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C’è la possibilità che Via Lattea e Andromeda finiscano per collidere?
“Io non rappresento l'Italia, ma il territorio.”
Con queste parole, l'europarlamentare della Lega on. Mara Bizzotto, intervenendo ieri mattina all'inaugurazione della nuova sede della Lega Nord di Rosà, ha corretto una frase del presentatore della cerimonia, che l'aveva invitata al microfono presentandola come “rappresentante italiana al Parlamento Europeo”.
Ma, nello stesso tempo, l'euro-onorevole leghista esulta per il via libera del Parlamento Europeo al regolamento sul “made in”, che impone un nuovo sistema di etichettatura delle merci provenienti dai Paesi extra UE e che la Bizzotto definisce “una vittoria storica contro la concorrenza sleale a tutela della qualità e dell'autenticità dei veri prodotti Made in Italy”.
L'eurodeputata della Lega Nord Mara Bizzotto
Dopo il voto di Strasburgo, il nuovo regolamento passerà ora al vaglio dei negoziati tra Commissione Europea, Parlamento Europeo e Consiglio d'Europa per l'approvazione definitiva del testo.
“Con il voto sul Made-in - commenta la parlamentare europea - abbiamo fermato l’invasione dei prodotti cinesi e le pratiche di concorrenza sleale contro cui da tempo i nostri imprenditori sono costretti a combattere. Questo provvedimento segna una vittoria storica per le nostre aziende e per tutta l’economia del nostro Paese”.
“La bella notizia è che in Europa non vedremo più prodotti fatti in Cina o Pakistan e falsamente spacciati col marchio Made in Italy - continua l’onorevole Bizzotto-. Ma il voto di oggi rappresenta anche un’importante successo per i piccoli e medi imprenditori virtuosi contro alcuni furbetti della grande industria. E’ finita la pacchia per chi ha delocalizzato selvaggiamente per anni a discapito delle nostre piccole imprese e dei nostri distretti, producendo in Cina merci che venivano poi vendute come Made in Italy”.
L'esponente della Lega riferisce che l'etichettatura di origine, originariamente prevista solo per i prodotti finiti, sarà obbligatoria anche per i prodotti semi-lavorati “grazie ad un emendamento presentato dalla Lega Nord”.
“In questo modo - conclude - abbiamo evitato, per esempio, che un’impresa che compia in Italia le operazioni di rifinitura di un paio di scarpe magari prodotte in gran parte in Cina o India possa apporre furbescamente il marchio Made in Italy”.
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