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Animatissimo incontro di esordio dell'Amministrazione con la cittadinanza sul tema del Ponte. Protagonista di un memorabile confronto-scontro con il sindaco, l'architetto Pino Massarotto
Pubblicato il 12 giu 2018
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Il primo dei Tre Ponti del Condor non delude le attese. E come alcune partite di calcio, di cui Italia-Germania 4-3 rappresenta la assoluta capostipite, la parte indimenticabile arriva ai tempi supplementari. L'arbitro dell'incontro è Giorgio Tartaglia, presidente del Consiglio di Quartiere Rondò Brenta-Tre Ponti che ha l'onore e l'onere di ospitare, al centro socio-ricreativo, la serata di esordio dei ciclo in tre puntate “Ponte degli Alpini - L'Amministrazione comunale incontra la cittadinanza”.
È l'atto iniziale dell'offensiva comunicativa della giunta Poletto sul cantiere senza inizio che rappresenta per il governo cittadino un tormento senza fine. E i tempi regolamentari dell'incontro si svolgono secondo il copione previsto.
Il sindaco Riccardo Poletto, da un paio di mesi a questa parte diventato l'uomo del Ponte, illustra ai presenti la cronistoria del progetto e dell'appalto - a cominciare dall'anno giudiziario perso tra ricorsi al Tar (“siamo stati condannati a lavorare con Vardanega”) e al Consiglio di Stato - e gli antefatti e le ragioni che hanno portato alla risoluzione in danno del contratto con l'appaltatore. “Perché la risoluzione? Perché la ditta aveva accumulato ritardi tali da non essere recuperabili - afferma, ripetendo cose già dette in consiglio comunale -. Inoltre il Consorzio Al.Ma, a cui la ditta si è appoggiata, non si è mai visto a Bassano del Grappa.”
Il momento-clou dell'incalzante battibecco tra Poletto e Massarotto (foto Giuseppe Rosato)
Il sindaco riferisce che la “minaccia di risoluzione” risaliva già dalla finestra lavorativa estiva del 2017, quando l'impresa ha proposto delle “varianze progettuali”, come quella di sostenere il Ponte da basso invece di tenerlo su con la trave Bailey di progetto, che “sono solo state dichiarate ed abbozzate, ma non sono mai formalmente arrivate”. Con la finestra autunno-inverno, e la nuova costruzione delle ture, alla Vardanega sono state quindi date le “ultime possibilità”.
Poi Poletto spende ancora una volta parole di elogio sulla bontà del progetto.
“Questo progetto è l'unico possibile? Certo che no, perché il restauro non è una scienza esatta - dichiara -. Questo progetto è frutto del lavoro del gruppo interno di tecnici comunali, con consulenti esterni, e ha avuto l'autorizzazione della Sovrintendenza e del Consiglio Superiore dei Beni Culturali al MiBACT.” “Rassicuriamoci reciprocamente - aggiunge - che questo è un progetto di grande valore, non solo coerente dal punto di vista strutturale, me anche dei requisiti che ne hanno permesso il finanziamento da parte del Ministero, unica opera finanziata nel Nord Italia nel Piano Strategico dei Grandi Progetti Beni Culturali.”
In quanto al “quando la ripresa dei lavori”, il sindaco dice: “Se dipendesse da noi, anche domani”. Ma prima di passare al riaffidamento del cantiere c'è da concludere la valutazione dello stato di consistenza dei lavori eseguiti: “Ci aspettiamo che la ditta non sia d'accordo su quanto realizzato e non escludiamo l'intervento della Autorità Giudiziaria per la quantificazione dello stato di consistenza.”
Al vicesindaco e assessore alla Tura urbana, pardon alla Cura urbana Roberto Campagnolo spetta invece il compito di entrare nel merito di dettagli più tecnici.
Si concentra in particolare sulla rottura e la deformazione della “trave di soglia” ottocentesca del Casarotti, su cui poggiano gli otto pilastri di ciascuna stilata, che è alla base dei cedimenti strutturali del manufatto. Mostra le immagini della video-ispezione subacquea del 2004 in cui si vedono “le teste di palo già erose dall'acqua e piccoli inizi di cedimenti della trave del Casarotti, solo 14 anni dopo il restauro del 1990, costato 3 miliardi di lire”. Spiega che il progetto ha avuto una gestazione “di un anno, e non di due mesi”, portato avanti da “un gruppo di lavoro accompagnato passo passo dalla Sovrintendenza, che ha esaminato le varie proposte sul tavolo”.
