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Astra: Impossible
Alla presentazione pubblica delle tre ipotesi del documento di fattibilità per il Teatro comunale sottolineate le grandi criticità del recupero del Teatro Astra. Ma interviene anche l’arch. Roberto Xausa, a nome della proprietà dell’Astra
Pubblicato il 12 gen 2024
Visto 10.703 volte
Sala gremita in ogni ordine di posti, come a uno spettacolo della Stagione Teatrale di Bassano del Grappa, quella ospitata al Teatro parrocchiale Remondini.
E ci mancherebbe altro, visto l’argomento trattato.
Siamo infatti tutti qui riuniti per assistere a un evento di punta del cartellone di Opera Pavan Festival: la presentazione pubblica, nella sala Chilesotti del Museo Civico, delle tre ipotesi contenute nel Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali per la realizzazione di un Teatro Comunale a Bassano, il famoso DOCFAP.
Foto Alessandro Tich
L’argomento è già noto ai nostri lettori perché me ne sono già occupato il 13 dicembre, con la conferenza stampa sul tema di sindaco e vicesindaco, e nei giorni scorsi con l’articolo di annuncio dell’incontro pubblico di oggi.
Basterà ricordare in sintesi le tre alternative sul piatto dell’amministrazione comunale, studiate dalla società ViTre Srl di Thiene che ha elaborato il documento: A) acquisto e sistemazione del Teatro Astra, B) costruzione ex novo di un Teatro nell’area del parcheggio Le Piazze, C) costruzione ex novo di un Teatro nell’area del cantiere dell’ex Polo Museale Santa Chiara.
La novità di oggi è che le tre ipotesi di fattibilità vengono spiegate direttamente al pubblico, con possibilità di fare domande, dai referenti di ViTre Srl: l’architetto Gianluca Perottoni, che è anche l’amministratore delegato della società, e l’ingegner Matteo Munari. ViTre per tre opzioni: nomen omen.
“Tutti abbiamo vissuto e frequentato il Teatro Astra, fino al momento in cui è andato in pensione, se mi fate passare questa espressione - esordisce il sindaco Elena Pavan -. Questa amministrazione ha inteso muovere dei passi concreti per vedere come affrontare questa questione.”
Il sindaco ripercorre quindi i passaggi del percorso amministrativo sin qui svolto: l’elaborazione del quadro esigenziale del Teatro cittadino, affidato agli uffici di Operaestate, e il Documento di Fattibilità da cui, proprio sulla base del quadro esigenziale, sono emerse le tre soluzioni alternative.
“Questo incontro è stato fortemente voluto e ci sarà almeno un ulteriore incontro - continua il primo cittadino -. Vogliamo promuovere un confronto, un dialogo, una condivisione per ascoltare la città.”
Martedì prossimo l’argomento sarà inoltre all’ordine del giorno della riunione congiunta delle commissioni consiliari Territorio e Cultura.
Come noto, la voce “Teatro” è stata inserita nell’annualità 2026 del Piano Triennale delle Opere Pubbliche del Comune, per un quadro economico di 16 milioni di euro.
L’assessore e vicesindaco Andrea Zonta chiarisce e rimarca che il nuovo decreto legislativo 2023 in materia di Lavori Pubblici rende obbligatoria, per le opere superiori alla soglia europea di 5,3 milioni, l’elaborazione di un quadro esigenziale e successivamente di un DOCFAP ovvero di un “documento di partenza che serve per innescare la discussione”.
Solo dopo i passaggi in giunta e in consiglio comunale per quella che sarà la scelta definitiva si arriverà all’elaborazione del DIP (Documento di Indirizzo alla Progettazione) da cui poi scaturiranno il progetto di fattibilità tecnico-economica e infine il progetto esecutivo.
“La formalità - afferma Zonta - non è di secondaria importanza.”
Il tempo dell’esposizione dei due relatori di ViTre Srl è dedicato in maggior parte alla soluzione A sull’acquisto e recupero del Teatro Astra: non tanto per l’importanza storica dell’edificio, che è un dato di fatto, ma per le criticità che presenta in rapporto anche alle indicazioni del quadro esigenziale.
La prima difficoltà è costituita dal sistema antincendio, senza il quale non può essere redatta l’autorizzazione dei Vigili del Fuoco: per le vie di fuga l’immobile andrebbe ristrutturato completamente, con l’acquisizione di due spazi attigui, entrambi di proprietà privata.
Tra gli altri problemi: la capienza (non più di 650 posti, rispetto agli 800 richiesti dal quadro esigenziale), la larghezza minima del palcoscenico (12 metri, rispetto ai 18 metri indicati), l’altezza della torre scenica (10 metri e non 20 come suggerito nel primo documento comunale), la necessità di espropriare una parte di edificio adiacente per realizzare i camerini, l’esistenza del solo ingresso di viale dei Martiri per il carico e scarico dei camion delle attrezzature di scena.
Infine il costo stimato dell’intervento, già anticipato da sindaco e vicesindaco nella conferenza stampa del 13 dicembre: 21 milioni di euro, di cui 12 per la sola ristrutturazione.
In sintesi, i “contro” dell’operazione sono rappresentati dalle difficoltà nella cantierablità, nella realizzazione e nella gestione del Teatro stesso.
I “pro” riguardano invece la conservazione della memoria storica, il rispetto della storia e tradizione teatrale, il riutilizzo del patrimonio esistente.
Ma l’intervento complessivo dell’architetto e dell’ingegnere sull’ipotesi dell’acquisto e recupero del vecchio Teatro sembra propendere per la sceneggiatura del film Astra: Impossible.
