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Le richieste di Nardini, la perizia “inevasa” sui fabbricati delle due sponde, la perizia della Inco. Le incongruenze ancora senza risposta del Comune nella gestione del nodo-spalle per il progetto e per l'appalto del Ponte
Pubblicato il 27-05-2018
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Spalle, che palle 2: la vendetta. Per l'infastidito sindaco Riccardo Poletto e la sua maggioranza quella della disponibilità immediata dei due lati del Ponte per l'intervento di restauro, e del lato sinistro in particolare, è una questione “marginale”.
Poletto lo ha sottolineato e ribadito nell'ultimo consiglio comunale. Eppure, come ha obiettivamente rimarcato il consigliere di opposizione Andrea Zonta, non si tratta di un aspetto secondario dal momento che il progetto strutturale del professor Modena si fonda proprio sull'ancoraggio, alle due spalle opposte del manufatto, della trave reticolare d'impalcato che sostituisce la funzione dei rostri di contrastare le “azioni orizzontali” dovute alla spinta idraulica del Brenta, anche e soprattutto in caso di piena o brentana, e che contrasta anche le azioni orizzontali dovute agli eventi sismici e al vento.
“La nuova reticolare al livello dell'impalcato - si legge al punto 1.4.2 della relazione di calcolo delle strutture del progetto esecutivo - contribuisce a diminuire la deformazione orizzontale ed esprime la sua azione di contenimento delle spinte orizzontali idrauliche sulle strutture del ponte esercitando, in corrispondenza del punto di vincolo nelle spalle, una reazione massima pari a 36450 daN in direzione della corrente nella condizione di carico SLU più sfavorevole.”
Planimetria catastale degli immobili attigui al Ponte
Ma non preoccupatevi: per continuare la lettura di questo articolo non servirà consultare il “Manuale del bravo ingegnere per inesperti”.
Mi basterà dirvi, senza scendere in ulteriori particolari, che il daN o decanewton è un'unità di misura internazionale relativa alla forza esercitata da una massa in movimento (in questo caso la spinta idraulica del fiume) e che 1 daN corrisponde a poco più di 1 chilogrammo-forza. Mentre lo SLU (Stato Limite Ultimo) - come fa capire il suo stesso nome e sempre per spiegarlo alla signora Maria - è invece il “valore estremo” della capacità di una struttura di reggere alla forza su di essa esercitata.
Non è tuttavia su questo aspetto, che è previsto in tutte le relazioni di calcolo delle strutture, che voglio indirizzare la vostra attenzione. Quella su cui intendo concentrare il nostro focus è invece la circostanza, dichiarata dallo stesso progetto esecutivo, che la forza-peso della spinta idraulica del fiume (e tralasciando, in questa sede, gli effetti dell'azione sismica) viene “contenuta” dalla trave reticolare superiore e che la “reazione” strutturale a questo carico viene esercitata anche “in corrispondenza del punto di vincolo nelle spalle”.
In altre parole: con l'inserimento della trave orizzontale al livello dell'impalcato la “resistenza” del Ponte alla pressione degli agenti naturali - corrente e portata del Brenta in primis - viene trasferita “al piano di sopra” e nella fattispecie anche ai due punti nei quali, per la prima volta nella storia del Ponte, la maxi trave - ovvero il nuovo corpo estraneo “in legno lamellare e barre in acciaio inox ad alta resistenza” - viene agganciata.
Vuol dire, in pratica, che il carico di spinta del fiume e anche della brentana ti arriva direttamente a casa o nei locali della Grapperia, da una parte, e della Taverna degli Alpini e degli altri negozi e abitazioni a ridosso del lato opposto di Angarano.
Perché quei “punti di vincolo” della trave di progetto sono appunto le due spalle.
