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I giardini di agosto
Dopo la nostra fiaba sui lavori al Giardino Parolini, interviene il vicesindaco Roberto Campagnolo. Che spiega il quando, il come e il perché del taglio degli alberi in funzione della riqualificazione dell'area
Pubblicato il 05 ago 2015
Visto 4.720 volte
Al “viceré” Roberto Campagnolo la nostra fiaba sul Giardino Fatato (editoriali.bassanonet.it/tich/20190.html) è piaciuta tantissimo.
Del resto il vicesindaco di Bassano del Grappa è un uomo di spirito, che accetta le provocazioni positive.
La favola in questione, per chi non l'avesse ancora letta, racconta e commenta in stile fantasy una reale notizia di attualità: i lavori in corso per la riqualificazione del Giardino Parolini, o Giardini Parolini che dir si voglia, con contestuale taglio ed eliminazione di diverse piante ed alberi.
Il vicesindaco e assessore alla Cura Urbana di Bassano del Grappa Roberto Campagnolo (foto Alessandro Tich)
Benché il progetto sia stato presentato in linea generale in una apposita conferenza stampa ancora la scorsa primavera, la questione del taglio degli alberi - che a Bassano, nel corso della passata Amministrazione, era un nervo scoperto delle polemiche cittadine - era rimasta nel “limbo” degli aspetti dell'intervento non comunicati, o perlomeno non diffusi a sufficienza alla conoscenza della pubblica opinione.
Lo riconosce lo stesso vicesindaco nonché assessore alla Cura Urbana (Lavori Pubblici), che tuttavia giustifica la carenza di informazione al riguardo con una difficile situazione normativo-burocratica - poi risolta - venutasi a sviluppare in tema di piante pericolanti. E che approfitta anzi della “favola urbana” raccontata da Bassanonet per darne conto e per spiegare una volta per tutte come sono andate e come stanno andando le cose.
“Quello del Giardino Parolini - afferma Campagnolo - è un progetto ereditato dalla passata Amministrazione, composto da tre livelli di intervento e con canali di finanziamento anche diversi. Quello che abbiamo trovato quasi finito e che abbiamo dovuto solo completare sono i laboratori, nelle case Parolini, che saranno sede di attività a scopo didattico e l'intervento riguardante le serre, adibite a vivai di piante della Sis per la gestione del verde urbano. Questi due interventi hanno comportato una spesa di circa 300mila euro, divisi più o meno a metà tra i laboratori e le serre. Mancava invece ancora da fare l'intervento vero e proprio di riqualificazione dei giardini.”
Intervento che - come spiega sempre il vicesindaco - è stato preceduto da una apposita relazione-studio del prof. Giuseppe Busnardo, naturalista e botanico, sullo stato di fatto dell'area, supportato “da una analisi puntuale sulle piante eseguita da un arboricoltore, il dott. Giorgio Cocco di Schio”.
Ed è proprio a seguito della valutazione tecnica visiva e della conseguente valutazione tecnica strumentale effettuate dall'esperto in arboricoltura, prima dell'inizio dei lavori, che è venuta fuori la “magagna”: dodici alberi all'interno del giardino - alcuni dei quali anche di notevoli dimensioni - sono stati classificati in categoria D, e cioè “da abbattere”, in quanto pericolanti.
“Nel frattempo - precisa Campagnolo - è arrivata una legge nazionale che impone, per un intervento in un'area vincolata come il Giardino Parolini, che è classificato come giardino monumentale ed è soggetto alla Sovrintendenza di Verona, che il direttore dei lavori sia un architetto. Abbiamo così contattato l'architetto Giorgio Strappazzon, bassanese, che vanta un curriculum di primo livello, che ha progettato l'ampliamento dell'Orto Botanico di Padova e che ha accettato la nostra proposta, limitata ad un rimborso spese, perché propenso a fare qualcosa per la sua città. Tra aprile e maggio abbiamo quindi cominciato a lavorare per la riqualificazione del giardino, con il cantiere affidato alla Sis.”
Ed è qui che parte il capitolo “piante da eliminare”.
“Abbiamo cominciato - riferisce The Vice - con la pulizia del sottobosco e della vegetazione infestante non più compatibile con i giardini. Quindi è stata fatta la pulizia e la rimozione delle siepi ai lati. E questo perché secondo le più attuali tendenze di urbanistica del verde, sposate dall'arch. Strappazzon, un giardino è uno spazio che si deve vedere anche da fuori. E' a questo punto che sono giunti i risultati della relazione dell'arboricoltore. Una dozzina di alberi era stata classificata pericolante, a una quindicina di giorni dall'inizio di Operaestate e quindi della rassegna dei film ospitata ai Giardini Parolini.”
“Il problema - aggiunge l'assessore ai Lavori Pubblici - era quello di seguire in maniera perfetta la legge, la quale dice che se si evidenzia una pianta in categoria D, e cioè da abbattere, o la si abbatte oppure bisogna mettere in sicurezza l'area, puntellando l'albero e transennando la superficie attorno.
E' un iter complesso, perché bisogna che se ne occupino la Sovrintendenza e la Forestale, che della Sovrintendenza è il braccio operativo.”
“Ci trovavamo - prosegue l'amministratore comunale - di fronte alla difficoltà oggettiva di far partire i film di Operaestate o cercare di accelerare la comunicazione con la Sovrintendenza e, nel frattempo, chiudere completamente i giardini. Abbiamo chiuso per qualche giorno, la settimana prima di Operaestate, e intanto è arrivata la comunicazione della Sovrintendenza che autorizzava una decina di abbattimenti e due prescrizioni, per due alberi tra cui un leccio di più di 200 anni, da mettere in sicurezza con un sistema di puntellazione. Ciò ha consentito l'apertura parziale del giardino per permettere il regolare svolgimento della rassegna dei film.”
Problemi emersi in corso d'opera, dunque.
“Quando noi annunciamo i lavori - precisa il vicesindaco - non sappiamo quante piante saranno abbattute o no, è un dato che emerge solo con la verifica e coi lavori sul posto. Ricordo però, a fronte degli abbattimenti, che inseriamo anche una sessantina di piante nuove, essenze scelte con una logica di studio nel rispetto dell'antico giardino.”
“Una volta terminati i lavori di sistemazione - conclude Roberto Campagnolo - il tema sarà come completare il percorso di riqualificazione, per dare un'identità a quel luogo e non farlo frequentare solo nei due mesi del cinema all'aperto.”
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