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Anche a Bassano del Grappa c’è un Triangolo delle Bermude.
A scomparire dai radar non sono però le navi o gli aerei, ma i progetti dell’amministrazione comunale.
È composto dai seguenti vertici. Vertice nord: ascensore inclinato ovvero sistema di trasporto meccanico tra Prato Santa Caterina e viale del Martiri. Vertice ovest: Teatro Astra. Vertice sud: Genius Center.
Foto Alessandro Tich
Si tratta di un triangolo rettangolo: i due cateti corrispondono a viale dei Martiri e a viale delle Fosse.
Per fortuna - ed è notizia freschissima - che non c’è il quarto lato, che oltre a cambiare figura geometrica non mi avrebbe consentito di scrivere questo editoriale, a meno che non esista da qualche parte un Quadrilatero delle Bermude.
Si tratta dell’ampliamento del Caffè Italia, sempre in zona: anch’esso sparito dalla vista per lungo tempo ma riapparso adesso ai radiolocalizzatori a seguito dell’annuncio in conferenza stampa di sindaco e vicesindaco che il progetto esecutivo è stato approvato e che i lavori partiranno a gennaio.
Ma il Triangolo delle Bermude, quello c’è. E neanche Euclide o Pitagora, che di triangoli se ne intendevano, avrebbero potuto teorizzarne la soluzione.
Iniziamo col vertice nord: il sistema di trasporto meccanico tra Prato Santa Caterina e viale dei Martiri.
È il progetto pubblico che divide più di tutti le coscienze della città, senza mezze misure, con due correnti di pensiero diametralmente opposte: “necessario” e “di minimo impatto” versus “completamente inutile” oltre che “deturpante” in quella che è la zona di maggiore valore paesaggistico della città.
Ed assieme alla altrettanto discussa idea del Genius Center proposta dai privati, con l’aggiunta del primo stralcio dei lavori sul Ponte Nuovo - questi invece concretamente in corso - è anche uno dei (pochi) grandi progetti nel campo delle opere pubbliche interamente concepiti nel periodo dell’amministrazione Pavan.
L’oggetto di queste mie osservazioni, in questo e nei paragrafi successivi, non è però l’utilità o l’inutilità per la città dell’intervento in questione, bensì la traiettoria “a scomparsa” del suo iter amministrativo.
Per un certo periodo il progetto e il conseguente appalto per la realizzazione del doppio ascensore inclinato sono stati visibili a tutti i radar: dichiarazioni, presentazioni pubbliche, conferenze stampa. Il “Tiramisù” comunale era dato ormai per cosa fatta.
Approvato il progetto esecutivo e stabilito il quadro economico complessivo dell’opera: 1 milione di euro, di cui 755.000 per lavori. Affidati anche i lavori, alla ditta L.M. Costruzioni Generali di Mussolente, l’unica ad aver risposto alla procedura negoziata ad invito del Comune.
Senonché, all’improvviso, lo scorso settembre si è fermato tutto. Costi risultati insufficienti, per gli aumenti del prezziario della Regione Veneto per le opere pubbliche. Niente firma del contratto da parte della ditta affidataria, tutto da rifare.
Ma la necessità di aggiornare il quadro economico dell’intervento e di conseguenza anche i termini dell’appalto dei lavori non è un “ricalcola” come quello del navigatore satellitare.
È una complessa procedura burocratico-amministrativa che di fatto deve ripartire dall’inizio.
È da allora, dallo scorso 5 settembre, che i radar non individuano più la sagoma dell’ascensore inclinato.
Voci di maggioranza preannunciano che “non sarà fatto”, ma a questo punto non si sa più se “rumors” del genere poggino su informazioni reali o siano solo effetti di una sindrome da Cassandra all’interno di una maggioranza sull’orlo di una crisi di nervi.
Passiamo al vertice ovest del triangolo: l’acquisizione del Teatro Astra.
È una questione a cui ho già dedicato una miriade di articoli: ripercorrerne gli antefatti richiederebbe troppo spazio e troppo tempo, per me che scrivo e per voi che leggete.
Arrivo quindi subito al dunque, e cioè alla scomparsa della stessa dai radar della pubblica evidenza.
