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ANPI orizzonti
La prima cerimonia dell’Anniversario della Liberazione dell’amministrazione di centrodestra Finco: sindaco perfettamente calato nel ruolo e ovazione finale per l’orazione ufficiale del prof. Ferdinando Offelli
Pubblicato il 25 apr 2025
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Lo confesso: non sono mai stato “preso” dalle feste nazionali comandate, quali che siano. E oggi, per di più, piove. Ma il primo 25 Aprile dell’amministrazione Finco non me lo voglio perdere.
Sono sempre incuriosito dal modo in cui i governi cittadini di centrodestra - e a maggior ragione quelli sostenuti in maggioranza da Fratelli d’Italia - affrontano l’Anniversario della Liberazione, che a 80 anni esatti di distanza rimane ancora una ricorrenza divisiva e che per una parte non indifferente del loro elettorato è considerata una commemorazione “di sinistra”.
Mentre in questa stessa data molti leghisti e autonomisti in Veneto inneggiano sì al 25 Aprile, ma come festa di San Marco. Che per me fa rima con varco: quello in cui attendo i governanti bassanesi chiamati ad onorare istituzionalmente la festa dell’Italia libera e antifascista, per prendere le mie solite annotazioni e per vedere l’effetto che fa.
L'onore ai Martiri della Libertà in viale dei Martiri
Il mio varco, nella fattispecie, è quello di viale dei Martiri dove è in programma la deposizione di una corona d’alloro alla lapide dedicata ai Martiri della Libertà, dopo la Santa Messa nella Chiesa di San Francesco e la deposizione di una prima corona d’alloro presso l’Ara dei Caduti in piazza Garibaldi.
Quando arrivo, un quarto d’ora prima dell’orario prefissato, vicino alla Porta delle Grazie staziona una comitiva di turisti, incuriositi dall’inconsueta scena del viale dei Martiri imbandierato e presidiato dalla Polizia Locale.
“Da dove venite?”, chiedo. “Da Milano”, mi risponde una signora.
Sono appena arrivati anche i musicisti della Filarmonica Bassanese, che trovano riparo dalla pioggia nell’attigua chiesetta di Santa Maria delle Grazie.
Qui provano la sempre immortale “Canzone del Piave”, quella del Piave che mormorava, per la sorpresa e la gioia dei turisti milanesi, riparati invece dagli ombrelli, che immortalano il momento con i loro telefonini.
Alla fine scatta spontaneo un grande applauso e un membro della comitiva grida: “Bis!”. La Filarmonica Bassanese farà il bis, ma con l’esecuzione ufficiale nel corso della cerimonia.
Sono quegli incontri ravvicinati del tipo Italia che tanto mi piacciono e che non possono mancare in una cronaca come questa.
L’arrivo del corteo in viale dei Martiri preannuncia l’inizio del momento clou della commemorazione.
La composizione delle tre autorità principali in prima fila per l’omaggio ai Martiri della Libertà, tanto per restare in tema di Resistenza, è bipartisan.
Ai due lati del sindaco Nicola Finco ci sono infatti il presidente del consiglio comunale Stefano Monegato, di Fratelli d’Italia, e la deputata del Partito Democratico Rosanna Filippin, peraltro l’unica parlamentare del territorio presente nell’occasione.
Il sindaco di Bassano del Grappa, nonostante non stia nuotando nel suo brodo primordiale, appare perfettamente calato nel ruolo.
E anche nel discorso che terrà di lì a poco userà toni equilibrati, distanti dalle tifoserie degli opposti schieramenti.
Non mancano all’appuntamento alcuni componenti della giunta comunale, alcuni consiglieri comunali (ma solo di minoranza, quelli che ho visto al volo), i sindaci del comprensorio (non tantissimi, per usare un eufemismo: presenti ai discorsi il solo sindaco di Solagna e un assessore di Pove) e le associazioni combattentistiche e d’arma, con l’ANPI come sempre in prima linea, assieme alle associazioni di volontariato, a rimpolpare le file dei partecipanti.
Dopo la deposizione della corona d’alloro, ci si sposta tutti in fila lungo viale delle Fosse, scortati dalle forze dell’ordine e dagli agenti della Polizia Locale ancora dell’Unione Montana del Bassanese, per raggiungere l’ex chiesa di San Bonaventura dove si terranno l’intervento del sindaco e l’orazione commemorativa, affidata quest’anno allo storico thienese prof. Ferdinando Offelli.
La chiesa sconsacrata dell’ex Ospedale è stata scelta al posto della sala consiliare del municipio, il cui spazio è stato ritenuto troppo stretto per ospitare la cerimonia.
Ma anche San Bonaventura, con i suoi posti a sedere allestiti per gli spettacoli del CSC di Operaestate, si rivela insufficiente ad accogliere degnamente tutti i partecipanti, molti dei quali rimangono assiepati in piedi ai due lati della sala.
E c’è anche chi, in mezzo al pubblico, lo fa notare al vostro umile cronista prima che inizino i discorsi: “San Bonaventura non basta, a Bassano il 25 Aprile è molto di più”.
“Oggi non è solo un giorno di celebrazione: è un giorno di memoria, di riconoscenza, ma anche di responsabilità”, esordisce il sindaco Nicola Finco nel suo intervento, in cui ricorda che siamo ad “ottant’anni dal giorno in cui l’Italia scelse di rinascere, di uscire dall’incubo della guerra e dell’oppressione del nazi-fascismo per rimettersi in cammino verso la democrazia, la libertà, la dignità”.
