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Industria

India, un treno da non perdere

A Bassano il forum di economia e finanza “Fare business in India”. Come cogliere le potenzialità e opportunità del gigante economico in continua ascesa

Pubblicato il 26-05-2010
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Dimenticatevi gli incantatori di serpenti, la danza del ventre e i tronchi d'albero nella foresta trasportati dagli elefanti. Le vecchie cartoline dell'India, ereditate dall'ormai lontana epoca coloniale, fanno parte del passato remoto.
Oggi il gigante indiano è un paese moderno e avviato, già da una decina d'anni, a uno sviluppo inarrestabile. E' annoverato tra le prime dieci economie del mondo e fra vent'anni, secondo le proiezioni, sarà - con Stati Uniti e Cina - tra le prime tre.
Avvicinarsi al mercato indiano può dunque rappresentare, per le nostre piccole e medie imprese, una via d'uscita alla contrazione degli ordini e dei fatturati imposta dall'attuale crisi: a patto di conoscere il sistema, il funzionamento e le regole dell'immenso paese emergente. Con questo proposito lo studio legale “Fabris & Associati” di Bassano del Grappa e Asolo ha organizzato a Villa Ca' Sette a Bassano, di fronte a un pubblico di professionisti e imprenditori, il 1° Forum in economia e finanza “Fare business in India: caratteristiche, potenzialità ed opportunità di un grande mercato”.

"Fare business in India". Foto Luca Maria Chenet

“Spostare l'attenzione verso mercati che hanno una forte domanda interna e che sono ricchi di stimoli e desiderio di innovazione - spiegano infatti gli organizzatori - può essere la chiave giusta per cercare di uscire dalla crisi economica mondiale.”
I dati sull'India - presentati all'incontro dal segretario generale della Camera di Commercio Indiana per l'Italia Raj Kumar Kakkar - lasciano a bocca aperta. In un paese con oltre un miliardo di abitanti, l'età media della popolazione è inferiore ai 25 anni: un paese giovane, e quindi con una forte propensione al consumo.
E mentre in Europa le economie annaspano, il PIL indiano continua a viaggiare con un aumento del 7-8% all'anno. E continuerà a crescere del 9-10% all'anno per i prossimi 25 anni. Le riforme introdotte dal 1991 hanno ridotto le differenze sociali tra le caste aumentando notevolmente la classe media - oggi circa 300 milioni di persone - che è alla base dello sviluppo del paese, con un'economia orientata ai servizi tecnologici (il 55% del PIL) e che importa manufatti.
“L'India è una delle vere locomotive dell'economia mondiale - ha sottolineato Stefano Caldirola, responsabile formazione della Camera di Commercio Indiana per l'Italia - e ogni anno i nuovi nati corrispondono alla popolazione dell'Olanda. E ogni anno si aggiungono 10 milioni di nuovi lavoratori, per cui l'India è una paese “condannato” a crescere. Per le nostre imprese ci sono ancora grandissime occasioni in quel mercato, ma vanno colte entro i prossimi 3-5 anni”. Con quali vantaggi? Un mercato interno in rapida e continua espansione, un'ottima qualità e competenza delle risorse umane (350mila laureati e post-laureati in scienze e ingegneria ogni anno) e - per il momento - il basso costo della manodopera.
“Ma l'India è anche complicata - ha rimarcato Stefano Acerbi, responsabile Ufficio Commercio Estero di Confindustria Vicenza -. Ci sono ancora forti barriere doganali e una differente imposizione fiscale tra Stato e Stato, con difficoltà per l'Italia che è oggi il dodicesimo investitore nel paese.”
Francesco Bernardi, presidente del Raggruppamento di Bassano di Confindustria Vicenza, è l'amministratore delegato della Manfrotto S.p.A., che in India ha aperto un ufficio di rappresentanza. “L'India è un mercato che non si può trascurare - ha affermato - e i “pro” sono le dimensioni del mercato, il tasso di crescita, un buon sistema legale e la qualità delle risorse umane. I “contro” sono invece il sistema socio-politico complesso, le carenze infrastrutturali, le barriere tariffarie”.
L'avv. Attilio Cheso, partner dello studio “Fabris & Associati” si è soffermato su diversi aspetti del sistema legale, giuridico e amministrativo indiano “molto vicino a chi fa business”. Basti pensare - fra le tante cose - che bastano tre settimane di ritardato pagamento di almeno 2000 euro da parte di una azienda indiana per intentare causa di fallimento nei suoi confronti.
Anche per questo - come ha rilevato Fausto Maritan della Banca Popolare di Vicenza, unica banca che ha siglato un accordo di cooperazione e assistenza clienti con la State Bank of India - il sistema bancario indiano è molto solido. “E' un sistema finanziariamente stabile ed elastico agli shock - ha osservato -, grazie al basso livello di prestiti non rimborsati che si ferma al 2%. Negli ultimi 50 anni non è fallita neanche una banca indiana.”
“In India l'energia e le risorse sono superiori alle problematiche” - ha puntualizzato Maurizio Rossi, co-fondatore di H-Farm, incubatore di imprese con sede a Ca'Tron (Treviso) e a Seattle negli USA, che ha di recente stipulato una joint venture con The Times of India, uno dei più grandi Media Group del mondo capace di sfornare 80 milioni di copie di giornale al giorno. “Di quel paese - ha concluso Rossi - ci hanno colpito le figure professionali: giovani, umili, interessate e estremamente competenti.”
Insomma: sarà ancora pieno di contraddizioni, ma il velocissimo treno dell'India è meglio non perderlo. La vecchia Europa è avvertita.

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