Le ultime notizie effettive sulla trattativa di compravendita senza fine tra l’amministrazione comunale e la proprietà dell’immobile ex Teatro Astra Zetafilm Srl risalgono ai primi di febbraio dell’anno scorso, quando l’edificio era ancora sotto sequestro giudiziario dopo il crollo parziale del tetto e quando il portavoce della proprietà Zetafilm era ancora Livio Todesco, poi uscito dalla compagine societaria.
È in quel periodo che la proprietà ha proposto al Comune un’operazione di “leasing in costruendo”, proprio come il Genius Center: un partenariato pubblico-privato con cui l’ente pubblico fa una convenzione con una Associazione Temporanea di Impresa che esegue la ristrutturazione del teatro a proprie spese, che il Comune dovrà poi restituire in comode rate pluriennali. Proposta caduta nel vuoto.
A dicembre 2022 il sindaco Pavan ha parlato di “stanchezza” nei rapporti con la proprietà, a fine dicembre una perizia di stima immobiliare commissionata dal Comune quantificava il valore dello stabile in 940.000 euro e poi…e poi basta.
Da allora dell’ex Teatro Astra ho scritto solamente per il raid notturno delle farfalle nere stampigliate da ignoti sui muri esterni dell’edificio.
La questione non risulta ancora ufficialmente “rimossa” ma intanto, nel quinto e ultimo anno del proprio mandato, l’amministrazione Pavan ha commissionato a una società di Thiene uno studio di fattibilità per sondare altre ipotesi e individuare delle alternative progettuali per realizzare ex novo un teatro comunale.
Sul teatro cittadino siamo quindi ancora all’anno zero? Sottozero, direi.
Infine, il vertice sud del Triangolo delle Bermude alla bassanese: il Genius Center.
Anche su questo ho già scritto brentane di inchiostro e giungo pertanto subito al punto.
Le ultime notizie sul maxi progetto all’ex Polo Santa Chiara (notizie effettive e non news inerenti a commenti o a reazioni della politica) risalgono alla caldissima estate giornalistica 2023: esattamente alla metà dello scorso mese di agosto.
Il mese in cui, nonostante il caldo anche stagionale, sul Genius Center si è abbattuta una doccia gelata: il parere del DIPE, Dipartimento per la Programmazione e il Coordinamento della Politica Economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, sul progetto di partenariato pubblico-privato con l’ATI che ha per capofila la società GBR Consulting previsto per la realizzazione e la gestione ventennale del Genius de noialtri.
Un parere “non vincolante”, ma le cui osservazioni servono da linee guida per gli uffici comunali, in particolare dell’area tecnica ed economico-finanziaria, incaricati a valutare la fattibilità della proposta.
Si tratta, soprattutto, di un parere dell’organismo di governo che smonta letteralmente l’impianto economico-finanziario dell’accordo con i proponenti privati che “non rispetta le condizioni di equilibrio citate nelle linee guida dell’ANAC” e viene definito “complesso, atipico, con criticità”. Pregasi rileggere i miei articoli al riguardo, se avete voglia, per tutti i dettagli del caso.
“Chi definisce il documento del DIPE una bocciatura non sta affermando la verità”, dichiaravano congiuntamente il 18 agosto il sindaco Pavan e il vicesindaco Zonta.
Ma anche in questo caso le severe osservazioni pervenute da Roma hanno resettato e ulteriormente procrastinato l’intera pratica, attualmente fuori radar perché persa nei meandri degli uffici del Comune.
Nessuno può prevedere in che modi e in che tempi l’intricata vicenda sarà ripresa in considerazione, prima che questo mandato amministrativo giunga a conclusione: neanche il Genius della lampada.
Quelli che riguardano il Triangolo delle Bermude di Bassano del Grappa sono tre argomenti separati, ma che pure si inseguono e sembrano quasi accumularsi in un unico ammasso di questioni a cui sarà assai difficile dare una risposta certa entro l’ormai vicina scadenza del mandato amministrativo.
In conclusione cito pertanto il teorema di Pitagora, che ha perseguitato generazioni di studenti:
“In un triangolo rettangolo il quadrato costruito sull'ipotenusa è pari alla somma delle aree dei quadrati costruiti sui cateti.”
Applicandolo all’attualità bassanese, lo riformulo ed enuncio così il teorema di Tich:
“In un triangolo rettangolo il problema costruito su un lato è pari alla somma dei problemi costruiti sugli altri due lati.”
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