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Alessandro TichAlessandro Tich
Direttore responsabile
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Cava dolce Cava

Messa in vendita a Rubbio di Bassano la proprietà con la celebre Cava Dipinta dell’artista Toni Zarpellon. L’agente immobiliare Luca Fantinato: “Spero che il futuro acquirente se ne prenda cura e ne diventi il custode”

Pubblicato il 01-08-2022
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A.A.A. Cava Dipinta vendesi.
È la notizia che non ti aspetti, dopo che sulla più imponente e spettacolare opera artistica in contesto naturale del nostro territorio era già da tempo calata la tela.
Risale infatti al primo gennaio 2018 la decisione del noto artista novese Toni Zarpellon - il creatore di questo sorprendente anfiteatro di pietre tramutate in variopinte figure di uomini e di animali - di smettere di occuparsi di persona della manutenzione del sito, abbandonandolo al suo destino. Fu l’ultima puntata di una lunga e appassionante vicenda artistica e umana, ambientata a Rubbio, nel lembo estremo e più elevato del territorio comunale di Bassano, tra la flora boschiva di una panoramica terrazza naturale affacciata sull’intera pianura veneta.

È qui che Zarpellon ha trasformato la roccia in arte creando il suo inconfondibile bestiario multicolore, a oltre 1000 metri di altitudine sul livello del mare, in quella che era una cava di pietra calcarea dismessa, concessa in uso all’artista dal privato proprietario dell’area.
Si è trattato di un rarissimo caso di opera artistica con una data d’inizio e una data di conclusione.
Oggi la Cava Dipinta si presenta come la vedete nella foto. È ancora lei, nonostante gli oltre quattro anni e mezzo di ufficiale abbandono. I colori continuano a resistere all’usura degli agenti atmosferici mentre la vegetazione sta conquistando sempre più spazio.
Era il destino segnato per la Cava dallo stesso artista nell’atto di dire addio alla sua creatura: quello di lasciare che la natura si impadronisca nuovamente di questo luogo.
Ma può accadere che in una storia che abbia già scritto la parola “fine” spunti la sceneggiatura di una nuova puntata. Ed è quello che sta accadendo.
La Cava Dipinta di Rubbio rientra infatti all’interno di un’area con edificazioni, di proprietà di un professionista bassanese, messa in vendita sul mercato immobiliare.
Si tratta, per così dire, di un bene “accessorio” dell’intera proprietà che comprende due rustici della attigua borgata e che viene venduta con 52.000 mq di pertinenze esterne tra terreni e boschi. Il valore economico dell’operazione immobiliare poggia soprattutto sui due rustici, di cui uno è stato ristrutturato pochi anni fa. La Cava Dipinta, situata all’interno della superficie interessata, ha invece un valore più che altro simbolico: quello di un luogo d’arte immerso nel verde che per lunghi anni è stato il sito culturale turisticamente più visitato del Comune di Bassano e che sarebbe un peccato lasciare definitivamente a sé stesso.
Ne è consapevole Luca Fantinato, titolare dell’agenzia immobiliare Casa Affari di Bassano del Grappa che riguardo all’area di Rubbio è stata incaricata dall’attuale proprietario di gestire un pacchetto di vendita “tutto compreso” che include anche questo inconsueto monumento creativo strappato al grigiore di un’anonima cava sulle pendici dell’Altopiano.
Manifestazioni di interesse sono già pervenute e prima o poi - anzi, probabilmente anche presto - la superficie con rustici e terreni messa in vendita avrà un nuovo proprietario.
Ma la presenza dell’opera d’arte rupestre di Toni Zarpellon rappresenta un valore aggiunto, non oggettivamente stimabile, che va oltre le normali dinamiche d’affari e i legittimi interessi economici in campo immobiliare.
L’auspicio dichiarato, infatti, è che chiunque acquisisca l’area in futuro comprenda l’importanza della Cava Dipinta quale patrimonio di memoria e ne diventi - oltre che il nuovo proprietario - anche il custode.

