Alessandro Tich
Direttore responsabile
Bassanonet.it
Pubblicato il 26-03-2014 21:17
in Attualità | Visto 3.502 volte

Candidati...al palcoscenico

Che ci fanno due docenti del Brocchi (uno candidato sindaco), un altro sicuro candidato, il coordinatore del presidio “Libera”, due giornalisti e altri quattro temerari sul palco del teatro Da Ponte a Bassano? Ve lo raccontiamo noi

Candidati...al palcoscenico

Foto di gruppo finale al termine dello spettacolo (fonte immagine: facebook / Scuola Nordic Walking Bassano)

Tutto è iniziato, per quanto mi riguarda, da un'email di Maria Pia Mainardi, presidente dell'Associazione Questacittà - Spazio Donna di Bassano del Grappa e autentico caterpillar nel campo del sociale nel nostro territorio.
Poche, ma sintetiche parole: “Avrei bisogno di parlarti per una iniziativa che stiamo organizzando come Spazio Donna per il giorno 21 marzo”.
Non conoscevo ancora l'impresa a cui sarei andato incontro: fare l'attore per un giorno. E - per fortuna - non da solo: assieme me sarebbero saliti sul palcoscenico della Sala Teatro Da Ponte a Bassano altri nove temerari.
Ma la cosa, all'inizio, non mi consolava. Recitare davanti al pubblico, per chi non è abituato, è un rischio troppo azzardato e la figuraccia è sempre dietro l'angolo.
Colto da un attacco di sano autolesionismo, ho tuttavia accettato.
Confortato dal fatto che i dieci “attori” - me compreso - invitati a far parte della rappresentazione teatrale non dovevano obbligatoriamente imparare le loro parti a memoria, ma declamarle leggendole sul palco. Per parlare di sesso, di sessualità e di violenza alle donne, ma visti e raccontati dal punto di vista degli uomini: e scusate se è poco.
Ed è così che mi sono ritrovato tra i dieci interpreti maschili, dilettanti assoluti, di “Manutenzioni - Uomini a nudo”: una pièce teatrale che sta andando in giro con successo per l'Italia e che in ogni città sede di spettacolo ha per protagonisti una decina di “uomini normali”, e cioè non attori professionisti, rappresentanti della comunità locale.
Tutto nasce dal libro “Uomini che (odiano) amano le donne - Virilità, sesso, violenza: la parola ai maschi” della poliedrica scrittrice e giornalista Monica Lanfranco, che affronta il tema dell'universo sessuale maschile tramite una significativa selezione delle centinaia di risposte di uomini alle più diverse domande sull'argomento, raccolte nel suo blog sul “Fatto Quotidiano”.
Il libro ha generato quindi l'adattamento teatrale, di cui la stessa Monica è regista, co-autrice (assieme a Laura Guidetti e Ivano Malcotti) ed interprete.
Musica per le orecchie dell'associazione presieduta da Maria Pia Mainardi, da anni in prima linea sul problema della violenza di genere, che ha “intercettato” l'autrice ed è riuscita a portare la rappresentazione a Bassano.
Un'occasione per presentare un'interessante provocazione artistica “sul nostro essere donne e uomini” affrontata da una speciale prospettiva: For Men Only.

