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Artisti internazionali di passaggio. Goran Bregović, con la sua band gitana, protagonista al Marostica Summer Festival di un travolgente concerto che ha “balcanizzato” per oltre due ore Piazza degli Scacchi
Pubblicato il 14 lug 2015
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Mi sono reso conto che Goran Bregović è una star internazionale quando - ormai diversi anni fa - ho visto i suoi cd esposti in vendita, e in bella mostra, all'aeroporto di Parigi. Parigi, del resto, è la città dove vive l'artista, cosmopolita per cultura di origine, per scelta di carriera e per capacità di valorizzare e sintetizzare nelle sue composizioni le suggestioni del repertorio musicale tradizionale europeo.
Bregović, bosniaco di Sarajevo, nasce tuttavia come autore e interprete pop.
Al suo genio musicale si devono infatti le fortune dei Bijelo Dugme, il più importante gruppo rock della allora Jugoslavia, di cui era il carismatico leader assieme al frontman Željko Bebek, con l'apice del successo raggiunto negli anni '70 e '80 del secolo scorso. E già allora i ritmi e gli accordi del pop rock, con una formula altamente innovativa per quei tempi, venivano mescolati alle sonorità della musica popolare balcanica.
Goran Bregović durante il suo concerto a Marostica (foto: due-punti.com)
Sonorità che il talentuoso Goran, dopo lo scioglimento del gruppo nel 1989, ha rielaborato all'estremo nelle sue composizioni, iniettandovi forti dosi della tradizione musicale del resto dei Balcani e anche dei Carpazi (Bulgaria, Romania) con una altrettanto forte propensione alle spettacolari e travolgenti orchestrazioni della musica zigana.
Ed è così che - sdoganando definitivamente le sevdalinke e tutti gli altri generi del patrimonio musicale popolare slavo - mister Bregović ha costruito la sua inesauribile vena aurifera. Colonne sonore cinematografiche, collaborazioni internazionali, concerti in tutto il mondo: tra i grandi dello show business, e non da oggi, c'è anche lui. Che continua a divertirsi, con i suoi 65 anni portati benissimo, esibendosi - e senza risparmiarsi - sul palco.
Ne abbiamo avuto prova ieri sera a Marostica, dove l'autore di In The Death Car e di Kalashnikov è stato il protagonista di uno dei concerti-evento del Marostica Summer Festival in Piazza degli Scacchi, organizzato dalla Due Punti Eventi. Il più famoso showman slavo contemporaneo, con la sua caratteristica voce e chitarra alla mano, era affiancato per l'occasione dalla sua storica formazione, la Wedding & Funeral Orchestra, una band gitana formata da fiati, ottoni, percussioni e voci bulgare.
Sorprendente, tra i componenti della band, il percussionista alla grancassa tradizionale e cantante Muharem Redžepi Goc: look gitano al 100% e una voce davvero notevole.
Tutti virtuosi dei rispettivi strumenti gli altri musicisti del gruppo: i serbi Bokan Stanković (prima tromba), Dragić Veličković (seconda tromba), Aleksandar Rajković (primo trombone), Miloš Mihajlović (secondo trombone) e il macedone Stojan Dimov (sassofono e clarinetto).
Infine le due voci della Bulgaria Ludmila Radkova Trajkova e Daniela Radkova Aleksandrova, esibitesi, nonostante il clima estivo, bardate negli sgargianti costumi nazionali bulgari - proprio come quelli del Coro delle Voci Bulgare del mitico Pipppero di Elio e le Storie Tese - che hanno aggiunto una nota di colore alla performance della serata.
Goran Bregović, esperto animale da palcoscenico e simpaticamente ruffiano come sempre, ha interagito sin dall'inizio con il pubblico, rivolgendosi alla platea, tra una canzone e l'altra, in un buon italiano alla Siniša Mihajlović.
Platea che - per inciso - era composta da circa tremila persone, in gran parte assiepate in piedi sullo spazio della piazza e per il resto sui seggiolini numerati della tribuna. Ma la tribuna, man mano che andava avanti il concerto, si è progressivamente svuotata: è quasi impossibile, infatti, farsi trasportare dagli irresistibili ritmi delle musiche in scaletta rimanendo seduti comodamente al proprio posto. Da qui il progressivo esodo degli spettatori dagli spalti a sedere allo spazio aperto della scacchiera per poter dare libero sfreno a mani, braccia e gambe danzanti. E c'è stato anche chi, letteralmente tarantolato dalla ritmica balcanica, ha ballato per l'intera durata dello spettacolo.
L'istrionico Goran e la sua band hanno alternato per oltre due ore, una dietro l'altra, le canzoni di Champagne for Gypsies ai grandi successi del repertorio dell'artista. Raggiungendo il culmine del coinvolgimento della piazza, come ogni concerto che si rispetti, nel finale.
Qui Goran Bregović - interagendo sempre con la platea - ha tirato fuori la “trilogia della guerra”, partendo dalla canzone Jeremija, ambientata nella Prima Guerra Mondiale, col ritornello che recita in serbo-croato “služio sam stari kadar artiljerija” (“ho servito il vecchio reggimento di artiglieria”), con la parola “artiljerija”, simile all'italiano, ripetuta in coro dal pubblico.
E' stata quindi la volta di Bella Ciao, il “classico” partigiano - pure sdoganato dalla sua collocazione ideologica e riproposto in versione bregovićiana - cantato in italiano a due voci in un crescendo musicale memorabile.
Infine, dopo due applauditi omaggi alle voci bulgare con Kustino Oro (vi ricordate la musica di Aldo, Giovanni e Giacomo quando facevano i bulgari in Mai Dire Gol?) e con Ederlezi, la conclusione che tutti si aspettavano.
Il pubblico è stato invitato a gridare “All'attacco...!” e sono partite le inconfondibili ed esplosive note di Kalashnikov, ironico e celeberrimo pezzo dell'artista di Sarajevo ispirato alla guerra nella ex Jugoslavia, che nonostante il titolo bellicoso è in realtà uno scoppiettante inno alla gioia, al vino e all'allegria.
E' la sigla di chiusura della animatissima serata: la guerra è finita, andate in pace.
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