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Sette anni in Tibet
La cittadella del sociale: dopo un settennato di lavori, la Fondazione Pirani Cremona di Bassano inaugura i locali ristrutturati di via Museo e ritorna protagonista della vita della città
Pubblicato il 06 set 2014
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Chissà quante cose e quante storie avrebbe da raccontare l'antico tavolo da cucito, banco di lavoro di generazioni di ragazze e di giovani donne in quello che fu lo storico orfanotrofio femminile e Pio Luogo delle Zitelle fondato nel 1750 da don Giorgio Pirani, conservato al piano terra dell'edificio centrale della Fondazione Pirani Cremona in via Museo a Bassano.
Questa ed altre reliquie di formazione educativa e professionale (come si direbbe oggi) sono collocate nel locale dei vecchi lavatoi dell'istituto, trasformato in uno “spazio della memoria”: quasi ad evidenziare l'ideale passaggio di consegne tra il pressoché trisecolare passato del benemerito ente e un futuro che da oggi si apre ufficialmente a nuovi scenari e progetti per la città.
Dopo sette anni di lavori e circa 5,5 milioni di euro investiti nell'opera, è il giorno dell'attesa inaugurazione della sede ristrutturata della Fondazione.
Il cortile del corpo centrale del complesso ristrutturato (foto Alessandro Tich)
Un evento per Bassano e per il centro storico, in cui il complesso del Pirani Cremona - ovvero la nuova “cittadella del sociale” - si colloca e con cui da adesso si collega a doppio filo, con ingresso sia da via Museo che da vicolo Jacopo da Ponte.
Per la Fondazione è stato un po' come stare sette anni in Tibet, isolata dal “resto del mondo” causa gli onerosi e prolungati lavori in corso.
Un settennato in cantiere che non ha impedito, tuttavia, il normale svolgimento dei progetti socio educativi che l'istituzione ha fatto germogliare negli anni in questa e nelle altre sedi della sua attività. Quello che è mancato, inevitabilmente, è stato il regolare contatto e il continuato rapporto con la comunità bassanese, penalizzato dalla necessità di portare avanti il consistente progetto edilizio che a beneficio di questa stessa comunità peraltro è stato concepito.
Ora l'ente sorto nel 2005 dalla fusione della Fondazione Don Cremona nella Fondazione Don Pirani - due pietre miliari della storia, non solo socio educativa, di Bassano - ritorna protagonista della vita cittadina e della rete di relazioni civiche con rinnovato spirito di collaborazione a 360 gradi.
“Per sette anni abbiamo avuto le porte chiuse - afferma nel suo discorso di apertura, nella nuova e affollata sala conferenze, la presidente Maria Paola Gallo -. Sono sette anni importanti, in cui la città non ha vissuto niente della Fondazione, se non i servizi già attivati. Ma questo complesso non era conosciuto, in un'area che era stata mentalmente abbandonata dai cittadini. L'apertura del complesso, sia da via Museo che da vicolo da Ponte, rappresenta una sfida. Questi spazi vanno non solo occupati ma utilizzati, nel rispetto del nostro scopo e oggetto sociale, nel rispetto della città che ha creduto nella Fondazione e nel rispetto di questo patrimonio comune.”
E se “complessità” è il termine usato dalla presidente per definire in una sola parola la multiforme e non a tutti pienamente nota attività dell'ente, non meno complesso è stato l'intervento di ristrutturazione - illustrato dagli architetti Fabio Sbordone e Felics Zanata - che prima di progettare i locali rinnovati e stabilirne le destinazioni d'uso ha richiesto un approfondito studio “filologico” degli spazi funzionali degli edifici nel corso dei secoli e il totale rispetto dei vincoli architettonici che pendono sulla storica struttura.
E' stato un parto impegnativo, ma ora il Pirani Cremona si riapre alla città nella sua nuova veste 2.0. Il corpo centrale del complesso (1465 mq di superficie e 5015 mc di volume) sarà l'edificio in cui inserire i “gruppi famiglia” della comunità educativa per minori, che si trasferirà pertanto dall'attuale sede nell'ala ovest su via Museo.
Al piano terra sono stati ricavati spazi comuni e di relazione, compresa la nuova sala conferenze che ospita l'incontro inaugurale, i locali per gli operatori e lo spazio della memoria dedicato alla storia della Fondazione cittadina.
Nel piano interrato, proprio sotto la sala conferenze, l'ex cantina - un “bomboncino” nascosto, con pregevoli volte a crociera - è stata trasformata in sala polivalente.
Al primo superiore si trovano invece gli alloggi per i minori ospiti, maschi e femmine in settori separati, con camerette e servizi per gruppi famiglia di massimo 8 ragazzi e 8 ragazze, più un'ampia e finemente arredata area soggiorno con cucina per le attività comuni da svolgere durante la giornata.
Il corpo su vicolo da Ponte (480 mq complessivi di superficie e 1275 mq di volume) sarà invece l'edificio degli alloggi da destinare al sociale, con due appartamenti ricavati su altrettanti piani, più un laboratorio e, in separata sede, la centrale termica dell'intero complesso.
Ma la vera grande novità dell'intervento di ristrutturazione - questa sì, realizzata ex novo - è costituita dall'autorimessa interrata su due piani: 4750 mq complessivi di estensione, con 111 posti auto e 4 box chiusi. Un nuovo parcheggio nel centro storico con ingresso per le auto da vicolo da Ponte e due uscite pedonali per gli utenti sia su via Museo che su vicolo da Ponte, più una terza uscita pedonale “interna” riservata al personale della struttura. L'utilizzo dei posti auto prevede la formula dell'abbonamento trimestrale, mensile o annuale: ci sono ancora posti disponibili.
Si aggiunge al tutto l'area scoperta di ben 3250 metri quadri, con ampio manto erboso, che si propone come nuova “piazza” di incontro con la comunità: potrà ospitare eventi, manifestazioni, spettacoli e tutto quanto potrà scaturire - sempre in linea con la mission educativa e solidale della Fondazione - dalla creatività cittadina.
Non ultima, l'ala ovest su via Museo che già ospita la biblioteca psico-pedagogica e il Centro ricerca e documentazione “Eraldo Berti” e dalla quale, come già detto, la comunità educativa per minori si trasferirà nella sua nuova sede. Gli spazi resi liberi dalla nuova sistemazione si aprono così a ulteriori opportunità di utilizzo, che prenderanno forma da idee condivise con la cittadinanza, con le realtà associative, con le categorie economiche. In altre parole: con la città.
“La Fondazione ha radici storiche molto lontane, e ha molte proprietà - dichiara alla cerimonia inaugurale il sindaco Riccardo Poletto -. Questa proprietà è simbolicamente importante, perché è dentro le mura della città. Dentro le mura, da secoli, hanno trovato ospitalità persone ai margini della società. Questo è un luogo di emancipazione e di inclusione sociale.”
Dopo la benedizione dell'arciprete abate don Renato Tomasi, si arriva finalmente al taglio del nastro - atteso da sette anni - in cima alla scalinata che porta alla nuova residenza, al primo piano, dei giovanissimi ospiti della struttura. E lo spumeggiante e sorridente video proiettato in sala che ha per protagonisti proprio le ragazze e i ragazzi della comunità educativa per minori è forse il ricordo più bello, e più educativo per noi adulti, di questa intensa giornata.
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