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Il Touch giocoso
“DigitArt 3D: Le ceramiche di Giulia Caffo”: fino al 5 dicembre al Museo della Ceramica di Palazzo Sturm un’installazione interattiva consente di giocare e interagire con le riproduzioni 3D di alcune ceramiche della collezione museale
Pubblicato il 05 set 2025
Visto 9.285 volte
Ebbene sì: c’è il Tich nervoso.
E vi giuro che alcune cose che stanno succedendo a Bassano mi stanno facendo innervosire sempre di più.
Ma, per fortuna, c’è anche il Touch giocoso. Ed è quello degli schermi touch di “DigitArt 3D: Le ceramiche di Giulia Caffo”, la nuova installazione interattiva allestita al Museo della Ceramica “Giuseppe Roi” di Palazzo Sturm.
Foto Alessandro Tich
In una delle sale delle collezioni permanenti dello storico edificio sono stati approntati due tavoli tecnologici. Uno è più basso e l’altro è più alto, e c’è un perché: l’installazione è stata infatti progettata per il pubblico in età scolare, certamente più avvezzo ai giochi digitali, ma è aperta anche all’uso degli adulti.
In sostanza, smanettando sullo screen di ciascuno dei due tavoli si apre un piccolo mondo di ceramiche d’epoca virtuali - piatti, teiere, zuppiere e quant’altro - con le quali si può, per l’appunto, interagire e giocare a colpi di touch.
La novità viene presentata in conferenza stampa a Palazzo Sturm in quello che è il primo giorno di apertura dell’installazione, disponibile per il pubblico fino al prossimo 5 dicembre. Ma non si esclude, in base anche alla risposta dei visitatori, che possa diventare un’installazione permanente.
Le ceramiche riprodotte digitalmente per questo innovativo angolo ludico del Museo della Ceramica sono quelle appartenute a Giulia Caffo, nobildonna appassionata dell’arte ceramica e madre del barone Giambattista Sturm von Hirschfeld che diede il nome a Palazzo Sturm e successivamente lo donò alla città di Bassano.
Il gioco immersivo propone quindi una storia “romanzata” della nobile signora ed è strutturato in tre sezioni.
La prima sezione - “La storia di Giulia Caffo” - è suddivisa in cinque capitoli, arricchiti da altrettanti minigiochi come “Dipingi gli oggetti” o “Trova l’oggetto nascosto”, che hanno lo scopo di far divertire gli utenti ma anche di far scoprire alcune opere della collezione del Museo della Ceramica “Giuseppe Roi”.
È inoltre possibile giocare direttamente e liberamente ai cinque minigiochi nella modalità alternativa offerta dalla sezione “Gioca con le ceramiche”.
Infine, in ogni momento, i giocatori hanno la possibilità di interagire digitalmente con le accuratissime ricostruzioni tridimensionali che compaiono sullo screen e che forniscono informazioni sulla loro originaria manifattura e utilizzo, nella terza sezione “Interagisci con le ceramiche”.
Ma non è tutto. Oltre alle interazioni digitali, l’utente ha la possibilità di toccare con mano le riproduzioni fisiche di tutte le ceramiche incluse nel gioco, realizzate attraverso la tecnologia della stampa 3D con disegni in rilievo.
Una soluzione che consentirà anche ai visitatori non vedenti e ipovedenti di fruirle in piena autonomia, in linea con la missione dei Musei Civici di Bassano del Grappa di aprirsi al pubblico come luogo sempre più accessibile e inclusivo.
Tutto questo è il risultato di un incredibile coacervo di collaborazioni reso possibile da un insieme di Progetti le cui sigle sono un’autentica sfida all’umana comprensione.
Innanzitutto, l’installazione “DigitArt 3D: Le ceramiche di Giulia Caffo” è stata promossa dall’Università Ca’ Foscari di Venezia, dal Comune e dai Musei Civici di Bassano del Grappa.
E fin qui siamo ancora nel campo delle informazioni comprensibili.
L’applicazione interattiva è stata realizzata dall’Università Ca’ Foscari nell’ambito dello “Spoke 6” (“Turismo, Cultura e Industrie Creative”), coordinato dal prof. Fabrizio Panozzo, del Progetto iNEST - Interconnected Nord-Est Innovation Ecosystem, finanziato dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNNR) e sviluppato in affiliazione con l’Università di Bolzano, l’Università di Trento, l’Università di Verona e la Fondazione Università Ca’ Foscari.
Io mi sono già perso, ma devo andare avanti.
Perché l’installazione, a sua volta, nasce anche come spin-off dalle attività del Progetto europeo Horizon, di cui il Comune di Bassano è partner, “Hephaestus, HEritage in EuroPe: new tecHnologies in crAft for prEServing and innovaTing fUtureS”.
Sul piano operativo, è stata sviluppata da Studio MACACO, agenzia digitale svizzera specializzata in soluzioni interattive, mentre le riproduzioni tridimensionali fisiche sono state a cura di FabLab Venezia.
La parte conclusiva di questo articolo prosegue nelle prossime righe.
Ma prima, siete liberi di andare a prendervi un cachet per il mal di testa.
“L’installazione darà la possibilità ai visitatori di conoscere la ceramica in una modalità nuova”, afferma in conferenza stampa la consigliera comunale con delega alla Ceramica, nonché presidente della commissione consiliare Cultura Chiara Tessarollo.
“Come amministrazione siamo molto soddisfatti - continua -. È un modo per integrare le nuove tecnologie alla cultura, puntando sul grande pubblico e in particolare sui giovani.”
“Il progetto favorisce l’accessibilità ai contenuti del patrimonio museale - dichiara la direttrice dei Musei Civici Barbara Guidi -. Lo scopo è quello di aprire i Musei al più ampio pubblico possibile, per goderne i contenuti senza barriere fisiche e sensoriali. In questo modo portiamo le ceramiche fuori dalle vetrine, grazie a due schermi interattivi, assieme ad oggetti 3D che possono essere toccati da tutti.”
“Gli obiettivi iniziali del progetto “DigitArt 3D” erano due - spiega Mara Pistellato, ricercatrice dell’Università Ca’ Foscari e coordinatrice del progetto medesimo -. Il primo era fare ricerca accademica su tecnologie oggettive di restituzione 3D di oggetti per renderli fruibili al pubblico. Il secondo era creare qualcosa di concreto da far vedere al pubblico.”
Ed è quello che accade adesso nel palazzo donato alla città di Bassano dal barone Sturm, figlio di Giulia Caffo, la nobildonna con le ceramiche la cui storia, fino al 5 dicembre, è tutta un touch.
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