Un concentrato di varia umanità

Ognuno di noi da circa un mese ha già il copione in mano ed è informato di quello che lo aspetta. A tenere le fila dell'insolita “compagnia” in formazione ci ha pensato Spazio Donna - Questacittà, tramite l'infaticabile referente Adriana Selfo.
Ma per preparare la pièce teatrale, il tempo a disposizione è pochissimo.
Solo un incontro la sera prima dell'evento nella sede di Questacittà per la suddivisione definitiva dei ruoli, e poi l'intero pomeriggio prima dello spettacolo in Sala Da Ponte per una prova di rifinitura seguita dalla prova generale.
I dieci “Uomini a nudo” che si metteranno in gioco sul palcoscenico sono un concentrato di varia umanità bassanese.
C'è innanzitutto Riccardo Poletto, docente del Brocchi, consigliere comunale e soprattutto candidato sindaco del centrosinistra a Bassano. Ma va detto subito - a scanso di equivoci e dietrologie - che Poletto aveva aderito all'invito ancora a metà febbraio, e quindi ben prima delle primarie del centrosinistra.
Poi c'è Stefano Giunta: altro consigliere comunale e candidato sicuro - non si sa ancora in quale veste -, che sotto il profilo dello schieramento politico garantisce la par condicio.
Del cast fanno parte anche Paolo Banfi, altro docente del Brocchi nonché esponente dell'associazionismo locale e Mattia Bindella, giovane coordinatore del presidio di Bassano e Marostica dell'Associazione “Libera - Contro le mafie”.
Si aggiungono all'elenco altri quattro coraggiosi: il “social media strategist” Stefano Mocellin, lo psicologo e formatore Gabriele De Francesco, l'educatore della cooperativa sociale Adelante Bruno Bertoncello e il giovane psicologo Mattia Bordignon. Infine due giornalisti: il collega Bruno Cera, storico redattore del “Gazzettino”, e appunto il sottoscritto.
Quanto di più eterogeneo possa esistere sulle rive del Brenta: ma per fortuna abbiamo i nostri due angeli custodi. Sono l'autrice-attrice e regista Monica Lanfranco e il co-regista (nonché co-autore dell'adattamento teatrale) Ivano Malcotti. Con i quali siamo entrati subito in empatia e che per tutto il tempo delle prove ci danno i consigli, le indicazioni e gli ordini di scena infondendoci energia e positività.
E così, quella che rischierebbe di proporsi come una potenziale Armata Brancaleone diventa a tempo di record un vero e proprio piccolo gruppo teatrale. Ciascuno con i suoi tempi, ruoli e istruzioni da seguire. Compresi Poletto e Giunta, benché entrambi anche nel corso della generale non spengano mai il cellulare.
Ma che ci sarà di così tanto importante in questo periodo da costringerli a messaggiare e telefonare anche durante le prove?

Signori, si parte

Giunge finalmente l'ora X dello spettacolo, e meno male che mentre il pubblico arriva per prendere posto a teatro il sipario è abbassato.
Altrimenti gli spettatori avrebbero assistito a uno spettacolo supplementare: dieci nervosissimi uomini che camminano avanti e indietro per stemperare la tensione del momento. Qualcuno fa anche un po' di stretching, altri si rintanano dietro l'oscurità delle quinte per ripassare per la millesima volta la propria parte.
A turno, sperando di non essere visti, sbirciamo dalla fessura centrale del sipario: la sala è colma di gente. Il che ci infonde un'ulteriore overdose di adrenalina.
Quando a un certo punto il pubblico applaude per invitare il cast a dare inizio alla performance, ci rendiamo conto - cercando ognuno il conforto dell'altro - che non si può più tornare indietro.
Buio in sala, e dopo il video di apertura con la bellissima “Preghiera di un uomo”, poesia di Eve Ensler, Monica Lanfranco entra in scena da sola per dare inizio alla pièce. Da consumata attrice, ovviamente. La qual cosa ci carica di ulteriore responsabilità: con una ouverture così pregevole, non possiamo permetterci di farle fare brutta figura.
Quando Monica termina il suo monologo, si rispengono per un attimo le luci e tocca a noi: il dado è tratto. Tutti in fila coi rispettivi leggii: signori, si parte.
Ognuno di noi, a turno, legge una delle risposte raccolte dall'autrice alla domanda: “Che cosa è per te la sessualità?”
Io faccio parte anche del gruppo di sei attori che successivamente, prima in due file da tre e poi in formazione “a cuneo”, danno vita al cosiddetto ping-pong: una serie a raffica di brevi risposte alla stessa domanda di cui sopra che vanno lette in alternanza l'uno con l'altro. Una prova del fuoco di ritmo e di sincronizzazione: se uno di noi perde il filo, è la fine. Ma siamo talmente presi dal nostro ruolo che nulla si inceppa: e l'applauso alla fine del temuto ping-pong ha un che di liberatorio.
Applausi e anche risate accompagnano pure la brillante interpretazione dei tre caballeros - Gabriele De Francesco, Stefano Mocellin e Bruno Cera - che impersonano tre amici seduti al tavolino di un bar. Per discutere, tra un bicchiere e l'altro di vino, di virilità, di sessualità e di rapporti con le donne.
I componenti del terzetto, oltre ai testi da leggere, danno anche spazio all'improvvisazione: e sono talmente immedesimati nei rispettivi ruoli - Gabriele lo “scettico” nei confronti del maschilismo, Stefano sospeso tra due fuochi (“Sono una lesbica in un corpo di uomo”) e Bruno “macho” impenitente - che guardarli in azione è uno spasso.
Ma c'è anche chi, tra i dieci temerari sul palco, ha imparato la sua parte a memoria. E sono le nostre due punte di diamante: i due monologhisti, chiamati a interpretare i due “assoli” maschili contenuti nella sceneggiatura.
Uno dei due è Mattia Bindella, che recita in scioltezza e con grande sensibilità il monologo di un ragazzo che parla delle tre volte in cui, per motivi diversi, ritiene “di aver fatto violenza alle donne”. Applausissimi.
L'altro - sì, proprio lui - è Riccardo Poletto, che con una frase di apertura da annotare sul taccuino (“La pornografia ha influito molto nella mia vita”) si cala con estrema disinvoltura nella parte di un uomo finanche sazio di erotismo che si indigna per una sporcellata tra colleghi di lavoro in un peccaminoso e accondiscendente ristorante. Nella prima parte della scena, mentre declama a memoria il suo discorso, Poletto prende anche degli abiti da un attaccapanni: e, da vestito in maglietta che era, finisce la performance in giacca e cravatta. Ovazione generale.
Ci aveva colpito tutti per la sua capacità recitativa, il candidato sindaco, anche nelle prove del pomeriggio. Al che, in una pausa delle stesse, non ho potuto fare a meno di punzecchiarlo: “Sei stato bravissimo - gli ho detto -. Più che un monologo, sembrava un comizio.”
La battuta era inevitabile. Da qui al 25 maggio, Poletto dovrà farsene l'abitudine.

