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Dunque, esultiamo: l’Italia ha un nuovo sito Patrimonio dell’Umanità, il 60simo del Bel Paese incluso nella prestigiosa lista della “World Heritage” dell’Unesco.
È la Via Appia.
E meno male che due anni fa l’Ufficio Unesco del Ministero dei Beni Culturali, in merito al progetto di candidatura del Ponte di Bassano, aveva comunicato al Comune di Bassano del Grappa che il nostro Monumento Nazionale non può concorrere da solo alla possibilità di essere inserito nella “tentative list” italiana dei siti aspiranti alla candidatura alla lista mondiale dei Patrimoni dell’Umanità. E perché? Ve lo spiego dopo la foto.
Foto Alessandro Tich
Perché l’Italia ormai trabocca di siti inseriti nella “World Heritage” dell’agenzia Onu e per questo motivo per il nostro Paese non vengono prese più in considerazione le candidature singole: di un solo monumento, di un solo sito eccetera.
La notizia del riconoscimento della Via Appia è fresca di questo mese: la decisione è stata presa durante la 46sima sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale, tenutasi lo scorso 1 agosto a Nuova Delhi.
In realtà, sarebbe alquanto riduttivo considerare la Via Appia come un sito “singolo”.
Lunga oltre 800 chilometri, è la più antica e strategicamente significativa tra le strade consolari costruite dai Romani e include a sua volta una vasta gamma di strutture monumentali come archi trionfali, terme, basiliche, acquedotti, canali, ponti e fontane pubbliche.
È la riprova dell’attuale tendenza dell’Unesco a premiare prevalentemente dei siti che rappresentano degli importanti “complessi” di testimonianze storiche.
Basti pensare che tra i 24 nuovi inserimenti nella “World Heritage” ci sono anche, ad esempio, l’Asse Centrale di Pechino con tutti i suoi antichi palazzi e giardini imperiali; le Frontiere dell’Impero Romano in Dacia, Romania; i luoghi legati a Nelson Mandela in Sudafrica oppure il Parco storico di Phu Phra Bat in Thailandia con le pitture rupestri su 47 ripari rocciosi che documentano l’occupazione umana per oltre due millenni.
Non me ne vogliano i tanti sostenitori del pensiero mainstream bassanese, ma è evidente che di fronte alle sopracitate eredità della storia umana, tutte di “eccezionale valore universale” come dai requisiti richiesti dall’Unesco, il nostro Ponte di Bassano - da solo e in quanto tale - è ben poca cosa.
Eppure ha ancora le sue carte da giocare, non risultando da nessuna parte che la sua candidatura sia stata ritirata.
Che fine ha fatto, quindi, il tentativo di candidatura Unesco del manufatto ligneo palladiano, per quanto oggi, tra distruzioni e ricostruzioni e con tutti i suoi odierni inserimenti in acciaio inox, non corrisponda più al progetto del Palladio?
Questa sì che è una bella domanda.
L’argomento è stato totalmente assente nell’ultima campagna elettorale per le amministrative in città, segno della scarsa informazione (uso un eufemismo) della politica al riguardo ma anche dello scarso interesse (eufemismo bis) da parte dell’elettorato.
L’operazione Unesco è stata uno dei mantra dell’amministrazione Pavan che per il bene della causa ha anche promosso il gemellaggio del 2021 tra il Ponte di Bassano e il Ponte di Mostar che è Patrimonio dell’Umanità, sfociato poi nel gemellaggio ufficiale tra le due città siglato a Mostar lo scorso 24 maggio, due settimane prima del voto comunale bassanese.
Le ultime notizie concrete sulla questione si fermano tuttavia al 2022.
Risale al gennaio di quell’anno la comunicazione dell’Ufficio Unesco per l’Italia, riferita alla commissione consiliare Cultura dalla allora presidente Chiara Tessarollo, che la candidatura singola del Ponte di Bassano non può essere accettata.
E che l’unica tipologia di candidatura proponibile per l’Italia, e che abbia un’opportunità di speranza di essere accolta, è quella “seriale” e “transnazionale”: vale a dire una proposta che inserisca la candidatura condivisa di più monumenti o siti dello stesso tipo, ubicati in più Paesi e non solo in un’unica nazione.
Ed è del novembre 2022 la pubblicazione dello “Studio di fattibilità per la candidatura del Ponte di Bassano del Grappa a Patrimonio Unesco” a cura della Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura di Torino, presentato in un incontro nella sala Chilesotti del Museo Civico.
