la tecnologia non è né buona né cattiva, ma la tecnologia è davvero neutra?
E’ di grande attualità lo scandalo dei dati privacy di tutti noi che Facebook e il suo proprietario Mark Zuckerberg ha nascosto e venduto, utilizzato e dirottato fino a influenzare scelte politiche a livelli molto elevati, come per le elezioni americane.
Ma è evidente che una multinazionale, un impero digitale che fornisce un servizio gratis come l‘apertura di un account, lo fa ovviamente perché ne ha un tornaconto. Quale?
Lo stato maggiore degli sviluppatori informatici del social più diffuso ha dichiarato nelle assemblee degli azionisti che “grazie alle nostre architetture tecnologiche è facile perdere il senso del tempo (come nelle sale di gioco d’azzardo), tutte le informazioni che proponiamo nella timeline sono mescolate in un ordine cronologico imprevedibile ( come imprevedibili sono le vincite al gioco).
Facebook è il videogame più giocato nella storia. Grazie alle nostre architetture una volta entrati non sarà facile uscire, Facebook non è un posto nel quale entrare, fare un giro e andare via. Un altro punto del nostro successo è quello di ideare stratagemmi per generare il massimo di interazioni possibili. Su Facebook chiediamo subito “a cosa stai pensando?” non “ hai qualcosa di importante da dire?”.
Ogni singola architettura che abbiamo inserito è tesa a far pubblicare in modo immediata e abbondante qualsiasi contenuto. Il nostro utente migliore per profilarlo e per tenerlo sempre connesso alla nostra azienda è quello più produttivo, quello che continuamente aggiorna il profilo, commenta, selfa, condivide, distribuisce like, chatta, scrive, linka, selfa e fa questo per lunghe sessioni di tempo, magari decine, magari centinaia.
Forse per salvarci dai social, dobbiamo prima salvarci da noi stessi.
Facebook ci vuole produttivi al massimo, il più attivi possibile. Perché? E come estrae valore dal nostro bisogno di comunicare, dai nostri like, dai dati che raccoglie su di noi? Possiamo essere certi che il biglietto di ingresso alla giostra di Facebook sia pagato interamente dagli annunci pubblicitari e non piuttosto dalla quantità di tempo che può essere sottratto alla nostra giornata? Una multinazionale privata conosce gusti, opinioni e reti sociali di un miliardo e quattrocento milioni di utenti. È tollerabile che un tale potere sia nelle mani della sola persona a capo di quella multinazionale? Queste sono le domande a cui si dà risposta Federico Mello durante la serata in libreria e contenute nel suo libro “Il lato oscuro di Facebook”, Imprimatur edizioni, svelando in che modo e perché Facebook sfrutta le debolezze umane. E ci fa riflettere su come non possa più considerarsi “privata” la natura di un colosso che condiziona troppo il nostro tempo, il nostro stare insieme e il modo in cui vediamo il mondo. Stimola la serata il giornalista Alessandro Tich, direttore della testata Bassanonet.
La serata si svolge nella consueta galleria-incontri della libreria La Bassanese, in Largo Corona d’Italia a Bassano del Grappa.
Ingresso libero e gratuito, consigliata la prenotazione posti allo 0424 521230 o nel sito della libreria www.labassanese.com.
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