Tutt’altra musica invece, per restare in tema di spettacoli, in merito alla soluzione B del Teatro da costruire ex novo nell’area del parcheggio Le Piazze.
Per gli autori del DOCFAP l’opzione “rispetta in toto le necessità di posti (800), vie di fuga, ampiezza del palcoscenico, altezza della torre scenica e area di carico e scarico, facilmente raggiungibile dai Tir”.
Viene ipotizzato un complesso facilmente cantierabile e suddiviso equamente nelle tre aree del foyer, della platea (con galleria) e del palco, nonché dotato di bar, del ridotto, di camerini (distribuiti su 5 piani ai due lati del palcoscenico, con ascensori) e di tutte le funzionalità.
Il grande foyer diventa un valore aggiunto della struttura: “Nei Teatri di oggi viene usato tutta la settimana per eventi di ogni tipo”.
La collocazione rende possibile anche l’orientamento del palco verso l’esterno per ospitare spettacoli all’aperto, con un pubblico ancora più numeroso.
La soluzione B è stata ulteriormente suddivisa nelle tre sotto-soluzioni B1, B2 e B3, come i flaconcini delle vitamine.
Riguardano l’ubicazione del Teatro all’interno dell’area dell’attuale parcheggio.
La B1 toglierebbe meno posti auto ma sacrificherebbe l’attuale area a verde del Park Le Piazze. La B2 e B3 eviterebbero il sacrificio delle alberature, ma toglierebbero comunque un terzo degli attuali posti auto a disposizione: e sono questi, di fatto, gli unici “contro” rilevati dal DOCFAP rispetto ai numerosi “pro”.
Il costo complessivo dell’intervento viene stimato il 16 milioni di euro.
Infine, la soluzione C all’interno di quella che oggi è l’area del cratere dell’ex Santa Chiara.
Il Documento inserisce nel fu Polo Museale un Teatro ex novo della identica tipologia e delle stesse dimensioni della ipotesi B.
Rispetto alle Piazze vi è la necessità di mantenere le mura storiche, la cantierizzazione è più impegnativa, vi sono minori spazi esterni e una limitazione degli accessi per il carico e scarico, localizzati nel solo viale delle Fosse.
Ma ad ogni modo il Teatro “ci sta”. Rispetto all’opzione B, il costo stimato aumenta a 18 milioni di euro per la necessità di intervenire non su una superficie lineare ma su un cantiere già scavato, da demolire preliminarmente e adeguare allo scopo.
Seguono alcune domande dalle file del pubblico su determinate questioni specifiche, dalle quali tuttavia emergono già le due opposte correnti del pensiero cittadino: da una parte il gruppo dei Modernisti, che vedono di buon occhio la costruzione di un Teatro contemporaneo e nuovo di zecca e, dall’altra, il gruppo degli Astrofili.
Ma chiede la parola anche l’architetto Roberto Xausa, consulente tecnico della proprietà dell’Astra Zetafilm Srl, che interviene a nome della proprietà stessa.
“Parliamo dell’Astra, la bestia nera”, inizia Xausa che chiarisce subito di non avere interessi progettuali sull’eventuale recupero dell’immobile: “Il mio incarico termina con la sistemazione del tetto.”
“Vi do la notizia che la Soprintendenza ci ha autorizzato a smontare tutto il tetto e rifarlo nuovo, è l’impegno che Zetafilm si è assunta - continua -. Quell’immobile ha un vincolo di uso culturale. Dal punto di vista etico la città di Bassano deve pensare che se si abbandonasse l’Astra, qualcosa di questo Astra bisognerà fare.”
Poi contesta i dati del DOCFAP sulla capienza: “Non si prevedono più di 650 posti. Il vecchio Astra aveva 784 posti. Se si vuole fare un Teatro nuovo con capienza maggiore, allora bisogna farlo di 1000 posti.”
“Sul ragionamento sull’Astra abbiamo fatto alcune ipotesi - prosegue Xausa -. Una volta rifatto il tetto, il grosso dell’intervento è lasciare l’Astra così com’è. Non vedo problemi di spazio di carico e scarico: col primo cantiere di sistemazione del tetto le auto passavano per viale dei Martiri regolarmente. Sarebbe sufficiente togliere 16 posti auto. Per le vie di fuga, un interrato con le uscite sotto l’ingresso.”
L’architetto riferisce anche di un computo metrico e cioè di una stima esatta del costo complessivo dell’operazione: 2 milioni e 87mila euro per i lavori, 2 milioni e 160mila per gli impianti, 1 milione e 200mila per tutte le voci accessorie, 1 milione e 400mila per gli arredi.
E conclude “L’ipotesi di spesa è di 12 milioni e 500mila euro, compreso l’onere di acquisto dell’immobile.”
“Incredibile!”, commenta sottovoce una gentile signora seduta accanto a me.
Astra: Impossible? Anche no.
Aneddoto conclusivo.
Tra gli interventi del pubblico, ripresi dagli appunti del mio bloc notes, è degna di nota la battuta del presidente di U.R.I.P.A. Roberto Volpe, dichiaratamente favorevole all’alternativa C, quella nell’area del ex Polo Museale:
“La soluzione dentro le mura è fantastica. Perché se no dovremo fare un’altra riunione per vedere cosa fare in quel posto lì.”
Risatine di approvazione in mezzo alla platea.
La prospettiva nota a tutti per il futuro del cantiere abbandonato del Santa Chiara è ancora in piedi, ma evidentemente a più di qualcuno non va a Genius.
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