Da quel momento l’iter non ha registrato passi in avanti e nel sito della Fondazione Santagata, ricchissimo di notizie sulle iniziative dell’ente, non sono stati più pubblicati aggiornamenti al riguardo.
In sintesi e in sostanza, l’approfondito e articolato studio di fattibilità della Fondazione torinese ha condotto alla definizione di due scenari di candidatura perseguibili.
Per spiegarlo in parole semplici, da una parte è emersa l’ipotesi di un percorso che inserisca il Ponte di Bassano e altri manufatti suoi “cugini” in altri Paesi, analoghi per caratteristiche del materiale costruttivo, in una possibile richiesta di candidatura per gli antichi ponti coperti di legno d’Europa.
Dall’altra, si è ipotizzata una possibile “estensione” dei confini del sito Unesco delle Ville Palladiane di Vicenza al Ponte di Bassano, progettato originariamente da Palladio negli anni ’60 del ‘500.
Il problema del cosiddetto Ponte del Palladio, aggiungo io, è che non corrisponde più ai requisiti di “autenticità” e “integrità” dei siti da candidare richiesti dall’Unesco: a seguito dell’ultimo restauro, fuori è un manufatto di legno e dentro è un cyborg di acciaio.
Ma questa, egregi lettori, è ovviamente un’altra storia.
Infine, tu chiamale se vuoi coincidenze.
Il 6 febbraio 2022, ben nove mesi prima che Fondazione Santagata rendesse noto pubblicamente il suo dossier, il vostro umile cronista pubblicava su Bassanonet l’articolo “Guardia Svizzera”.
Eravamo freschi dalla notizia che l’unica candidatura possibile per il nostro Ponte fosse quella “seriale” e “transnazionale”.
E così - come mi capita ogni tanto quando al Tich gli salta il ticchio - mi sono inventato una “lettera aperta” immaginaria in prospettiva Unesco al Ponte di Lucerna, in Svizzera, antico ponte coperto di legno come quello di Bassano.
E in quella occasione, rivolgendomi idealmente al Ponte di Lucerna, dopo averne spiegato le motivazioni scrivevo testualmente così:
“Perché allora non pensare a un tentativo di candidatura “transnazionale” che riguardi il macro-tema degli antichi Ponti urbani di legno coperti d’Europa, mettendoti in relazione con il Ponte Vecchio di Bassano?”.
Senza saperlo, avevo anticipato il primo scenario di candidatura perseguibile tracciato dallo studio di fattibilità della Fondazione: quello dell’inserimento del Ponte di Bassano e di altri manufatti simili in una possibile richiesta di candidatura per gli antichi ponti coperti di legno d’Europa.
Ma immaginatevi la mia sorpresa quando, nello scorso novembre 2023, è uscita fuori quella che al momento è definitivamente l’ultima notizia sull’operazione Unesco a Bassano del Grappa.
E cioè una possibile “alleanza con la Svizzera” per la candidatura tematica dei ponti lignei coperti d’Europa.
È stato il suggerimento ricevuto dal Comune di Bassano in una nuova riunione con l’Ufficio Unesco del Ministero dei Beni Culturali, che ha confermato l’opportunità di proseguire con il percorso “transnazionale” sulla base degli esiti dello studio di fattibilità.
E il suggerimento ministeriale è stato quello di proporre una candidatura dei ponti coperti di legno condivisa sul piano europeo, il cui capofila non deve essere l’Italia, che già abbonda di Patrimoni dell’Umanità, ma un altro Paese e nella fattispecie la Svizzera, dove è già in atto uno studio per la candidatura di questo tipo di manufatti.
“Bassano - aveva dichiarato l’allora sindaco Elena Pavan in un’intervista televisiva rilasciata a Tva - sarebbe di supporto alla Svizzera qualora partisse questo progetto.”
Meraviglioso, pensando anche a quel mio articolo anticipatore sul ponte svizzero.
Parola di Canton Tichino.
Da allora sono passati nove mesi, sul fronte italo-elvetico non si è mossa ufficialmente foglia, da Fondazione Santagata non si registra alcuna novità, nel frattempo si è insediata la nuova amministrazione comunale che non si è ancora espressa sull’argomento e la Svizzera ci ha persino eliminato dal Campionato Europeo di Calcio.
Si sapeva già in partenza che sarebbe stato un percorso lungo, difficile e tortuoso.
Ma oggi come oggi l’iter del tentativo Unesco per il Ponte Vecchio di Bassano del Grappa detto anche Ponte degli Alpini appare quanto mai aspirante al Patrimonio della Nullità.
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