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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
A Cassola, il racconto dell'Arte che resiste
Protagonista dell'incontro di novembre, al Teatrino della Collezione Costenaro, il progetto che coniuga arte e inclusione di Sofia Bonato e Matteo Valerio
Pubblicato il 24-11-2025
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Un incontro denso di ascolto e di visioni, quello di venerdì 21 novembre al Teatrino della Collezione Costenaro di San Giuseppe di Cassola.
Un appuntamento speciale — inserito nel programma della rassegna “300 storie POP” — che ha portato all’attenzione un progetto capace di coniugare arte, cura e comunità: Arte che resiste.
Matteo Valerio e Sofia Bonato, a sx, protagonisti dell'incontro del 21 novembre, a Cassola
Introdotta dallo stesso Ivano Costenaro, che prima dell’inizio ha rivolto un pensiero affettuoso a Luigi Bonotto, recentemente mancato, la serata ha visto la partecipazione di Manuela Lanzarin, Assessore alla sanità della Regione Veneto e figlia di ceramisti, che ha ribadito il ruolo importante di arte e cultura, in rapporto alla salute delle persone, in particolar modo riguardo ai più fragili.
A dialogare con Marco Maria Polloniato, sono stati invitati gli artisti Sofia Bonato e Matteo Valerio.
L’incontro ha dato voce a un’esperienza che nasce da una progettualità condivisa tra l’Assessore ai Servizi Sociali del Comune di Nove, Zeudi Marini, il Museo Civico della Ceramica, nella figura del suo conservatore Alessandro Bertoncello e il Centro Diurno Socio Sanitario di Nove gestito da KCS e il gruppo Orsa Maggiore, dell’Associazione AMAd, quest'ultima rappresentata al Teatrino dal suo presidente Massimo Lazzarotto.
Un lavoro corale, messo in luce in questo caso da una realtà attenta alle ricerche che esplorano le potenzialità più inusuali della materia ceramica e, più in generale, dei linguaggi artistici.
Arte che resiste affonda le radici in una linea di ricerca contemporanea dove arte e vita si incontrano (“vivere la vita come opera d’arte”, il motto wildiano che è stato ricordato) e lo fanno al punto da confondersi in un unico flusso — movimento Fluxus, del resto è stato nominato come scenario ideale dai protagonisti della serata.
Bonato e Valerio, il loro un sodalizio nato a Londra, già protagonisti dal 2020 al 2022 a Vicenza del progetto itinerante "Plasticity-Pensiero Plastico", hanno sviluppato questo nuovo percorso grazie al supporto del “Bando Welfare Culturale” della Regione Veneto, presentato pubblicamente durante l’ultima edizione di “Portoni Aperti – Festa della Ceramica di Nove”.
In sintesi, nella loro visione l’arte è vista come linguaggio aperto e accogliente, che implica con naturalezza una collaborazione tra discipline, tutto nella convinzione che “Art is easy”, come citato. Le opere in mostra, in esposizione fino al 6 gennaio, rappresentano in quest’ottica atti radicali di collettività e forza generativa.
L’allestimento creato, ospitato nello Spazio Contemporaneo del Museo Civico di Nove, si presenta oggi come una costellazione di opere collettive nate all’interno di laboratori dedicati a persone che convivono con disturbi neuro-cognitivi.
Un processo corale ma tutt’altro che assistenziale: come sottolineato, non si tratta di arte-terapia, mantenuto comunque un approccio dichiaratamente pratico e orizzontale.
Tra le opere realizzate, eco di gesti lavorativi, uso di attrezzi di uso comune (anche un mocio-pennello) e memorie indelebili.
Nel corso dei workshop multidisciplinari, i partecipanti — gli artisti emergenti — hanno esplorato tecniche scultoree, pittoriche, grafiche e performative. Non semplici esercizi creativi, ma con sottesi strumenti e strategie atti a implementare ricerca identitaria, inclusione sociale e rielaborazione del quotidiano. Bonato e Valerio non si pongono come educatori, ma come co-autori in una realtà in cui i confini tra guida e partecipazione si dissolvono, in nome di un dialogo artistico autentico, paziente.
Il progetto nella sua pratica e costanza ha esiti vagliati scientificamente, a riprova del fatto che anche nelle condizioni psico-fisiche più difficili arte e cultura possano rappresentare un approdo che consente di far emergere nuovi alfabeti del sentire e del pensare.
È il cuore stesso di “Arte che resiste”, come hanno raccontato portando la loro testimonianza diretta e commovente Fanny e Frank, artisti emergenti che stanno dimostrando con convinzione che la fragilità si può rivelare un terreno fertile dove l’arte, e una nuova vita, sanno radicarsi e a trasformarsi.
Per informazioni sulla mostra: www.museonove.it.
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