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La scelta di Kaoutar
Dal PD a FLI. Intervista a Kaoutar Badrane: avvocato bassanese, portavoce del diritto di cittadinanza per gli immigrati, candidata alla Camera col partito di Fini. “Una scelta consapevole, per continuare la mia battaglia dove c'è più coerenza"
Pubblicato il 30 gen 2013
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Sulla scrivania del suo studio in via IV Armata a Bassano del Grappa, vicino al computer, sono collocate due piccole bandiere: una marocchina e una italiana.
E' la sintesi della doppia identità di Kaoutar Badrane, bassanese, 30 anni, avvocato praticante abilitato, mamma di due bambini piccoli, cittadina marocchina per origine e cittadina italiana dal 2006.
Nel 2010 aveva già conquistato gli onori della cronaca come prima marocchina laureata in Giurisprudenza in Italia. “La notizia era stata data dall'Ambasciata del Marocco, io non lo sapevo mica” - ci dice sorridendo, nel ricordare quel momento di improvvisa esposizione mediatica.
Kaoutar Badrane, candidata alla Camera con Futuro e Libertà (foto Alessandro Tich)
Kaoutar è un nome noto tra le seconde generazioni degli immigrati in Italia - e cioè i figli degli immigrati, o cosiddetti “G 2” -, dei cui problemi e del cui diritto di cittadinanza si è occupata nel recentissimo passato quale referente della Rete Nuovi Italiani del Partito Democratico. Sempre nel PD è stata tra i promotori del Comitato Bassano per Matteo Renzi, a sostegno della candidatura del sindaco di Firenze alle recenti Primarie per il candidato premier della coalizione di centrosinistra.
Oggi l'avvocato Badrane riconquista l'onore della cronaca: la già esponente del Partito Democratico è infatti candidata alle elezioni politiche (lista Camera - Veneto 1) con Futuro e Libertà per l'Italia. Da Renzi a Fini, a stretto giro di posta.
La sua collocazione in lista, al numero 15, non le dà oggettive speranze di essere eletta. Ma questo, a sentirla parlare, è un aspetto secondario: l'importante, per la grintosa Kaoutar, è costruire un percorso politico che, tramite il partito per cui ha scelto di correre, ponga all'attenzione dell'agenda istituzionale il diritto alla cittadinanza italiana - ma a precise e rigorose condizioni - degli stranieri immigrati nel nostro Paese.
Come nasce la sua passione per la politica?
“La mia campagna per il diritto alla cittadinanza è iniziata più di 10 anni fa, quando ero studentessa universitaria a Trento, impegnata nell'associazionismo. Ho fatto diversi incontri sulla tutela della condizione giuridica dello straniero e su altre questioni di materia giuridica sul tema dell'immigrazione. Due anni fa sono stata invitata alla Festa Democratica organizzata dal Circolo PD di Schio. Lì ho partecipato e ho esposto le mie idee in materia di ius soli. Ho ricevuto quindi la proposta di entrare a far parte della Rete Nuovi Italiani del PD.”
E come mai questo impegno politico, portato avanti con il PD, si esprime oggi con la candidatura per FLI?
“La mia è una candidatura anche simbolica. Con la scelta di candidarmi con FLI voglio dare un messaggio forte alla politica italiana. Tante volte si pensa che il PD, ovvero la sinistra, sia il “partito degli immigrati”. In realtà la sinistra strumentalizza gli immigrati e l'immigrazione semplicemente per ottenere voti. In questo trabocchetto ci ero caduta anch'io. Il tema della cittadinanza dipende dalla sensibilità della gente. E mi sono resa conto, col contatto diretto con la gente, che non c'è ancora questa maturità. Ho partecipato a tanti banchetti e gazebo col Partito Democratico, anche per la campagna “L'Italia sono anch'io”. Molte persone dimostravano di non essere interessate all'argomento, ma appoggiavano l'iniziativa solo perché “faceva parte del PD”. Non facciamo credere agli immigrati che la sinistra vuole fare i loro interessi, non è così. Sono stata invitata a parlare di immigrazione e cittadinanza anche dall'Italia dei Valori e da un circolo della Lega Nord: non ho sentito la differenza. E non ho sentito che nel PD ero a casa mia.”
