Connessioni contemporanee
Un dialogo col presente
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Laura Vicenzi
Giornalista
Bassanonet.it
Pubblicato il 19-02-2010
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La libreria La Bassanese e l’associazione Quarto Ponte hanno proposto un altro appuntamento di alto livello al terzo incontro della rassegna “Scrittori senza confini”. Mihai Mircea Butcovan ha dimostrato di non aver lasciato “le scarpe fuori di casa” (un detto che ha ricordato l’autore stesso nel corso della conversazione e che chiarisce bene l’idea di “altro”, di straniero e di non appartenenza ad una comunità), ma di amare “con i fatti” il nostro Paese. Sono noti il suo ruolo attivo, attraverso la parola e l’azione concreta, nella nostra società, in particolare negli ambiti del disagio e della comunicazione, e la sua volontà di osservare criticamente le dinamiche che la percorrono. Mihai attraverso le sue opere, gli incontri, le pagine dei giornali per cui scrive, esorta a prendersi cura del passato e del presente. A questo proposito l’esordio dell’incontro è stato dedicato dall’autore a Cristina Obber e alla sua raccolta “Primi baci”, Attilio Fraccaro Editore, un libro che ha ricevuto in dono la scorsa volta che è stato invitato a Bassano e che ha apprezzato proprio per la sua volontà dichiarata di restituire una testimonianza preziosa del passato vicino e locale, di affondare le radici in un terreno instabile che sarebbe stato affidato altrimenti, e solo per poco, all’oralità. Nel dare inizio alla conversazione con Mihai il professor Paolo Banfi ha ricordato le finalità dell’associazione I.E.S.S. un gruppo attivo con sede a Rossano Veneto che si occupa principalmente di formazione, ed il dialogo intercorso tra i due è finito molte volte sui binari dell’educazione e dell’attualità. Mihai Mircea Butcovan si è definito un “operaio della scrittura”, prima di ogni altra cosa infatti (poeta, scrittore, giornalista) si sente un educatore. I suoi scritti e le sue parole raccontano un’esperienza di vita forte, intensa: l’aver vissuto sulla propria pelle assieme a tante altre persone l’illusione del cambiamento epocale che ha attraversato il suo Paese, la Romania; la scelta dell’incontro con l’Italia; l’ “allunaggio”, per riprendere il titolo di un’altra sua pubblicazione, nel nostro Paese; la scoperta che anche qui esistono e sono diffuse sacche inattese di disagio e di difficoltà; la volontà di agire con i linguaggi che conosce sulla realtà per migliorarla promuovendo il dialogo e la conoscenza. Mihail utilizza a questo fine anche una commistione di arti, la musica, la fotografia, e lo fa per aprire più canali, per accendere i riflettori su angoli nascosti del palco della Storia e delle storie, per togliere dal primo piano i marchi e le generalizzazioni fuorvianti e pericolose propagandate da certa stampa e dai media in generale. Nelle sue parole lo guardo della Romania e quello dell’Italia si incrociano con speranza, un’ottica nuova da costruire in gran parte affidata ai giovani. L’incontro si è concluso con una denuncia alla volontà di disinvestimento nei confronti dell’educazione e della scuola. “Come si può insegnare la Storia senza insegnare la Geografia?” e con un’esortazione a riprendere in mano “Lettere ad una professoressa” di Don Milani per ritrovare assieme la volontà di costruire “un villaggio”.
Mihai Mircea Butcovan e Paolo Banfi