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E' una delle pareti più imbrattate di Bassano. E proprio per questo ha richiamato la nostra attenzione. Un'esplosione di scritte e di segni tracciati con il marker e con lo spray in pieno centro storico.
Il muro impiastricciato, discosto al passaggio abituale della gente e semi-nascosto sotto un portico, è ubicato sul retro di uno stabile di via Roma, nell'area che una volta era la piazzetta Ragazzi del '99, di fronte alle vetrate dell'ala nuova (sempre e ancora chiusa) del Museo-Biblioteca-Archivio.
Un luogo ideale per dare sfogo agli istinti vandalici o creativi - a seconda dei punti di vista - nelle ore serali, lontani da telecamere e da occhi indiscreti.
La parete imbrattata dell'ex piazzetta Ragazzi del '99 a Bassano
Lo stesso punto dove il lunedì mattina, dopo la movida del fine settimana, si notano i bicchieri di vetro vuoti, abbandonati sul bordo delle aiuole come i mozziconi di sigaretta e i “ricordi” di chi scambia quelle siepi, a fianco del Museo, per un cesso pubblico.
Ma non siamo qui oggi, almeno per una volta, per parlare di degrado urbano.
Quello dei “writers” è un problema cronico e a quanto pare - a giudicare dai dati 2010 delle sanzioni della Polizia Locale - anche impunito. In un certo senso sospendiamo il giudizio: perché è tutt'altro il motivo che ha incuriosito il nostro interesse.
Il confuso murales ci colpisce infatti per la sua miriade di scritte: in parte coperte dai segni dello spray, e in parte in armonia con la forma degli stessi.
Molte di queste - come su ogni muro preso di mira dai graffitari - sono frasi irriferibili. Ma chi pensa che uno spazio imbrattato sia solo un collettore di volgarità, più o meno oscene, si sbaglia di grosso. Perché tra le righe di questa accozzaglia di segni si può scoprire un campionario - a suo modo sorprendente - di messaggi in bottiglia: pensieri e parole lasciate galleggiare in un mare indefinito a forma di muro.
Che partono dagli immancabili messaggi di apprezzamento rivolti ai coetanei (“Tommaso 61 gran figo!”, “ciao Maxi dai stirati i capelli”) ad espressioni che rivelano acerbe convinzioni: “this is my way”, “il mondo è piccolo”, “Dio non esiste”.
C'è chi coglie l'attimo fuggente: “la vita è breve godila finke puoi”. C'è chi apprezza: “fighissimo meglio che a scuola”. E c'è chi inneggia alla libertà: “padroni di niente schiavi di nessuno”.
C'è l'idealista: “più che la fine delle guerre voglio la fine dei principi di tutte le guerre”.
Qualcuno non si pone ostacoli: “tutto è possibile tranne rimettere il dentifricio dentro il tubetto”. Altri la mettono in rima (“il sentimento è sentimento nel vento contento” oppure “si sentì svanire e si mise a dormire”) o preferiscono affidarsi ai versi di De Andrè: “eianta ei ei anta ei ei anta creuza de mar”.
“Non è forte chi nn cade...ma chi cade e ha la forza di rialzarsi”, scrive un altro giovane anonimo. Per dare spazio, poco più in là, al consiglio più bello: “Non correre + veloce di quanto il tuo angelo custode possa volare”.
Altre frasi sono coperte in parte dallo spray, ma emergono - e si fanno notare - parole come “sentimento”, “mancanza”, “piangere”, “la mia vita vip”.
Dietro ognuno di questi graffiti, se visto con gli occhi della legge, si segnala un atto di trasgressione, sanzionabile - giustamente - a norma di ordinanza del sindaco.
Ma se letto con gli occhi di un genitore, si percepisce un cuore che batte. Il cuore in confusione, nell'ex piazzetta Ragazzi del '99, dei ragazzi del 2011 e dintorni.
E' l'espressione caotica, ma significativa, di una generazione al muro. Che non ha mezzi e non ha luoghi - se non il linguaggio in codice dei cellulari e la piazza virtuale di facebook - per declamare al mondo la propria voglia di esistere e che affida i suoi sentimenti al tratto ribelle di un pennarello, indelebile come i sogni e le speranze.
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