Ultimora
6 Jun 2026 13:25
Schillaci, 'sull'ebola non c'è nessuna preoccupazione'
5 Jun 2026 17:10
Spese elettorali, ex sindaco Venezia Brugnaro a giudizio
5 Jun 2026 13:05
Dalla cannabis estratte proteine di qualità prive di Thc
6 Jun 2026 12:44
Il viaggio del Papa in Spagna, Leone a Madrid
6 Jun 2026 12:48
Schillaci: 'Sulle case di comunità troveremo una quadra'
6 Jun 2026 11:41
MotoGp: Marc Marquez conquista la pole in Ungheria
6 Jun 2026 11:37
++ MotoGp: Marc Marquez conquista la pole in Ungheria ++
Esce il libro "Con i piedi per terra": l'intervista esclusiva di Bassanonet a Pieroad
Incontro sul Monte Grappa con il viandante Nicolò Guarrera
Pubblicato il 18 mag 2026
Visto 2.891 volte
Due ore di cammino costante, passo dopo passo, inerpicandosi verso Cima Grappa. Attorno a noi il paesaggio si svela carico di storia, raccontato e decifrato da Claudio Lando, amico ed esperto profondo di questi luoghi, mentre Nicolò Guarrera osserva in silenzio, calpestando per la prima volta nella sua vita questa cima simbolica. Un'ascesa che si trasforma nel cappello introduttivo ideale per chi non conosce ancora la sua avventura straordinaria, offrendo lo sfondo perfetto per questa intervista esclusiva concessa a Bassanonet, nata proprio a pochi giorni dal 19 maggio, data d'uscita del suo libro Con i piedi per terra (www.sonzognoeditori.it/libro/scheda-libro/4542774/con-i-piedi-per-terra).
Per chi volesse ascoltarlo dal vivo, il 27 maggio Nicolò sarà alle Distillerie Poli a Schiavon alle 18:00 per la presentazione ufficiale del volume, con prenotazione obbligatoria sulla piattaforma Eventbrite (pieroad_presentazione_libro_polidistillerie.eventbrite.it/).
Questi occhi, negli ultimi cinque anni, hanno accumulato un campionario di mondo quasi inimmaginabile
La sua storia sul palcoscenico mondiale inizia il 9 agosto 2020 a Malo, a pochi chilometri da noi, mossa da una domanda intima su cosa significhi davvero vivere una "vita bella", distinta dai lussi effimeri. Per rispondere, Nicolò ha unito la passione per il cammino, il desiderio di viaggiare e il sogno d'infanzia di scrivere un libro, decidendo di fare le cose in grande: il giro del mondo a piedi.
Per trasformare questa determinazione in realtà senza distruggersi le articolazioni, ha scelto come compagno di viaggio Ezio, un passeggino tecnico capace di ospitare tenda, vestiti, pannelli solari e scorte d'acqua. Prima di spingere Ezio sulla strada, ci sono stati due anni di studio e preparazione psicologica a Milano, accumulando risparmi e pianificando ogni imprevisto, persino i tempi di riabilitazione per un'eventuale gamba rotta. Eppure, l'unica variabile impossibile da calcolare è arrivata sotto forma di una pandemia globale proprio due settimane dopo le sue dimissioni dal lavoro. Senza perdersi d'animo, Nicolò ha atteso la fine del lockdown e nell'estate del 2020 ha chiuso la porta di casa. Il primo mese è stato accompagnato da un briciolo di timore e timidezza, tanto da spingerlo a raccontare che la sua meta fosse semplicemente Santiago di Compostela; solo dopo i primi duemila chilometri il suo progetto monumentale ha acquisito la piena credibilità agli occhi del mondo e di sé stesso. La famiglia e gli amici lo hanno sempre considerato un po' "matto", ma lo hanno sostenuto senza riserve: i genitori si sono preoccupati che avesse una assicurazione medica ed un tracker satellitare GPS, e il padre ha persino coinvolto i concittadini di Malo facendogli scrivere articoli periodici sul giornale comunale, creando un prezioso cassetto della memoria.
