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L'assalto alla diligenza
L'esordio del neo presidente Luca Maria Chenet all'assemblea ordinaria dei soci di Confcommercio Bassano. Burocrazia, accesso al credito, centri commerciali, aumento dell'Iva: un'analisi sui problemi della categoria, senza i politici in sala
Pubblicato il 27 set 2011
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Vedere la sala dell’assemblea annuale dei commercianti senza i politici è come vedere il presepio senza le statuine dei pastori. Manca qualcosa che la ritualità di simili occasioni ci aveva abituato a considerare un elemento inamovibile.
Nessun sindaco, nessun onorevole, nessun amministratore regionale a sedere in prima fila, ambita pole position per apparire in evidenza nella foto sul giornale.
Ma così è, se vi pare: ed è il chiaro segnale lanciato dal presidente di Confcommercio Bassano Luca Maria Chenet e dalla sua giunta che quest’anno, al più importante appuntamento del calendario associativo ospitato nella sala convegni del Ca’7, non hanno volutamente invitato a intervenire nessuna autorità politica “né del territorio, né dei livelli superiori”.
L'intervento del presidente di Confcommercio Bassano Luca Maria Chenet all'assemblea annuale dell'associazione al Ca'7 (foto Alessandro Tich)
Qualcuno tra la base degli associati, appartenente alla storica vecchia guardia della categoria e abituato allo status quo degli anni passati, confidandosi con il cronista storce un po’ il naso.
Ma è il segno dei “tempi nuovi” che la rinnovata dirigenza dell’associazione è intenzionata a costruire nel suo mandato quinquennale.
“Volevamo sensibilizzare i pubblici amministratori - spiega nella sua relazione all’assemblea il presidente Chenet - con una forte azione simbolica, sull’importanza della concertazione con le categorie economiche che necessariamente devono essere ascoltate e prese in seria considerazione. Confronto che invece non è avvenuto su parecchi temi.”
Né la politica - come emerge dall'intervento del massimo rappresentante mandamentale - sembra oggi in grado di recepire “la situazione e le necessità delle aziende”: pratiche amministrative, costi della burocrazia e una pressione fiscale che supera il 50% incidono gravemente sulla conduzione delle imprese.
“Guardando oggi la situazione in cui le imprese sono costrette a lavorare - incalza il presidente - mi sembra di guardare un vecchio film western con continui assalti alla diligenza.”
Un grido di allarme che il vice presidente vicario Teresa Cadore, introducendo la parte pubblica dell’assemblea, sottolinea e rafforza citando alcuni interventi sulla stampa dedicati ai temi cruciali del momento: il peggioramento delle condizioni macro-economiche; l’incertezza fra le aziende, i consumatori e gli investitori; i tagli per oltre un miliardo ai Comuni veneti che porterà “meno servizi, più tasse e tariffe più alte”; la caduta delle vendite al dettaglio (- 2,4% su base annua secondo l’Istat).
E soprattutto l’accesso al credito, che “torna ad essere un lusso” soprattutto per le micro-imprese.
“Gli istituti di credito - ribadisce al riguardo Chenet nel suo intervento - non possono pensare di abbandonarci in questo difficile momento dopo che in taluni casi, con il loro spregiudicato comportamento, sono stati tra i principali sponsor della crisi finanziaria.”
“Non è possibile - afferma ancora - che i rubinetti delle banche siano chiusi al punto tale da costringere la nostra cooperativa di garanzia, e per fortuna che c’è e ben funziona, a dover valutare pratiche di affido in conto corrente per soli 5000 euro.”
Ma non è solo la disponibilità finanziaria a minacciare la sopravvivenza di molte piccole aziende del settore. Per i vertici della categoria, l’altra “eterna questione” è legata alla concorrenza della grande distribuzione organizzata, ovvero agli insediamenti di quelle che Chenet definisce “altre realtà commerciali”.
“Queste grandi realtà - puntualizza il presidente - non arrivano nel nostro territorio per “benedizione celeste” ma sono frutto di una programmazione urbanistico-commerciale studiata e pianificata a tavolino dagli attori politici. Senza il loro placet, ogni nuovo insediamento non sarebbe possibile.”
Ma davvero l’avvento dei centri commerciali significa il rischio di condanna a morte per i “negozi di prossimità”, le attività commerciali tradizionali e i negozi dei centri storici?
Sull’argomento, Chenet lascia la parola a Matteo Zanardello, giovane consigliere di giunta laureatosi con una tesi sugli effetti collaterali della grande distribuzione in alcune aree urbane e metropolitane. E che presenta all'assemblea una lucida analisi sul dirompente impatto negativo del colosso Walmart (prima azienda mondiale nel settore della grande distribuzione) sul tessuto commerciale, sociale, occupazionale ed economico dei territori degli Stati Uniti in cui la catena di centri commerciali si è insediata.
“Il mio intervento - spiega Zanardello - è articolato in parte su una lezione tenuta nel 2005 da un esponente dell'associazione americana per l'autosufficienza locale presso l'associazione della stampa estera a Londra. L'intento (allora) era quello di avvertire gli inglesi che non era necessario intraprendere la stessa strada presa dagli Stati Uniti. Oggi siamo noi a trovarci in quella posizione.”
Difficoltà oggettive che i commercianti si trovano a affrontare in un Paese che non offre punti saldi di riferimento.
“Quando per strada un’automobile ha un guasto, si accende la spia rossa - rincara la dose il vicepresidente provinciale di Confcommercio Rino Filippin -. In questa situazione i casi sono due: o si va dal meccanico per riparare la macchina, oppure si toglie la lampadina della spia per fare finta che il guasto non c’è. L’Italia ha svitato la lampadina.”
Incertezza politica, pressione fiscale, tagli alle risorse, credito negato: più che un assalto alla diligenza, sembra l'assedio di Fort Apache.
Ma Luca Maria Chenet, concludendo il suo discorso, aggiunge un'iniezione di ottimismo invitando i soci “a tornare ad investire nel territorio per contribuire seriamente alla crescita e al mantenimento di una base occupazionale che rappresenta il volano dell'economia locale”, a “ricostruire un rapporto formativo e lavorativo con le nuove generazioni molto più predisposte per utilizzare le nuove tecnologie e sfruttarne le immense opportunità” e a rafforzare il rapporto di fiducia con i consumatori, vero valore aggiunto del commercio al dettaglio.
Da qui l'appello a tutti i colleghi “a mantenere un comportamento assolutamente etico rispetto all'aumento dell'Iva che ci siamo trovati tra capo e collo”.
“L'invito che vi rivolgo, proprio per dare un segno della nostra grande responsabilità - conclude il presidente -, è quello di non ritoccare i prezzi finali, per quanto possibile, per evitare una nuova spinta inflazionistica che non possiamo permetterci come imprenditori ma soprattutto come consumatori.”
Morale della favola: sono ancora tempi bui, ma c'è ancora spazio per rimboccarsi le maniche e contribuire tutti a far intravvedere un filo di luce o - per ritornare alla nostra immagine iniziale - un barlume di stella cometa.
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