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Carnevali e Quaresime
Tribunale della Pedemontana: dopo l’intervista rilasciata a Bassanonet dal primo ricercatore dell’Istituto di Informatica Giuridica del CNR Davide Carnevali, alcune puntualizzazioni al riguardo
Pubblicato il 05 giu 2023
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Oggi, egregi lettori, ci tocca navigare il Brenta controcorrente.
Ho letto con interesse l’approfondita intervista del collega Luigi Marcadella al primo ricercatore dell’Istituto di Informatica Giuridica e Sistemi Giudiziari del CNR Davide Carnevali, di cui all’articolo “Economia giudiziaria” pubblicato nel canale Economia di Bassanonet.
In sostanza, Carnevali esprime circostanziate riserve sull’opportunità di riattivare una sede fisica del tribunale a Bassano del Grappa, ovvero di istituire il tanto atteso Tribunale della Pedemontana, a fronte dei prossimi scenari di sviluppo del settore che vedranno una giustizia italiana sempre più informatizzata nelle procedure e quindi sempre meno legata alla vicinanza geografica della sede giudiziaria competente.
L’ingresso della Cittadella della Giustizia di Bassano del Grappa (foto Alessandro Tich)
In altre parole - e cioè con le mie parole - si sta facendo strada una prospettiva di “giustizia a distanza”, gestita e praticata per via digitale, che renderà desueto il concetto dei
cosiddetti tribunali di prossimità.
Nell’intervista rilasciata al nostro portale l’esperto del CNR ricorda che quella che potremmo definire come la giustizia online è già una realtà, generata dai nuovi comportamenti sociali imposti al tempo della pandemia.
Dalle sue parole apprendiamo che “il processo civile, anche nella sua fase d’udienza, è ormai spinto sempre più verso l’esclusione della presenza fisica” e che “la mediazione e la negoziazione spingono a tenere cittadini e imprese a risolvere le controversie fuori dai tribunali”. Si aggiunge “il crescente utilizzo dei “fori online”, messi a disposizione dalle grandi piattaforme di e-commerce, che tolgono anch’esse contenzioso”.
Inoltre “anche il processo penale ha visto un crescente utilizzo di strumenti quali la videoconferenza per la partecipazione degli imputati alle udienze e l’escussione dei testimoni ed esperti”.
Da qui la necessità, sempre nelle dichiarazioni del dottor Carnevali, di capire bene “come sia necessario fare un’analisi accurata dei bisogni della domanda di giustizia e come si debba di conseguenza definire un’offerta di un servizio, che non può più essere erogato secondo le modalità tradizionali e che quindi prescinde in larga parte dal luogo fisico”.
Va da sé, nell’analisi resa dallo studioso del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che il progetto di restituzione fisica della sede di giustizia a Bassano con l’istituzione del Tribunale della Pedemontana non risulta più confacente alle nuove modalità della giustizia di questi tempi.
“Possiamo domandarci - ha affermato l’intervistato - se in base a quanto detto le imprese hanno bisogno di trovare tribunali “vicini”, oppure tribunali un po’ più lontani ma con professionalità “competenti” ed “efficienti”. Certo non hanno bisogno di operazioni di maquillage - com’è stata in gran parte la revisione del 2013 - che portino ad avere tribunali più “grandi”, ma con incompetenze e inefficienze.”
Insomma: per l’esperto riavere a Bassano un tribunale autonomo è un’istanza che poteva apparire fattibile “dieci anni fa”, mentre “oggi tutto è cambiato e domani lo sarà ancora di più”. Ne è conseguito il definitivo de profundis del ricercatore circa l’opportunità di istituire nuovamente una sede fisica di giustizia nella nostra città: “La progressiva contrazione della domanda, la massiccia digitalizzazione, l’utilizzo crescente delle misure alternative delle controversie, la necessità di sempre maggiore specializzazione, mi fanno dire che bisognerebbe pensarci bene.”
A parte il fatto che non riesco ad immaginare l’ebbrezza di testimoniare ad un processo via Zoom, magari da casa e con le braghe corte sotto il tavolo, quanto sopra riportato è
meritorio di alcune ulteriori considerazioni da parte del vostro umilissimo cronista.
Diciamo subito che quanto emerge dall’intervista al dottor Davide Carnevali è musica per le orecchie dei detrattori del progetto del Tribunale della Pedemontana, a livelli di Wolfgang Amadeus Mozart.
Nell’ultimo incontro bassanese con le rappresentanze del territorio del sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, quello con gli Ordini professionali, il presidente dell’Ordine degli Avvocati di Padova Francesco Rossi, perfettamente in linea con l’asse degli Ordini dissidenti Pa-Tre-Vi, si era detto “assolutamente contrario” all’ipotesi di una giustizia autonoma pedemontana dal momento che, tra le altre cose, “ormai molte delle udienze si tengono per via telematica o cartolare”. (“Udienza cartolare”: introdotta nel 2020 per far fronte all’emergenza Covid, prevede lo scambio di note scritte tra le parti in luogo della celebrazione dell’udienza. NdR).
Interpreto simultaneamente: è inutile rivendicare una giustizia di prossimità quando il concetto di prossimità viene superato dalle nuove tendenze procedurali, sempre più mirate a limitare l’incontro fisico tra le parti in causa e a metterle a confronto per interconnessione digitale.