Il percorso si è sviluppato verso ovest, inseguendo idealmente il tramonto. Dalla Francia e dalla Spagna, Nicolò ha scelto di tentare la traversata dell'Atlantico facendo "barca-stop" alle Canarie, un'esperienza di un mese in barca a vela che si è rivelata la parte peggiore del viaggio. Raggiunta Panama e poi Quito in aereo a causa dei confini terrestri serrati per il Covid, è iniziato un immenso capitolo sudamericano lungo dodicimila chilometri tra Ecuador, Perù, Cile e Argentina, fino a Ushuaia, la fine del mondo. Proprio in Cile un enorme imprevisto burocratico legato al visto australiano lo ha costretto a fermarsi per un anno intero; una sosta che Nicolò ha accolto come l'opportunità perfetta per coltivare la lentezza evocata da Montale e che gli ha regalato una bellissima storia d'amore con una ragazza cilena, evitandogli inoltre i pericoli degli incendi nell'Outback australiano.
Quando è finalmente sbarcato in Australia, ha attraversato il deserto da Sydney a Darwin, sperimentando il vuoto assoluto, per poi immergersi nell'opposto estremo: l'India. Da Calcutta a Mumbai, la pianura gangetica lo ha travolto con il suo sovrappopolamento e le difficoltà di comunicazione in aree ad alto tasso di analfabetismo, dove persino i gesti quotidiani, come il segno per indicare il sonno su un letto, assumevano significati inediti. Respinto il visto per il Pakistan, ha ricalcolato la rotta risalendo la penisola araba dall'Oman, attraversando l'Iraq, l'Iran, l'Armenia, la Georgia e la Turchia, per poi rientrare in Europa attraverso i Balcani e varcare il confine italiano a Trieste il 31 agosto, riabbracciando Malo il 13 settembre 2025. Cinque anni, vissuti con un budget di circa dieci euro al giorno grazie al supporto di sponsor tecnici come Ferrino e alle donazioni spontanee ricevute in cambio di cartoline, che hanno trasformato Nicolò anche nel fisico, regalandogli ben due numeri di piede in più, passando dal 43 al 45.
Chiediamo a Nicolò se, col senno di poi, cambierebbe qualcosa del viaggio, al di là delle decisioni forzate. Ci risponde che farebbe tutto esattamente allo stesso modo, perché gli errori grandi gli hanno insegnato qualcosa di prezioso, mentre quelli piccoli erano talmente irrilevanti da non poter deviare il senso del cammino. Questa gestione del tempo emerge chiaramente quando affrontiamo il tema dell'isolamento e della disconnessione da internet. Il periodo più lungo senza rete è coinciso con i 33 giorni in mezzo all'Atlantico, un tempo in cui la scomparsa dei telefoni lo ha fatto sentire padrone assoluto delle proprie giornate, che sembravano dilatarsi a bordo della barca. Nei deserti, specialmente in quello australiano, i distacchi duravano una o due settimane, ma l'assenza di comunicazione non ha mai generato ansia; la solitudine diventava uno strumento propedeutico per guardarsi dentro, mentre il tracker satellitare GPS pensava a rassicurare la famiglia a casa.
Proprio mentre parliamo di questo isolamento e della solitudine come condizione per raccogliersi e rivolgersi dentro di sé, i nostri passi si fermano dinanzi alla tomba di Peter Pan sul Sacrario di Cima Grappa. Claudio ci interrompe e ci narra la commovente storia di questo giovane soldato, regalando un momento di profonda e solenne riflessione che si aggancia spontaneamente ai pensieri di Nicolò sul valore del camminare in mezzo a memorie così profonde.
Riprendendo il filo dei ricordi, la mancanza più forte che Nicolò avverte oggi non riguarda i luoghi, ma i dialoghi mattutini con Ezio. Ogni giorno iniziava con un briefing di dieci minuti sul passeggino, analizzando cosa fosse andato bene o male il giorno prima e pianificando i passi successivi; un'abitudine di radicamento che non è riuscito a preservare dopo il rientro. Durante il cammino, la vera nostalgia era legata alle persone, agli amici e alla famiglia, al desiderio di condividere una notte in tenda o un pasto di fronte a un panorama, un sentimento fattosi più pesante nella seconda metà del cammino. Relativamente al cibo, se il mito della cucina italiana è stato del tutto dimenticato dopo appena un anno di viaggio per non restare intrappolati nei ricordi, ora che è rientrato a casa a mancargli profondamente è proprio la frutta esotica dell'America Latina. I cinque anni di viaggio sono stati dominati dai silenzi; le urla sono state rarissime, appena un paio di episodi istintivi e liberatori. Nonostante le grandi distanze, Nicolò non è mai rimasto più di una manciata di giorni senza scorgere un'auto in lontananza o un volto umano, così come non ha mai avvertito il bisogno di accompagnare i passi ascoltando musica.