Quali “varie proposte”? Ai posteri l'ardua sentenza.
Campagnolo spiega quindi a cosa servono le due grandi travi del progetto strutturale by Claudio Modena: la “protesi di acciaio” di fondazione, ancorata sulle ormai celeberrime teste di palo, dove “non c'è una situazione sconvolgente” e la “fantomatica e tanto discussa” trave reticolare di impalcato “in legno lamellare” (in realtà è composta anche da acciaio inox, ma il vicesindaco non lo nomina) che viene agganciata alle due spalle del Ponte: ma anche su questo aspetto The Vice non proferisce parola. Arriva quindi il primo colpo di teatro: il vice-uomo del Ponte mostra la slide con l'articolo del Giornale di Vicenza nel quale il sovrintendente Fabrizio Magani promuove con lode il progetto di restauro.
“Mi pare che i fatti rendono inconfutabile - dichiara Campagnolo - che il fatto che la ditta non sia riuscita a lavorare in questo anno non dipendeva dal progetto.”
Fischio dell'arbitro: arrivano i tempi supplementari con le domande del pubblico.
La parola “spalla”, nell'illustrazione dei due amministratori comunali, non è stata mai pronunciata. Ci pensa dunque la prima domanda, da parte di una ragazza, a recuperare il gap: “Il cantiere è fermo. Siano sicuri che ci sia la disponibilità completa del cantiere? C'è la disponibilità della spalla sinistra?”.
“Ogni progetto, per essere appaltato e consegnato, deve avere la disponibilità della aree tramite compravendita, esproprio o convenzione - risponde testualmente il sindaco -. La spalla destra è di proprietà del Comune, e non gli edifici di spalla, e per la spalla sinistra l'ipotesi più realistica è che è di Nardini.” “La convenzione - prosegue - prevede periodi precisi di bassa stagione per alcune lavorazioni e una analisi per la verifica dello stato della spalla, che se necessario va rinforzata.”
“Il Ponte è già attaccato alle spalle - continua -. Ma in ogni caso, anche se non ci fosse la trave di impalcato, il Comune deve dimostrare che la spalla deve essere sufficientemente robusta per l'intervento. Ma non siamo riusciti ad arrivare al problema, perché la ditta è naufragata molto prima.” “La disponibilità delle aree c'è - ribadisce Poletto -, ma a determinate condizioni. Anche l'area-Ponte è disponibile a determinate condizioni.”
Un altro cittadino rileva dalla platea che “dopo due anni dalla firma della convenzione con Nardini la verifica della spalla è stata affidata solo adesso all'ing. Rizzo” e chiede “a che punto è questa perizia-chiave per l'intero progetto”.
“Non è questo l'aspetto determinante di questo progetto”, è la clamorosa risposta di The Vice Campagnolo. “Il vero problema - aggiunge - è questo: la rottura e la forte deformazione della trave di soglia. La priorità del progetto di restauro è di mettere in sicurezza questa parte prima possibile. Una volta messe in sicurezza le quattro fondamenta si deve andare su e progettare e inserire la trave di impalcato. Tempo due anni, se va bene.” “La spalla - continua - è un elemento di tempo, discussione e analisi che ci lascia tutte le possibilità. La trave non peggiora il carico di forza sulle spalle rispetto ad oggi, anche se i tecnici di Nardini hanno una visione diversa. Se cancelliamo la trave non abbiamo risolto il problema: dobbiamo comunque capire come funziona oggi l'aggancio del Ponte sulle spalle.”
Sui tempi di consegna della relazione dell'ing. Rizzo, Campagnolo non risponde. Ci pensa una nuova domanda del pubblico a ricordarglielo. “L'avremo in tempi coerenti - risponde l'assessore, tirato per la spalla -. Nel giro di un mese, un mese e mezzo. Ma nei Lavori Pubblici il tempo è sempre un'incognita.” “Vardanega - sbotta Campagnolo - non è riuscito a lavorare quest'anno perché c'erano problemi sulla spalla Nardini? La risposta è no.”