Si capiranno pertanto le ragioni per le quali la Ditta Nardini - che di una delle due spalle e degli edifici attaccati è proprietaria - ha chiesto garanzie al Comune di Bassano circa la tenuta strutturale del progetto a tutela dei propri fabbricati, anche se il progetto stesso prevede un dispositivo di “sganciamento” della reticolare dai punti di ancoraggio “in ipotesi eccezionali” e cioè in caso di brentane di eccezionale gravità.
Nel corso del lungo dibattito dell'ultimo consiglio comunale, contraddistinto da una piena di parole a cui non potrebbe resistere neppure la trave di Modena, il consigliere Andrea Zonta ha avuto il merito di tirare fuori alcune questioni fino ad oggi non ancora pienamente emerse alla pubblica attenzione.
La prima osservazione riguarda una clausola della stessa convenzione siglata il 3 marzo 2016 tra il Comune di Bassano e la Nardini.
L'articolo 15 dell'accordo impone infatti che il Comune “dovrà procedere, a propria cura e spese, prima dell'inizio dei lavori e a mezzo di tecnico abilitato, alla redazione di una perizia statica asseverata e giurata, predisposta in contraddittorio con i proprietari, degli immobili (nella loro interezza) siti in destra e in sinistra idrografica”. Segue quindi l'indicazione delle particelle catastali relative agli immobili interessati ai due lati del Ponte, cui fanno riferimento una decina di proprietari.
Attenzione: si tratta di una clausola che si aggiunge e che non c'entra con la ormai celeberrima “verifica strutturale”, regolata dall'articolo 16 della convenzione, da eseguire sempre a carico del Comune - prima dell'inizio dei lavori sulla spalla sinistra - sulla spalla stessa, sul “sovrastante edificio” nonché “sulla fattibilità e sostenibilità dell'intervento sul Ponte e sulla proprietà del Concedente”, per la quale è stato incaricato quest'anno, quale consulente del Comune, l'ing. Giorgio Rizzo.
Ebbene: della “perizia statica asseverata e giurata” da effettuare a carico del Comune “prima dell'inizio dei lavori” in contraddittorio con i proprietari degli immobili adiacenti alle due spalle del Ponte, e da consegnare in copia alla Nardini, non si ha al momento ancora notizia. Né l'Amministrazione comunale, nel consiglio straordinario di giovedì scorso, ha saputo o voluto dare risposte al riguardo.
Esiste invece, come rivelato sempre da Zonta, una perizia asseverata sugli edifici attigui al Ponte in sinistra e in destra idrografica eseguita dall'ingegnere di Trento Luca Oss Emer su incarico della Inco Srl di Pergine Valsugana (TN), la ditta seconda in graduatoria che per lo spazio di un mattino (dalla consegna del cantiere del 2 maggio 2016 al pronunciamento del Consiglio di Stato del 12 maggio 2016) si era ritrovata in mano, quale aggiudicataria definitiva dell'appalto, i lavori del Ponte Vecchio.
Della perizia asseverata dell'ing. Oss Emer esistono due versioni.
La prima, datata 22 gennaio 2017, è immediatamente successiva all'accordo transattivo con il quale Comune e Inco avevano chiuso il contenzioso in itinere per l'esclusione dall'appalto della ditta trentina dopo la sentenza del Tar.
La seconda, datata 16 marzo 2017, è la perizia ufficiale, acquisita agli atti dalla Vardanega che l'ha trasmessa al Comune, come da protocollo municipale, in data 23 marzo.
Il documento, come scrive il suo estensore, “contiene ed esamina la ricognizione degli immobili siti in Bassano sulla sinistra idrografica del fiume Brenta, in via Pusterla ed in via Bartolomeo Ferracina, sull'incrocio di via Gamba in adiacenza al Ponte Vecchio - Ponte degli Alpini e gli immobili sul Ponte Vecchio inerenti il Museo degli Alpini ed i locali di ristorazione adiacenti”. “Tale ricognizione a supporto dello stato di consistenza degli immobili - precisa ancora il consulente - si è resa necessaria al fine di determinare la reale situazione degli stessi e le potenziali possibilità di danneggiamento derivanti da futuri lavori di messa in sicurezza e restauro del Ponte adiacente.”