Ci sono stati però momenti talmente surreali da farlo sentire dentro il Truman Show, specialmente in India, una terra dove i confini tra realtà e immaginazione svaniscono tra elefanti dipinti di rosa, vacche e babbuini in un universo straripante di stimoli. In quel contesto anche il rapporto con Ezio ha vissuto momenti di tensione, come quando una camera d'aria si bucava nuovamente dopo un solo chilometro a causa di un minuscolo frammento di ferro sfuggito al controllo. Eppure, la costante più limpida del viaggio è stata l'ospitalità: Nicolò è stato accolto e ospitato in tutti i paesi, a considerazione che l'essere umano, se gliene si dà l'opportunità, è intrinsecamente gentile e capace di immedesimarsi nella fatica fisica altrui. Anche a tavola l'adattamento è stato totale e senza veri disgusti, sfruttando l'ironia della propria identità italiana per declinare le insistenze più bizzarre, fatta eccezione per l'Ayran, la bevanda mediorientale a base di yogurt salato che non è mai riuscito a tollerare.
Questa immersione nel mondo ha mantenuto Nicolò ancorato a una dimensione estremamente concreta, terra-terra. L'incontro con una moltitudine di fedi e religioni diverse, ciascuna convinta delle proprie verità assolute, lo ha paradossalmente allontanato dai sistemi ultraterreni, portandolo a concepire la spiritualità come qualcosa di slegato dai dogmi professati. Al suo ritorno nel 2025, dopo mezza decade di assenza, ha ritrovato un'Italia e un mondo attraversati da profondi stravolgimenti geopolitici e tecnologici: l'avvento dell'intelligenza artificiale, i cambi di governo, il ritorno di Trump, la fine del Covid e lo scoppio di drammatici conflitti in Ucraina e Palestina. Le persone, tuttavia, gli sono apparse fondamentalmente le stesse; persino l'isolamento dei giovanissimi sulle applicazioni digitali gli sembra più un'evoluzione nativa accelerata dalla pandemia che un effetto di quest'ultima. Durante il viaggio non si è mai concesso il lusso di guardare serie televisive e ha evitato i film per non mortificarli sullo schermo minuscolo di uno smartphone, accettando questa privazione.
Nella fotografia che accompagna l'articolo, Nicolò è ritratto in un momento di sosta: lo si vede assorto, immobile sulla cima, mentre osserva il profilo solenne del Sacrario Militare. C’è una strana e bellissima vertigine in quell’immagine. Quegli stessi occhi, negli ultimi cinque anni, hanno accumulato un campionario di mondo quasi inimmaginabile, registrando l'azzurro accecante del deserto di Atacama, la vastità vuota dell’Outback australiano, il caos cromatico dell’India e le gelate della Terra del Fuoco. Eppure, davanti alle pietre della nostra storia, quegli occhi non si limitano a vedere — un atto passivo, una semplice reazione biologica alla realtà — ma scelgono di guardare. Vi si legge una curiosità intatta e profonda, priva della stanchezza di chi ha già camminato per oltre 35.000 chilometri; vi si ritrova la stessa limpida attitudine che lo spinse a partire. È lo sguardo di chi, pur avendo attraversato i confini del pianeta, sa che c'è sempre qualcosa da scoprire se si conserva il cuore aperto alla meraviglia.
Quando sei tornato dopo 5 anni di lentezza c’è qualcosa che ti è sembrato stupidamente veloce?
Il ritmo delle cose in generale. Tipicamente la nostra prospettiva è quella di non perdere tempo, radicata nell'idea che bisogna costantemente investirlo. Una prospettiva che manca del tutto è il tempo per meditare, per fare la siesta; c’è meno tempo per pensare, fare analisi, lasciare spazio all’imprevisto e alle opportunità. Pensa che da qui al 20 dicembre ho già tutto il calendario organizzato. Voglio mettere profondamente in dubbio questo concetto nostrano del tempo: va bene correre ora, per un anno dopo il rientro... ma poi voglio fermarmi e rifletterci.