Lei è stata anche nel direttivo del Comitato Bassano per Matteo Renzi...
“Speravo in Renzi. Forse perché nel PD ci sono tanti “dinosauri”, mi sono sempre chiesta come mai i giovani siano così lontani dalla politica. Ho sperato in Renzi e nel cambiamento. Non mi piaceva il termine “rottamazione”, le persone non devono essere rottamate, ma credevo in una politica più giovane e vedevo più grinta. Mi immedesimavo più in Renzi che in Bersani.”
Come è avvenuto l'incontro con Futuro e Libertà?
“Lo scorso novembre sono stata invitata a Vicenza per parlare ad un incontro a livello regionale in materia di cittadinanza, organizzato da FLI per la campagna “1000 per l'Italia”. Lì ho avuto modo di sentire l'on. Gianfranco Fini. Il discorso che ha fatto mi ha colpito tantissimo, ha parlato di diritto alla cittadinanza per i nuovi italiani di seconda generazione e mi sono molto immedesimata in quello che diceva. La differenza è che a sinistra, quando si dice “apriamo le porte a tutti” e “diamo la cittadinanza a chi nasce in Italia”, è un discorso che non condivido in pieno. Ci vuole a mio avviso anche rigore, e cioè lo ius soli temperato: chi nasce in Italia, dopo il ciclo di istruzione, può richiedere e ottenere la cittadinanza e non ottenerla per il semplice fatto di essere nato in Italia. Occorre premiare chi va premiato, come le famiglie straniere che sono in Italia da tanti anni e dimostrano l'attaccamento al nostro Paese. Soprattutto: “cittadinanza a chi ama l'Italia”. E' la frase di Fini che mi ha più colpito.”
E lei, da “nuova italiana”, come si sente?
“Sono da più di 20 anni in Italia e mi sento appieno cittadina italiana. All'estero, dove vado spesso per lavoro, sono orgogliosa dell'Italia e di essere italiana. Quando all'estero mi fanno le battutine sul nostro Paese, su Berlusconi, mi sento male e mi arrabbio. Sono più nazionalista di tanti miei connazionali italiani. La mia doppia identità rafforza ancora di più la mia appartenenza a questo Paese.”
Adesso lei vuole portare avanti la questione della cittadinanza correndo con Gianfranco Fini...
“Avevo già avuto modo di ascoltare Fini a livello accademico all'Università, sempre sul diritto alla cittadinanza. Gli stranieri lo odiano, perché porta il nome della legge Bossi-Fini. Poi è anche vero che gli stranieri non sanno che Fini è stato uno dei primi a parlare dello ius soli e che FLI, con l'on. Granata, ha presentato assieme all'on. Sarubbi del PD una proposta di legge per le nuove norme sullo ius soli e la cittadinanza. Sono gli argomenti che io porto avanti nella mia campagna.”
Perché un elettore dovrebbe votare per lei ovvero, non essendoci le preferenze, per la sua lista?
“Perché negli ultimi anni la politica ha perso di credibilità. La gente è sfiduciata e anch'io non ho fiducia. Però è quello che mi spinge a fare politica. Può sembrare un controsenso, ma non è così. Mi metto a disposizione per cambiare e per dare un diverso volto alla politica. Chi mi conosce sa che quando faccio una cosa, la voglio fare bene. La mia campagna elettorale la porto avanti nel silenzio. Lavoro e faccio le cose per affrontare un problema di rappresentanza generale, soprattutto per le seconde generazioni. Ho vissuto sulla mia pelle il problema del diritto di cittadinanza, che ho ottenuto dopo 18 anni di residenza in Italia. Mi impegno a portare avanti a livello istituzionale queste problematiche.”
Anche se non eletta?
“Sì, perché il mio partito è in linea col mio pensiero.”
Insomma, Kaoutar: il suo passaggio dal PD a FLI non è stato il classico “salto della quaglia”?
“Assolutamente no. E' stata una scelta consapevole, per continuare una mia battaglia dove c'è più coerenza.”
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