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I paletti di Montagner
Il sindaco di Mussolente scrive al prefetto di Vicenza Soldà sullo spinoso tema dell'accoglienza profughi. “Sì” all'ospitalità, ma a precise condizioni. Tra cui l'affidamento dei rifugiati al privato sociale e il controllo dell'ente pubblico
Pubblicato il 05 ago 2015
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Una bella gatta da pelare. Per tutti i Comuni, indistintamente. Messi di fronte alla prospettiva di dover ospitare gruppi di profughi arrivati nel Veneto, e destinati nella fattispecie alla provincia di Vicenza. E' la Prefettura che lo dispone, mettendo in atto le indicazioni del governo centrale.
Una patata bollente che vede il prefetto di Vicenza Eugenio Soldà impegnato a tenere le fila dei rapporti con le amministrazioni locali per cercare soluzioni condivise all'eventuale necessità di accogliere i migranti, per evitare che le medesime soluzioni vengano imposte come prevede - in extrema ratio - la procedura.
Nel territorio del Bassanese ovvero dell'area dell'Ulss n.3, come noto, la questione dell'accoglienza ai cosiddetti “richiedenti asilo” divide nettamente i Comuni. In particolare, dieci sindaci del comprensorio e dell'Altopiano (Asiago, Cartigliano, Gallio, Pove del Grappa, Pozzoleone, Romano d'Ezzelino, Rossano Veneto, Rosà, Schiavon e Tezze sul Brenta) hanno messo nero su bianco la loro ferma e netta opposizione a qualsiasi forma di accoglienza dei migranti nei loro rispettivi territori comunali.
Il sindaco di Mussolente Cristiano Montagner
Al fronte del “no” si aggiunge anche il Comune di Cassola, come specificato in un lettera al prefetto del sindaco Aldo Maroso, che tuttavia non ha aderito al documento firmato dai dieci sindaci dissidenti “per evitare di accentuare le polemiche createsi” e che ha motivato l'opposizione all'accoglienza come “un no fermo e risoluto all’ennesima imposizione calata dall’alto”.
Una “bacchettata” allo Stato, che esige collaborazione dagli enti locali senza tuttavia che tale collaborazione sia reciproca, che trova riscontro anche nella posizione del sindaco di Mussolente Cristiano Montagner.
Il quale, nell'esprimere invece la disponibilità all'accoglienza di eventuali profughi qualora ciò si rendesse necessario, fissa chiaramente le modalità con cui va gestita l'operazione e i paletti oltre i quali tale accoglienza non sarebbe praticabile.
E' quanto il primo cittadino misquilese ha specificato in una lettera trasmessa ieri al prefetto di Vicenza Soldà.
“Il nostro senso etico e civico - dichiara Montagner nella comunicazione al prefetto - non ci può lasciare indifferenti alle sofferenze umane che migliaia di persone stanno affrontando, il più delle volte per fuggire dalla morte e dalla distruzione della guerra ma anche da Paesi che, se pur in pace, soffrono di uno stato di povertà tale che la fuga verso Paesi visti illusoriamente come paradisi terrestri sembra essere l'unica strada da percorrere per salvare la vita a se e alla propria famiglia.”
“Allo stesso tempo - scrive ancora il sindaco al rappresentante territoriale del governo - non le nascondiamo - e penso ne sia conscio - i problemi che a livello locale e sociale questa tematica suscita nei nostri concittadini, legittimamente preoccupati per la sicurezza loro, delle loro famiglie e delle loro proprietà oltre che timorosi nel vedersi ridurre la qualità della vita o che l'ospitalità a questi rifugiati si traduca in un'ulteriore riduzione degli interventi di carattere sociale che Stato, Regione e Comune mettono in campo a favore dei singoli e delle famiglie per superare l'ormai quasi decennale crisi economica che ha colpito anche il nostro territorio.”
Tuttavia, per il primo cittadino, “abbiamo il dovere di essere chiari e fermi su ciò che possiamo o non possiamo fare, ma anche chiari su quello che lo Stato può e deve fare per avere la nostra leale collaborazione”.
“In primo luogo - precisa Montagner - cosa non possiamo fare: non possiamo, come Amministrazione comunale, farci carico dell'accoglienza diretta di nessuno di questi profughi richiedenti asilo, innanzitutto perché non abbiamo strutture pubbliche di proprietà comunale idonee ad ospitare queste persone ed in secondo luogo perché le poche risorse umane (visti i continui limiti alla spesa del personale) ed economiche (visti i continui tagli, l'ultimo pochi mesi fa di oltre 140 mila euro del Fondo di Solidarietà Comunale, pari al 135% in più rispetto al 2014) riteniamo doveroso - in questo momento di crisi economica - destinarle ai cittadini misquilesi che risiedono e lavorano legalmente nel nostro Comune.”
“Il nostro senso di civiltà e di leale collaborazione - prosegue il testo - ci porta però a non condividere prese di posizione di altri Enti che si sono manifestati contrari a tutte le forme di accoglienza. Affrontare in modo pragmatico il problema significa anche accettare il fatto che qualcuno, soprattutto del terzo settore e del privato sociale, se ne occupi utilizzando immobili privati.”
Tutto ciò premesso, il sindaco Montagner elenca quindi al prefetto una serie di richieste “che, se accolte, contribuirebbero a ridurre lo stato di tensione in essere su questo argomento”.
La prima richiesta è “che vi sia un'informazione tempestiva e preventiva dei possibili arrivi” e anche “il nulla osta dell'Amministrazione comunale in merito all'ente che andrà a gestirli”. “Non possiamo essere informati a cose fatte - puntualizza il sindaco - e, soprattutto, per rispetto al territorio che li ospita, l'Amministrazione deve poter conoscere l'ente privato che poi diventerà il principale interlocutore.”
Tra le altre richieste: che il numero dei richiedenti asilo non superi il rapporto di 1 profugo ogni 1000 abitanti (quindi non più di sette nel territorio comunale); che sia permesso l'accesso ai locali dove alloggiano i migranti, senza limiti o vincoli, ai funzionari dei servizi sociali e della polizia locale al fine di verificare le condizioni di vita e di sicurezza e che l'ente privato che ospita i richiedenti asilo presenti al Comune un periodico resoconto della situazione, anche dal punto di vista economico, che sarà reso pubblico alla cittadinanza sul sito del Comune.
“Chiediamo - è ancora una delle istanze presentate al prefetto, sempre riferita ai profughi - che via sia un accordo fra Comune, Prefettura ed ente privato che li gestisce al fine di un loro impiego volontario, per il periodo di permanenza sul territorio comunale, in lavori e attività socialmente utili sul territorio comunale per almeno 20 ore alla settimana come progetto di integrazione e di socializzazione, oltre che come forma di “restituzione” per quanto sta facendo per loro il Paese che li ha accolti e che li ospita.”
“Riteniamo opportuno sottolineare - rimarca in chiusura la lettera del sindaco di Mussolente - che diventa difficile da parte degli Enti Locali rispondere al principio di leale collaborazione se, a continue richieste da parte dello Stato di collaborazione nei vari fronti, non ultimo quello dei profughi, non corrisponda una forma di reciprocità premiante.”
“Pensiamo sia doveroso, infatti - conclude il testo -, a fronte della collaborazione degli Enti Locali, che anche il Governo metta in campo un'azione di “restituzione” quale, ad esempio, un allentamento del patto di stabilità interno per gli enti che si adoperano per rispondere a queste problematiche.”
Un'istanza che Montagner, mediante il prefetto, chiede di portare direttamente all'attenzione del governo per il tramite del ministro dell'Interno.
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