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A proposito della notizia delle dodici persone indagate a vario titolo dalla Procura di Vicenza per i reati di inquinamento ambientale e omessa bonifica nei cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta
Pubblicato il 20 ott 2025
Visto 11.712 volte
Di solito, quando compaiono sui media notizie sulla Superstrada Pedemontana Veneta non di fonte regionale, non manca mai un comunicato stampa di replica della Regione Veneto, affidato a una nota di chiarimento della struttura tecnica o alle dichiarazioni del governatore Luca Zaia oppure, in seconda battuta, dell’assessore regionale alle Infrastrutture e Trasporti Elisa De Berti.
In questo caso, la notizia delle 12 persone indagate in riferimento alla costruzione della SPV è stata accolta da Palazzo Balbi a Venezia in modalità “sottotraccia”, senza repliche, commenti o chiarimenti ulteriori.
Il perché è presto detto: siamo in campagna elettorale e la comunicazione istituzionale della Regione Veneto deve sottostare alle ferree regole della cosiddetta “par condicio” che limita e restringe gli interventi indirizzati alle redazioni.
L’imbocco est della galleria di Malo della SPV (archivio Bassanonet)
Non sarà comunque una notizia del genere a scalfire l’enorme popolarità del governatore uscente e candidato capolista Luca Zaia, a cui fa riferimento l’intera “narrazione” sull’infrastruttura a pedaggio.
Tuttavia, in merito alla tempistica con la quale è uscito il comunicato stampa sull’indagine da parte del Comando Provinciale dei Carabinieri di Vicenza, possiamo certamente sostenere che la notizia sia stata resa nota in un momento cruciale per i consensi del governo regionale.
Comunque sia, a conclusione di prolungate e complesse attività d’indagine condotte dalla Sezione di Polizia Giudiziaria Carabinieri presso la Procura della Repubblica di Vicenza, sotto la direzione della medesima Autorità Giudiziaria, è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di dodici persone, indagate, a vario titolo, per i reati di inquinamento ambientale e omessa bonifica.
Gli indagati, tra cui componenti degli organi di amministrazione, nonché responsabili tecnici e direttori di cantiere, sono ritenuti coinvolti nella gestione delle opere di realizzazione della Superstrada Pedemontana Veneta, in particolare per quanto riguarda la Galleria naturale di Malo, nei territori comunali di Castelgomberto e Malo, e la Galleria naturale di Sant’Urbano, nel territorio di Montecchio Maggiore.
Secondo l’ipotesi accusatoria, gli indagati avrebbero, in concorso tra loro e a vario titolo, omesso di rispettare le prescrizioni tecniche relative alla composizione del calcestruzzo proiettato utilizzato per le opere in sotterraneo, impiegando un additivo accelerante denominato “Mapequick AF1000” contenente acido perfluorobutanoico (PFBA) in concentrazioni superiori ai valori soglia indicati dal parere dell’Istituto Superiore di Sanità n. 24565/2015. Tale condotta avrebbe determinato una contaminazione significativa delle acque superficiali e sotterranee insistenti nelle aree interessate dai lavori. Agli stessi è altresì contestata l’omessa bonifica e il mancato ripristino dei luoghi nonostante la piena conoscenza dell’avvenuto inquinamento. I fatti sono stati commessi tra il 28 giugno 2021 e il 23 gennaio 2024. L’attività investigativa è stata svolta con la collaborazione tecnica dell’Arpav di Vicenza, che ha fornito supporto analitico e scientifico per la caratterizzazione ambientale dei siti interessati.
Sulla notizia in questione si è fatta comunque sentire la voce di alcuni esponenti della politica.
Per la capogruppo uscente del Partito Democratico in consiglio regionale Vanessa Camani, si tratta di “una vicenda che la Regione conosceva da tempo”.
“Con atti e interrogazioni in consiglio regionale, tra tutti la mozione del 23 luglio proposta dal Gruppo PD - ricorda Camani in una nota - abbiamo sollevato più volte la questione della contaminazione da PFAS e sostanze inquinanti legate ai lavori delle gallerie di Malo e Sant’Urbano. Malgrado i nostri allarmi, la giunta non ci ha mai risposto. Eppure, i dati di Arpav e il successivo dossier di Ispra parlano chiaro: nei materiali di scavo e nelle acque di percolazione è stata rilevata la presenza di PFBA, ed esiste un “rischio imminente” che va scongiurato. Si tratta, di fatto, delle stesse sostanze che hanno già avvelenato le nostre falde in passato e per le quali il Veneto sta ancora pagando un prezzo altissimo.”
“La Regione - continua - non ha approfondito, nelle fasi autorizzative, la caratterizzazione dei materiali poi depositati nelle cave di prestito, né ha imposto adeguati controlli. Quando le prime evidenze sono emerse, non ha fatto nulla per prevenire un danno ambientale che oggi rischia di diventare irreversibile.”
“La notizia dei dodici indagati per inquinamento nei cantieri della Superstrada Pedemontana Veneta conferma ciò che avevamo denunciato per primi già nel 2021”, commenta invece l’ex consigliera regionale ed attuale europarlamentare del gruppo Verdi-AVS Cristina Guarda.
“Allora, sulla base di un monitoraggio dell’Arpav che rilevava la presenza di PFBA negli scarichi dei cantieri della galleria di Malo-Castelgomberto, presentai un’interrogazione alla giunta Zaia - prosegue -. Il Concessionario negava che la presenza degli inquinati fosse riconducibile alle attività di cantiere e la Regione, dopo aver disposto ulteriori analisi, concluse che 'le norme vigenti e la concessione in atto' non prevedessero 'azioni conseguenti di natura contrattuale, anche cautelari'. Oggi la magistratura inquirente accerta la gravità dei fatti, aprendo un’indagine e iscrivendo dodici persone nel registro degli indagati.”
Sarà comunque la magistratura a fare luce definitiva sulla vicenda, che al termine del procedimento avrà la sua “verità giudiziaria”.
Certo che è singolare il fatto che il racconto sulla SPV, proprio alla conclusione di questo mandato dell’amministrazione regionale, sia terminato così in Malo modo.
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