E se ci fosse una parola per definire il tuo viaggio?
Cammino.
Ora che il viaggio si è concluso, torna in mente il celebre aforisma dello scrittore cubano José Martí, secondo cui esiste un modo preciso per testimoniare di aver vissuto: piantare un albero, avere un figlio e scrivere un libro. Di fronte a questa suggestione, Nicolò risponde con la disarmante concretezza che lo ha guidato lungo i continenti: «L'albero l'ho piantato: è successo in Perù, nel deserto, un albero di "Moye", che cresce velocemente e serve a fare ombra. Il figlio, solo il tempo lo dirà. E il libro sta per uscire». Un volume ormai pronto al debutto, pubblicato da una casa editrice "nostrana" e profondamente legata al territorio, la veneziana Sonzogno del Gruppo Feltrinelli.
Nicolò la sua pagina l'ha scritta, un passo alla volta, dimostrando che c'è un intero universo da scoprire quando si sceglie di rallentare e vivere fuori dalla corsia di sorpasso.
Scopri di più su questi argomenti
New
Notizie flash sul tuo smartphone
Unisciti al nostro nuovo canale Telegram, ricevi una notifica ogni volta che pubblichiamo una notizia.
Più visti
Geopolitica
30 mag 2026
Sahara Occidentale, il Marocco utilizza la chiave del turismo per legittimare l’occupazione
Visto 13.806 volte
Attualità
30 mag 2026
Alpini, Tricolore in tutte le sedi per gli 80 anni della Repubblica
Visto 12.469 volte
Attualità
03 giu 2026
Addio ex Continental, verso il via libera definitivo: al posto del degrado uffici, case e un nuovo parco
Visto 10.662 volte
Attualità
02 giu 2026
San Bassiano: ripristinata la linea elettrica dopo il guasto
Visto 8.953 volte
Geopolitica
03 giu 2026
La Russia è il primo paese a riconoscere ufficialmente l’Afghanistan e firma un accordo tecnico-militare
Visto 8.047 volte
Green Economy
30 mag 2026
ETRA confermata “Leader della Sostenibilità” dal Sole 24 Ore per il secondo anno consecutivo
Visto 6.485 volte
Sociale
02 giu 2026
Una ricetta da oltre 78 mila euro: il grande cuore di ImprendiChef 2026
Visto 5.516 volte
Attualità
04 giu 2026
Bassano, rotatorie e aree verdi sponsorizzate dai privati: scatta il piano "Adotta un'aiuola"
Visto 4.924 volte
Attualità
05 giu 2026
Intimidazioni al giornalista Cappellari, don Patriciello a Bassano: «Contro la paura serve responsabilità quotidiana»
Visto 4.872 volte
Enogastronomia
03 giu 2026
Solo 3 in Italia, 54 nel mondo: i due PIN consacrano il CuCù di Bassano del Grappa
Visto 4.142 volte
Politica
26 mag 2026
Terremoto nella Lega a Nove: si dimette in blocco la storica sezione guidata da Zanon
Visto 15.440 volte
Lettere in Redazione
26 mag 2026
Tutti a cena dopo il Consiglio: lo scatto bipartisan riaccende il dibattito sull'astensionismo
Visto 15.018 volte
Politica
22 mag 2026
Alunni bendati a Marostica, continua lo scontro politico: la nota di Fratelli d'Italia
Visto 14.766 volte
Attualità
23 mag 2026
Escalation di furti e rapine: è allarme sicurezza nei supermercati
Visto 14.328 volte
Geopolitica
30 mag 2026
Sahara Occidentale, il Marocco utilizza la chiave del turismo per legittimare l’occupazione
Visto 13.806 volte
Geopolitica
22 mag 2026
ONU e Unione Africana esprimono preoccupazione per le tensioni in Etiopia
Visto 13.747 volte
Geopolitica
26 mag 2026
Xi Jimping presto in Corea del Nord: diplomazia, sicurezza e nuovi equilibri asiatici
Visto 13.701 volte
Attualità
20 mag 2026
Caso Marostica, la pedagogia oltre l’ideologia: «L’empatia si impara sul campo, non sui libri»
Visto 13.515 volte
Attualità
23 mag 2026
Scuola, oltre 1600 firme contro i blitz di Valditara a Marostica
Visto 13.505 volte