Va tuttavia ribadito che a quell’incontro in sala Chilesotti quelle dei tre presidenti degli Ordini Degli Avvocati di Vicenza, Padova e Treviso sono state le uniche voci fuori dal coro in quella che è stata nuovamente un’adesione convinta e compatta dei presenti a favore dell’istituzione del tribunale pedemontano.
Tra gli interventi a favore, anche quelli di due avvocati di Cittadella che hanno di fatto sconfessato la presa di posizione del loro Ordine professionale provinciale.
Uno dei due legali cittadellesi, l’avvocato Cristina Bertoncello, ha persino riferito di aver condotto un sondaggio tra gli iscritti all’Ordine del circondario dell’Alta Padovana e “la maggioranza si è espressa favorevolmente” all’istituzione del tribunale a Bassano.
Possibile che tutte queste toghe della provincia di Padova, che vivono i problemi della giustizia quotidianamente, non siano a loro volta consapevoli delle procedure sempre più digitalizzate per le udienze e i contenziosi che dal punto di vista dei detrattori del palazzo di giustizia pedemontano, e anche secondo il giudizio tecnico del ricercatore del CNR, renderebbero “desueta” l’attivazione del tribunale di prossimità?
Ed possibile che non ne sia consapevole lo stesso sottosegretario alla Giustizia Ostellari, a cui il ministro Carlo Nordio ha conferito, tra le altre cose, proprio la delega alla trattazione degli affari di competenza del Dipartimento per la transizione digitale della giustizia e della Direzione generale per i sistemi informativi automatizzati?
No, non è possibile. Lo sanno tutti benissimo che per uscire dai suoi elefantiaci ritardi la giustizia italiana dovrà sempre di più appoggiarsi alle nuove tecnologie, ma non per questo la digitalizzazione delle procedure si rivela necessaria e sufficiente ad affossare le motivate ambizioni del territorio pedemontano riguardo alla richiesta di avere un proprio tribunale, autonomo ed efficiente.
Perché il nodo della questione è un altro. E si tratta dell’aspetto, che va tenuto nella massima considerazione, della competenza territoriale.
La domanda retorica, e cioè con ovvia risposta incorporata, sorge spontanea: a cosa mi serve una giustizia sempre più digitale quando tutte le cause civili e penali, le liti e i contenziosi continuano ad ammassarsi nel tribunale della città capoluogo di provincia, con conseguente inefficienza nella tempistica delle risposte ai cittadini?
Trasformando l’esigenza di risolvere le controversie in un’infinita quaresima di attesa?
Gli stessi Ordini provinciali degli Avvocati, nel lamentare “la carenza di personale” nei rispettivi tribunali di riferimento, non fanno che confermare il problema alla radice: il personale giudiziario è carente anche e soprattutto in rapporto all’impressionante mole di lavoro che confluisce nei tribunali stessi.
Faccio un piccolo ma significativo esempio pratico: chi vi scrive è parte lesa di una causa per diffamazione, di cui è ovviamente competente il Tribunale di Vicenza, e questa vicenda si sta ormai trascinando da quattro anni senza che ancora si intraveda un benché minimo sbocco processuale.
È questo forse un esempio della risposta alla richiesta di giustizia efficace ed efficiente che si leva dal territorio?
L’istanza per l’istituzione del Tribunale della Pedemontana - che tutto sarebbe, fuorché un “tribunalino”, rivolgendosi ad un bacino di utenza di mezzo milione di abitanti - va pertanto inquadrata in un’altra prospettiva. E cioè quella di sgravare i tribunali delle città capoluogo di una parte della montagna di atti che li sta soffocando, stralciandone la competenza territoriale e trasferendola nella nuova sede di Bassano.
L’operazione è tuttavia possibile nella misura in cui sia agli uni che all’altra venga garantito il personale giudiziario necessario. Sia al Tribunale di Vicenza (e di Padova e di Treviso), con meno cause da seguire e sia al Tribunale della Pedemontana, valvola di sfogo di una recuperata giustizia di prossimità in questa strategica area centrale del Veneto.
Poi ben vengano le nuove procedure sempre più digitali ed informatizzate: ma non sono queste le prime medicine da somministrare a una giustizia lenta e inefficace.
Lo sottolineo perché proprio il problema delle piante organiche dei tribunali è stato più volte sottolineato negli incontri di Bassano dal sottosegretario Andrea Ostellari.
Il suo messaggio - che si spera confermato anche all’atto pratico nel caso di un effettivo semaforo verde da parte del governo - è stato chiaro: il Tribunale della Pedemontana non toglierà risorse umane agli altri palazzi di giustizia.
Il tutto, come dichiarato da Ostellari nella sua ultima intervista a Bassanonet, nell’ambito di una “politica di rilancio del nostro Paese” che dovrà passare anche “attraverso nuove forme di investimento che riguarderanno il tema del personale nella giustizia”.
Molto bene, egregio senatore Ostellari. Mo’ me lo segno.
Ed è con l’auspicio che a tali positive parole seguano altrettanto positivi fatti che concludo questa udienza cartolare nella forma scritta di editoriale giornalistico.
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