Dopo 12 pagine di resoconto di analisi l'ing. Oss Emer conclude, a completamento della precedente documentazione di perizia del 22 gennaio, evidenziando che “gli immobili ispezionati sulla sinistra idrografica presentano molteplici segni di fessurazione” per varie tipologie di cause. Tra queste: fessurazioni “da esercizio strutturale”, “da vibrazioni”, “da cedimenti di fondazioni”, “da variazioni del livello del fiume che inducono movimenti sul fabbricato” e quant'altro. Secondo i riscontri del consulente, gli immobili sulla sponda destra presentano invece “uno stato fessurativo praticamente inesistente se non su alcuni elementi particolari e ben evidenziati nella documentazione di supporto”. L'ingegnere consiglia pertanto “la verifica costante durante tutte le fasi dei lavori” dello “stato tensionale” dell'edificio in sinistra idrografica.
Nella prima perizia del mese di gennaio era stato ancora più drastico, concludendo che “vista la particolarità strutturale dell'edificio, si consiglia la verifica dell'eventuale eliminazione di carichi dalle spalle durante i lavori, in modo da non creare fenomeni di carico e scarico che possano aggravare le condizioni delle fessurazioni esistenti”.
“Perché per ben due anni - chiede il consigliere Andrea Zonta - non si è dato l'incarico alle due perizie previste ed accettate con la convenzione firmata il 3 marzo 2016 con i Nardini?”. “Teniamo presente - aggiunge - che all'art. 15 viene richiesta una perizia strutturale di tutti i fabbricati di sponda sinistra e destra in contraddittorio con i circa 10 proprietari e non una semplice ricognizione dello stato di fatto dei fabbricati. Solo dopo tale perizia poteva essere autorizzata l'immissione in possesso dai Nardini.”
“Inoltre - ricorda - prima dell'effettivo inizio dei lavori sulla spalla Nardini con l'art. 16 viene imposta una ulteriore specifica verifica strutturale sui fabbricati (non la semplice spalla) in merito alla fattibilità e sostenibilità dell'intervento sul Ponte e sui beni Nardini. Perché si è deciso di non adempiere a tale obbligo dando non una, ma ben due consegne dei lavori a due distinte imprese pur sapendo di tale mancanza e quindi in assenza della immissione in possesso?”.
“La perizia giurata sullo stato di consistenza degli immobili (del 22 gennaio 2017, citata anche nella seconda perizia in ultima pagina), commissionata dalla Inco all'ing. Oss presumibilmente nel 2016 a consegna del cantiere - rileva ancora l'esponente di minoranza -, dà un quadro preoccupante dello stato fessurativo di fabbricati Nardini.
E consiglia di “verificare l'eliminazione di carichi dalle spalle durante i lavori” per non aggravare la situazione esistente.” “Perché durante l'anno perso per il contenzioso con Vardanega - domanda il consigliere - non si è approfittato per dare corso alle perizie di verifica volute dai Nardini o ad apportare modifiche al progetto di Modena che metteva in crisi questi edifici?”.
“Solo due erano le aree indispensabili per realizzare il restauro del Ponte - conclude Andrea Zonta -. Perché lo schema di convenzione per la disponibilità dell'isolotto Pusterla è del novembre 2015 (giustamente prima dell'approvazione del progetto esecutivo) mentre lo schema della convenzione Nardini è del febbraio 2016, a gara già provvisoriamente assegnata?”.
Belle domande. Perché sono proprio alcuni degli interrogativi sulla gestione dell'appalto - che è sia tecnica che politica a meno che i funzionari tecnici, che appongono le firme sugli atti comunali, lo facciano escludendo a priori qualsiasi confronto con gli amministratori eletti - che oggi non hanno ancora una risposta.
Per la Spallanovela, per il momento, è tutto. Arrivederci alla prossima spallata.
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