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L'importanza di chiamarsi Ernest
Domani il Museo Hemingway e della Grande Guerra di Villa Ca'Erizzo-Luca a Bassano del Grappa festeggia un anno di attività. Con l'inaugurazione del Lungobrenta Hemingway. E con un bilancio di quasi 10mila visitatori in dodici mesi
Pubblicato il 22 ott 2015
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Chiedo scusa ad Oscar Wilde per avergli rubato il titolo della sua celebre commedia, ma il riferimento calza a pennello.
L'Ernest in questione è ovviamente Ernest Hemingway, il grande scrittore americano che indipendentemente dalla conoscenza e dal gradimento dei suoi libri è annoverato - per la caratura del personaggio e per motivi anche extra-letterari - tra le icone del '900. Il quale, da giovincello, ebbe la ventura di arruolarsi tra i volontari della Croce Rossa Americana sul fronte veneto della Prima Guerra Mondiale. E - in quanto tale - di soggiornare per un periodo a Villa Ca' Erizzo, la dimora quattrocentesca in riva al Brenta a Bassano che fu la sede della American Red Cross, ai piedi del fronte sul Grappa.
Correva l'anno 1918 e la storica villa bassanese dava dimora, in qualità di addetti alle ambulanze, ai cosiddetti “Poeti di Harvard”: un gruppo di giovani di belle speranze, che sarebbero poi diventati dei letterati illustri, di cui facevano parte - oltre al futuro Premio Nobel per la Letteratura - John Dos Passos, John Howard Lawson ed altri.
Foto: Alessandro Tich
Quella breve ma epocale esperienza che lo portò a vivere il conflitto “in diretta” - a fianco degli arditi pronti ad attaccare sul fronte e dopo aver anche rischiato di morire per lo scoppio di una granata austriaca sul Basso Piave - avrebbe per sempre segnato Hemingway, e non solo nella sua produzione letteraria.
Alla villa, al fiume e al suo paesaggio lo scrittore di Oak Park avrebbe dedicato, negli anni successivi, dei brani indimenticabili in due dei suoi capolavori: “Addio alle armi” (anche se ambientato sull'Isonzo) e “Di là dal fiume e tra gli alberi”.
Ma già il 18enne Ernest, ancora imberbe giornalista d'assalto, a Bassano trovò gli spunti per scrivere un racconto giovanile (“La scomparsa di Pickles McCarty”) con chiari riferimenti alla villa di Bassano e alle battaglie sul Grappa, rimasto inedito negli archivi di Chicago fino ad essere scoperto, nel 1979, dal compianto storico bassanese Giovanni Cecchin, docente alla Princeton University.
“Sono un ragazzo del Basso Piave, un ragazzo del Grappa, del Pasubio. Sono un vecchio fanatico del Veneto, e qui lascerò il mio cuore”, scrisse Hemingway in una famosa lettera a Bernard Berenson.
Bassano del Grappa assieme al fronte del Piave, dunque, rappresenta uno dei punti cardinali della carriera e del percorso esistenziale dello scrittore: esattamente come Cuba, la Spagna oppure l'Africa. Perché altrove Ernest Hemingway costruì il suo mito, ma è da qui che è iniziato tutto.
Un'eredità spirituale che è stata raccolta dalla Fondazione Luca di Bassano del Grappa che proprio un anno fa, il 17-18 ottobre 2014 - nella sede della villa lungo il Brenta oggi chiamata Ca' Erizzo-Luca -, ha inaugurato il Museo Hemingway e della Grande Guerra: museo storico sulla Prima Guerra Mondiale, arricchito da un'importante “Collezione Hemingway” con documenti, foto, testimonianze e rare edizioni librarie.
Dodici mesi di attività nei quali l'istituzione museale privata bassanese può già vantare un lusinghiero bilancio (con dati aggiornati al 30 settembre 2015).
9940 sono stati infatti i visitatori totali, 3884 i partecipanti ad eventi e manifestazioni organizzati in villa, 1620 le visite di scuole e gruppi.
26 in tutto gli eventi organizzati: dall'incontro “Il ruolo delle ville venete nella Grande Guerra” alla mostra temporanea “La guerra dei veneti e degli italiani” e dagli spettacoli di Operaestate sul filone della Grande Guerra fino alla recente ed applaudita rappresentazione teatrale “L'angelo del Grappa”. 171 i giorni complessivi di apertura, per una media di 55 visitatori al giorno.
E' stato ottobre 2014 il mese più “gettonato” (1574 visitatori) seguito dal maggio di quest'anno (1086).
Ottimi riscontri sono stati inoltre confermati dagli articoli sulla stampa nazionale, locale e web; dalle visualizzazioni del sito internet del museo, con oltre 67mila pagine visualizzate, e dai contatti sui social media.
Insomma: un'istituzione che, nello spegnere la sua prima candelina, si dà molto fa fare. E domani intanto, per il primo anniversario del Museo Hemingway e della Grande Guerra, sarà una giornata molto particolare.
Alle 17.30 si terrà infatti la cerimonia ufficiale di intitolazione del Lungobrenta Ernest Hemingway - già via Ca' Erizzo, a fianco dell'omonima villa - alla presenza del sindaco e di altre autorità. Seguirà uno spettacolo con letture hemingwayane da parte di Pino Costalunga e Mauro Baldassarre, nella cappella Mares della villa, con accompagnamento musicale (ingresso libero con posti limitati, su prenotazione).
E in qualche modo - anche se simbolicamente - sarà quasi come esaudire il desiderio che Hemingway mette in bocca al colonnello Richard Cantwell in “Di là dal fiume e tra gli alberi”:
«Vorrei essere seppellito lassù, lungo il Brenta, dove sorgevano le grandi ville coi prati, giardini, platani, cipressi. Conosco qualcuno che forse mi lascerebbe seppellire nelle sue terre... Non penso che sarei d'impaccio. Diventerei parte del suolo dove alla sera i bambini giocano, e alla mattina continuerebbero forse ad allenare cavalli a saltare e gli zoccoli calpesterebbero I’erba e le trote dello stagno affiorerebbero per carpire uno sciame di moscerini... Vorrei essere sepolto sull'Altopiano dove li abbiamo battuti...Sul Grappa, sull'angolo morto di qualsiasi pendio crivellato di granate, purché mandino le vacche a pascolare.»
E' da queste parole, e dalla capacità di saperle valorizzare oggi nel nostro territorio, che si capisce l'importanza di chiamarsi Ernest.
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