Dunque, egregi lettori, la sintesi è la seguente: per il Comune la disponibilità o meno della spalla sinistra non è il problema prioritario e di conseguenza non lo è neppure la relazione-Rizzo. E a tre anni dall'approvazione del progetto esecutivo e a due dalla consegna del cantiere è ancora un aspetto che richiede “tempo, discussione e analisi” nella misura in cui si deve ancora capire “come funziona oggi l'aggancio del Ponte sulle spalle”. Rassicuratemi, per cortesia, che non siamo su “Scherzi a parte”.
Ma il momento-clou della serata deve ancora arrivare. E arriva quando l'architetto Pino Massarotto, coordinatore del Comitato Amici del Ponte Vecchio di Bassano e già scalpitante tra le sedie del pubblico, prende il microfono. Nell'occasione Massarotto, che si è portato dietro carte e documenti, si sostituisce al Brenta: è un fiume in piena.
Prima resta seduto, poi parla in piedi e infine - tra una replica piccata e l'altra del sindaco - arriva persino dietro al tavolo dei relatori per contestarne le affermazioni.
Spettacolo Pinotecnico.
L'architetto prende spunto dal mitico articolo 16 della convenzione Comune/Nardini, quello che impone la verifica strutturale prima dell'inizio dei lavori sulla spalla sinistra, rilevando che “detta condizioni che vincolano anche la trave Bailey” e che “se emergeranno problematiche di realizzabilità perderà ogni effetto”. “La perizia - continua - non è ancora stata fatta, ma i primi sondaggi...”. “Quali sondaggi?”, lo interrompe il sindaco. “Quelli della Inco - replica l'arch. -, che dicono che la spalla Nardini non è idonea a sopportare i pesi.” Poletto: “Lei fa confusione”. Massarotto: “Voi dite che per la spalla c'è tempo. Un progetto è tutto legato. Se salta l'autorizzazione alla trave di impalcato bisogna intervenire diversamente sui rostri.” Poletto: “Questo lo dice lei”. Massarotto: “No, lo dice Modena. E lo dice anche De Stavola.” A questo punto il sindaco si incazza di brutto: “Calma con le affermazioni, dire che io non sono informato. Per voi è un dato di fatto che i lavori non si possono fare perché non c'è l'autorizzazione sulla spalla. Siamo d'accordo? No. Nardini a fine aprile ha rifiutato la trave Bailey quando Vardanega aveva l'acqua alla gola.”
Interviene anche Campagnolo: “Stiamo monopolizzando la serata su questa cosa.”
Massarotto: “L'articolo 106 del Codice dei Contratti vieta la consegna di un cantiere in assenza della disponibilità delle aree. Come pensa l'Amministrazione di superare questo vincolo normativo?”. Risposta: “Non c'è l'antefatto, premessa sbagliata.”
Poletto: “Alla consegna del cantiere c'era la disponibilità delle aree. C'era, seppur condizionata e esplicitata. Non c'è stato un obiettivo impedimento, non c'è stato durante l'anno dei lavori.” Il sindaco stoppa alla fine il “comizio di Pino Massarotto” perché “è evidente che non è l'unica persona che abbia il beneficio della verità”.
Momenti di imbarazzo anche per la domanda di Ilaria Brunelli, la grintosa blogger-pulzella che trasmette la serata col telefonino in diretta streaming, che chiede ancora “Rizzo quando arriva?” e sottolinea che “un esito negativo della sua relazione comporta una variante al progetto che invaliderebbe la convenzione, basata sul progetto originario”. Campagnolo: “La convenzione è una servitù, non un'autorizzazione a fare chissà cosa. Rifare la convenzione...cosa c'entra?”.
“Quando la relazione ci sarà - dichiara il vicesindaco -, lo saprete. Non ci sarà nessuna modifica del progetto.”
Dopo altre domande dal pubblico, c'è ancora un breve spazio per Pino Massarotto 2 - La vendetta che chiede lumi sull'incarico legale di 23.500 euro per la risoluzione del contratto con Vardanega: determina pubblicata il 2 maggio e risoluzione firmata, 24 ore dopo, il 3 maggio. Poletto: “L'assistenza legale è in corso. Non è la richiesta di un parere legale, ma di un supporto, anche per il post-risoluzione.”
Il sindaco banna quindi definitivamente gli interventi dell'architetto, fatti a suo dire di “riflessioni leziose e fuorvianti, dicendo che potevo fare le cose e non le ho fatte.”
Fine dei tempi supplementari, si torna tutti a casa.
El Condor pasa, le questioni irrisolte restano.
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