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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
L’arte del dubbio
Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani hanno portato in scena al Teatro Remondini uno spettacolo dedicato a un’arte umana dalle radici antiche e dai prodotti più che mai attuali
Pubblicato il 20 mar 2013
Visto 3.021 volte
La rassegna “La Bella Stagione” ha portato lunedì, e ieri in replica, al teatro Remondini il nuovo spettacolo di Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani intitolato L’arte del dubbio.
Dopo Processo a Dio e La Commedia di Candido, i due attori sono tornati in scena diretti da Sergio Fantoni con un testo ispirato a un saggio scritto da Gianrico Carofiglio – il libro, pubblicato nel 2007 da Sellerio, porta lo stesso titolo dello spettacolo – e anche ad altri suoi lavori, come La manomissione delle parole. Il libro è stato traghettato nella versione teatrale da Stefano Massini.
Lo scrittore barese, ed ex magistrato ora entrato in politica, nel suo saggio, indagando tattiche, strategie processuali, lo strumento dell’interrogatorio, offre degli spunti di riflessione sul rapporto tra linguaggio, persuasione e verità, nati dall’incontro con storie vere: “storie ridicole, storie avvincenti, storie drammatiche o tragiche. Schegge del reale, pezzi di vita che, raccontati sul palcoscenico del processo, diventano modelli del mondo”.
Ottavia Piccolo e Vittorio Viviani all'Aperitivo teatrale del Color Cafè
Piccolo e Viviani, da un teatrino da fiera di paese (con siparietto, quinte e luci da teatro-cabaret brechtiano), con salopette e cappello a bombetta da Totò, interpretano due personaggi un po’ circensi, un po’ da teatro dell’assurdo, un po’ buffoni, che narrano per quadri, e privilegiando il registro della comicità, il decalogo immaginato dell’arte del dubbio. Indossano più che i panni le voci e le parole dei protagonisti delle storie che vogliono raccontare, e partendo da una narrazione che ha origine ai tempi di Adamo ed Eva, e che cavalca tempi e luoghi arrivando subito al nostro quotidiano, approdano all’attualità dove continuano a serpeggiare le insidie nascoste fra le parole e nelle parole.
Si parla di fatti del nostro tempo nello spettacolo – dell’assassinio di Don Peppino Diana a opera della camorra, del processo alla Thyssen, del ruolo dell’informazione “quotidiana” – ma si parla soprattutto della guerra fra Vero e Falso: l’anagramma di “la verità” è “relativa”, o anche “rivelata”, e nel balletto tra queste due parole a dirigere le danze è sempre il serpente invisibile, “genetico”, del Dubbio.
L’abbecedario del dubbio sfogliato sul palco è ricco di esercizi di stile alla Queneau, ed è un miraggio la ricerca del fiore blu della verità. Le citazioni e gli omaggi presenti sottotraccia nello spettacolo sono molti, e gli spettatori, che li colgano o meno, sono invitati tutti a fare un giro in giostra nel teatrino della vita accompagnati dal suono da moneta falsa delle parole. Anche la musica – sul palco è presente Nicola Arata che esegue dal vivo, con dieci strumenti, i pezzi composti da Cesare Picco – contribuisce a ritmare il racconto dei due attori che utilizzano con maestria gli stratagemmi della commedia dell’arte per far divertire, ma che intendono soprattutto far riflettere in maniera giocosa sul potere che ha l’eco delle parole, come hanno spiegato nell’incontro dell’Aperitivo teatrale al Color Cafè. Applausi caldi e a ritmo di musica, in vero poco dubbiosi, da parte del pubblico del Remondini.
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