“Quando l’altro giorno pensavo a che tipo di intervento fare - prosegue -, mi sono chiesto: che cosa dobbiamo noi lasciare per i prossimi 80 anni?”.
Il sindaco ricorda quindi suo nonno, “un semplice contadino”, deportato e sopravvissuto a un campo di concentramento, che ogni 25 aprile si vestiva a festa e diceva ai figli: “Il 25 aprile pensate voi alle bestie, perché per me è giorno di festa, il più importante dell’anno”.
“La libertà non è qualcosa di scontato, e ancora oggi lo vediamo attraverso quello che accade a livello internazionale, ai confini con l’Europa - aggiunge -. Pensando ai prossimi 80 anni e a quello che possiamo fare, come società, come padri, come insegnanti, genitori e cittadini, dobbiamo prenderci l’impegno di trasmettere valori ai nostri figli.”
“Non sono valori di parte - sottolinea Finco -. Questo è un Paese che troppo spesso cerca la polemica, Il 25 Aprile, il Giorno della Memoria, il Giorno del Ricordo: spesso, purtroppo, sono giornate in cui interviene lo scontro politico. Penso che il periodo dello scambio di accuse tra fascisti e comunisti sia ormai superato, totalitarismi che appartengono al passato e certe ideologie sono fuori luogo e fuori tempo.”
“Abbiamo la fortuna - ricorda il sindaco - di avere una società solida e dobbiamo fare di tutto per mantenerla tale, insegnando la storia alle future generazioni, non raccontando una storia di parte, ma raccontando i fatti accaduti.”
“Vi auguro - conclude Nicola Finco una buona Festa della Liberazione, buon 25 aprile e, da veneti, anche buon San Marco.”
Un intervento che alla sua conclusione suscita un applauso generale e un unico, solitario fischio dal fronte del pubblico.
Quella che il prof. Ferdinando Offelli legge al microfono di San Bonaventura è un’orazione ufficiale in crescendo, con un inizio dedicato alla storia prettamente bassanese della Liberazione e una seconda parte allargata verso più generali considerazioni e verso più ANPI orizzonti, riferiti alla realtà di oggi.
Il relatore strappa il primo applauso quando, parlando della figura di Tina Anselmi, ricorda tra le altre cose che “fu affidata a lei, riconosciuta la sua altezza morale, la presidenza della commissione d’inchiesta sulla P2, uno dei ricorrenti tentativi eversivi che nel dopoguerra hanno funestato la vita della nostra Repubblica”.
“È lo spirito che muoveva Tina Anselmi, che io definisco lo spirito resistenziale, che secondo me oggi, in tempi certamente meno truci, deve essere recuperato - aggiunge -. Perché la mia impressione è che si stanno lentamente ma sempre più logorando le basi ideali della nostra Costituzione, in cui è stato raccolto e organizzato in concrete istituzioni lo spirito resistenziale della libertà e della democrazia.”
Ma per il prof. Offelli è anche “uno spirito che veniva da lontano, da chi, come l’on. Giacomo Matteotti, nel 1924 ebbe il coraggio di denunciare apertamente i brogli elettorali che avevano portato i fascisti al potere e che in Parlamento dovette gridare il suo bisogno di giustizia e di libertà tra gli schiamazzi e le irrisioni dei parlamentari ormai totalmente asserviti al vociante fascismo mussoliniano”.
“Ecco perché - è un altro passaggio del suo discorso - io sono profondamente convinto che essere qui oggi, 25 aprile, non significhi solo a ricordare (…) ma deve servire anche a rinfocolare ed alimentare in ciascuno di noi quello spirito resistenziale che, senza più ricorrere alle armi, è basato su un bisogno di libertà e di democrazia che ha ben animato Bassano nei giorni terribili della lotta armata.”
“Vorrei ribadire con forza - incalza l’oratore ufficiale - che la Resistenza non è più solo quella che hanno fatto gli altri, quella che ci corre l’obbligo di ricordare e onorare il 25 aprile, ma la Resistenza è soprattutto quella che, senza armi e con gli strumenti della libertà e della democrazia, siamo chiamati a fare noi, oggi, continuando ad alimentare e rinvigorire con lo stesso spirito resistenziale la strenua difesa della nostra Costituzione, che può essere adeguata ai tempi di oggi ma mai destrutturata nelle sue fondamenta.”
Il prof. Ferdinando Offelli conclude citando il padre costituente Piero Calamandrei:
“Ora e sempre Resistenza!”.
E qui scatta una lunga e fragorosa Sitting and Standing Ovation da parte del pubblico, nel senso che l’oratore viene acclamato con grande trasporto e una parte delle persone sedute, per farlo, si alzano in piedi.
Dopo il saluto e gli onori al Gonfalone della Città di Bassano del Grappa, Medaglia d’Oro al Valor Militare per la guerra di Liberazione, arriva il rompete le righe.
La cerimonia è finita, andiamo in pace.
La prima celebrazione del 25 Aprile dell’amministrazione Finco, rimasta saldamente dentro i binari del politicamente corretto, giunge così al termine.
Si torna tutti a casa e per qualcuno tra i presenti, molto probabilmente, è una liberazione.
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