“Mi auguro - afferma e conferma Luca Fantinato rispetto al sito artistico e a chi lo acquisirà - che se ne prendano cura e riescano, come è successo in passato, a condividere questo tesoro con quante più persone vogliano ammirarlo.”
“Noi siamo orgogliosi di avere avuto l’incarico di vendere questa proprietà - aggiunge il professionista immobiliare e titolare dell’agenzia Casa Affari -. È la prima volta che ci capita di gestire la compravendita di un bene di questo tipo. Oltre al valore immobiliare effettivamente c’è anche un valore storico e artistico che speriamo il nuovo compratore sappia apprezzare.”
Parlare di “valore storico”, in effetti, non è esagerato. La Cava Dipinta non è difatti solo un esempio unico nel suo genere dell’immaginario artistico in contesto naturale: è anche una pagina della storia recente del territorio.
Toni Zarpellon cominciò a trasformare questi luoghi nell’autunno del 1989, in un momento di forte crisi personale. Avvertiva il senso di fuggire dalle ipocrisie e dalle convenzioni della società contemporanea, trovando in questo posto isolato il suo eremo creativo.
Dai forti colori stesi sulle pietre nasceva così la Cava Dipinta: uno zoo di roccia nel quale i sassi prendono vita e lanciano un monito sul primordiale ritorno all’essenza della vita stessa, in contrapposizione alle bestialità della civiltà dei consumi.
Era poi seguita, qualche decina di metri più in là, la Cava Abitata: un ancora più grande anfiteatro di pietra dismesso su cui l’artista aveva appeso 150 ferri vecchi tra marmitte arrugginite e consunti serbatoi di automobili, tramutati in inquietanti spettri di metallo della società contemporanea.
Le Cave di Rubbio, da rifugio personale di un artista in crisi esistenziale, diventarono presto una meta di frequentazione di tantissime persone, famiglie e turisti.
Un pellegrinaggio continuo, soprattutto nei weekend, di appassionati, di curiosi e di affezionati. Talmente tanti che di seguito Zarpellon adibì altre due vicine cave dismesse concessegli a spazi riservati al pubblico: la Cava Laboratorio, dove chiunque, con colori e pennelli in mano, poteva lasciare il proprio segno e la Cava dell’Immaginazione - che solo lui poteva inventarsi - con una parete di roccia da riempire idealmente coi “graffiti” dei nostri pensieri.
Quattro luoghi dell’arte che si fondavano sulla condivisione e sull’aggregazione sociale e che richiamavano altra arte: libere location di produzioni video, set fotografici che sono stati pubblicati ovunque, spettacoli estivi, performance artistiche, letture di fiabe per bambini, serate teatrali.
In quasi trent’anni, la Cava Dipinta e le altre Cave di Zarpellon sono state visitate da oltre mezzo milione di persone da tutta Italia e dal resto d’Europa. Il loro segno è contenuto sui “libri delle presenze” che i visitatori trovavano per scrivere i loro commenti nella piccola rimessa - che oggi non c’è più - all’imbocco della stradina in discesa che portava nel vicino bosco delle meraviglie.
Fino a che, raggiunti i 75 anni di età, Zarpellon ha ritenuto che fosse maturato e giunto il momento di dire “basta” al suo continuo impegno di autore e di tutore di quei luoghi e di tirare i colori in barca. Grazie Toni: come sai bene anche tu, tra quell’oltre mezzo milione di visitatori ci sono stato tante volte anch’io come giornalista e nei giorni liberi come affezionato, ho fatto amare le Cave di Rubbio anche ai miei figli ed è stata un’esperienza straordinaria.

È una pagina di storia del territorio che non si ripeterà più, ma che tuttavia può rivivere in parte - incredibilmente - grazie a un’operazione immobiliare.
Per cui integro l’annuncio iniziale: A.A.A. Cava Dipinta vendesi, nell’auspicio che si sappia apprezzarne, valorizzarne e possibilmente rievocarne, anche solo parzialmente, il ruolo di luogo aperto alla cultura e aperto alla comunità.
È il fascino discreto di questo insolito e artisticamente suggestivo bene immobile che all’interno del lotto complessivo messo in vendita in quel di Rubbio di Bassano attende di essere acquisito da un nuovo proprietario.
Casa dolce casa? Di più: Cava dolce Cava.

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