E arriva il sudato e sospirato lieto fine

Dopo circa un'ora lo spettacolo sta volgendo al termine e oramai non ci ferma più nessuno. Torniamo tutti insieme sul palco, con i nostri affezionati leggii, per leggere a turno l'ultimo giro di “risposte degli uomini” alla domanda: “Pensi che la violenza sia una componente della sessualità maschile più che di quella femminile?”.
Poi di corsa via i leggii, e tutti in circolo attorno all'autrice-attrice Monica Lanfranco, che in una efficace metafora della violenza di genere viene “sbattuta” da una parte all'altra del cerchio maschile, che alla fine si apre per farle interpretare - lei da sola, con noi più indietro a semicerchio ad ascoltare - la conclusione della pièce teatrale.
“La manutenzione continua”, è la battuta finale della rappresentazione.
Si spengono e si riaccendono le luci: e scoppiano - scroscianti e lunghissimi - gli applausi. Che si ripetono, più volte e sempre più intensi, ad ogni inchino dei singoli e del gruppo. Il generoso pubblico ha gradito alla grande: e per noi, dilettanti allo sbaraglio trasformati in attori per un giorno, è come aver vinto alla lotteria. Ed è il sudato e sospirato lieto fine di un'avventura che si presentava piena di incognite.
Poco più di un'ora prima stavamo consumando le suole delle scarpe, dietro a quel sipario ancora chiuso, al pensiero di non dover tradire la fiducia riposta nei nostri confronti. Adesso è tutta un'altra musica: e il sentimento di soddisfazione che scaturisce dal tributo della platea è difficile da descrivere a parole.
Tutto merito di Monica e di Ivano, che in poche ore hanno saputo creare dal nulla una squadra motivata ed affiatata.
Ora il nostro gruppo si è montato la testa e stiamo valutando scritture per Broadway: ma non sappiamo ancora se dopo il 25 maggio dovremo cambiare, per sopraggiunti e improrogabili impegni, uno dei due monologhisti.

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