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Supercasa Pedemontana
Completata la SPV, il Campo Base Pedemontana a Romano è destinato allo smantellamento. Si oppone il sindacato degli inquilini SUNIA. Il segretario Brasco: “No alla demolizione. I sindaci lo utilizzino per l’emergenza abitativa”
Pubblicato il 19 feb 2025
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Aaah, il Campo Base SIS della Superstrada Pedemontana Veneta a Sacro Cuore di Romano d’Ezzelino, in via Madonna delle Grazie, a poca distanza dal confine col Comune di Cassola…
Me lo ricordo ancora, anche se ci sono stato un’era geologica fa.
Era il 10 novembre 2011 e qui si era svolta la cerimonia della posa della prima pietra per l’avvio ufficiale dei cantieri della superstrada a pedaggio, col primo e simbolico colpo di benna affidato a Luca Zaia, che allora era già governatore.
Il Campo Base Pedemontana di Romano d'Ezzelino (Google Maps)
Mi sono rivisto l’articolo che avevo scritto su quell’evento, intitolato “Pedemontana Show”, pescato dal solito inesauribile e inestimabile archivio di Bassanonet.
Era veramente un’altra epoca: il sindaco di Romano era Rossella Olivo e l’assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti era il famoso Renato Chisso, reduce dell’era Galan, poi finito nei guai con la giustizia per lo scandalo Mose.
Che tempi.
Tanto per capire quali erano allora le previsioni sul cronoprogramma per la costruzione della Pedemontana, ecco cosa aveva dichiarato quel giorno Chisso a microfoni e telecamere:
“Alla fine di questi cinque anni, con la SPV, consegneremo al Veneto dei tassi infrastrutturali pari a quelli della Baviera.”
“Cinque anni”: incredibile ma vero.
Mi sono fatto questo viaggetto all’indietro nel tempo, recuperando quel vecchio ma storico reportage, per pura curiosità. E solo per il fatto che oggi, a quattordici anni di distanza, il Campo Base Pedemontana di Sacro Cuore ritorna improvvisamente di attualità, ma per tutt’altro motivo.
Dopo la sua lunga e sofferta gestazione, la Superstrada Pedemontana Veneta - come ben sappiamo - è cosa fatta ed è direttamente allacciata alla A27 Venezia-Belluno, alla A31 Valdastico e alla A4 Venezia-Milano.
Amen. Il territorio pedemontano non è più ai confini dell’impero.
Il Campo Base della SIS, con le casette prefabbricate per i lavoratori delle aziende del Consorzio, non ha pertanto più ragione di esistere e per questo motivo è destinato allo smantellamento tramite demolizione.
Ma c’è chi si oppone a questa prospettiva.
Si tratta della federazione territoriale di Vicenza del SUNIA, Sindacato Nazionale Unitario Inquilini ed Assegnatari.
Con una nota trasmessa alle redazioni dal segretario provinciale Francesco Brasco, il sindacato dice infatti “no” alla demolizione e si appella ai sindaci affinché utilizzino il Campo Base per l’emergenza abitativa.
“Invitiamo i sindaci di Cassola, Romano e Bassano del Grappa - afferma Brasco nella nota - di prendere possesso dell’area ex Campo Base Pedemontana di via Madonna delle Grazie (angolo via don Andolfatto) destinato alla demolizione e di utilizzarlo almeno temporaneamente per l’emergenza abitativa a favore dei Comuni dell’area bassanese.”
Il segretario provinciale SUNIA Vicenza si appella anche alle forze politiche in consiglio regionale e al presidente Zaia, ritenendo che “sia uno spreco di risorse inutile non approfittare di un villaggio dotato di 200 posti letto e con sala mensa e sala riunioni e grandi aree scoperte”.
“Ci sono comuni come Cassola e Romano d’Ezzelino - sottolinea Brasco - che pur avendo decine di famiglie aventi diritto all’alloggio sociale (case popolari) non hanno nemmeno un appartamento per l’emergenza abitativa da assegnare temporaneamente per due anni.”
“Ci rendiamo conto - prosegue - che le unità abitative costruite per i lavoratori delle aziende del consorzio SIS siano state montate con un intento di provvisorietà, ma purtroppo Regione e Comuni non hanno risorse per dotarsi di tutte le case di edilizia residenziale pubblica che sarebbero necessarie per affrontare la domanda che è altissima.”
“La destinazione del “villaggio della Pedemontana”, costruito con tutti i comfort, è quella della demolizione - aggiunge il segretario -. Significa spendere risorse per smontare tutto e poi allocare i materiali inerti in discarica: vi pare logico di fronte alle centinaia di famiglie che aspettano una casa popolare?”
“Meglio approfittare delle casette prefabbricate per uno scopo sociale - conclude Francesco Brasco - in attesa di un piano casa nazionale per edilizia residenziale pubblica.”
Risponderanno all’appello i sindaci chiamati in causa, sempre che dal punto di vista amministrativo sia possibile fare una cosa del genere?
È questione di SIS o no.
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